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LAICI E ISLAMICI INSIEME NEI CORTEI ANTI-MUBARAK

Dai Fratelli Musulmani ai laici di Kifaya, il fronte dell'opposizione si compatta di Magdi Allam In Egitto si moltiplicano le manifestazioni contro le restrizioni alla libertà, i processi politici, le torture in carcere, la candidatura di fatto unica di Mubarak per le prossime elezioni. In piazza sia i laici che sostengono il candidato Ayman Nour, sia i Fratelli Musulmani, che a loro volta invitano liberali e progressisti. Al Cairo centinaia di manifestanti hanno protestato davanti al tribunale dove ieri si è inaugurato il processo contro Ayman Nour, il leader del piccolo partito di opposizione Al Ghad (Il domani), che intende sfidare il capo dello Stato Mubarak alle prossime elezioni presidenziali in programma il prossimo ottobre. Altre centinaia di manifestanti hanno inscenato, per la prima volta, una protesta davanti al ministero dell'Interno contro le torture praticate nelle carceri. E come se gli egiziani stessero conquistando, giorno dopo giorno, il diritto a manifestare sfidando il divieto prescritto dallo stato d'emergenza in vigore ininterrottamente dal 1981. A dispetto di migliaia di arresti, intimidazioni e una feroce campagna stampa contro un'opposizione bollata indiscriminatamente come asservita agli interessi dell'America. Basta leggere l'ultimo editoriale di Ragab al-Banna, direttore del settimanale governativo October, in cui parla di «popoli arabi travolti come mai dall'ira contro gli Stati Uniti a causa della sua politica della forza, del disprezzo e della provocazione nel mondo arabo». A suo avviso «il mondo è consapevole che le elezioni in Iraq sono state una farsa, il governo è stato scelto su una base etnicoconfessionale per accreditare la spartizione dell' Iraq». Sul piano interno «l' opposizione egiziana vuole soltanto distruggere, molti di loro sono affetti dalla mania di ripetere le idee occidentali che sono diventate una moda, come i diritti umani, i diritti delle donne, la società civile e la riforma politica». Che il clima sia surriscaldato emerge bene dalle parole scandite da Nour nell'aula del tribunale prima che il giudice Abdel Salam Gomaa, lo stesso che nel 2001 condannò a sette anni di carcere il sociologo e militante per i diritti umani Saad Eddin Ibrahim, con l'accusa di aver ottenuto e utilizzato dei fondi dell'Unione Europea per diffamare le istituzioni e fomentare il conflitto confessionale in Egitto. Su questo tema il settimanale di proprietà saudita Al Majalla ha dedicato il servizio di apertura con il titolo «La trappola dei finanziamenti stranieri, gli aiuti in cambio delle informazioni, denaro sporco che minaccia la sicurezza nazionale». Tra le foto pubblicate per illustrare il servizio troneggia quella che ritrae Ibrahim con Emma Bonino. Ebbene ieri Nour, rivolto 21 giudice, ha tuonato. «Questa è una prigione, non un tribunale» riferendosi alla presenza di migliaia dì agenti dì sicurezza che impedivano ai suoi avvocati di raggiungere l'aula, «questo è un processo politico, ma io continuerò da questa gabbia a battermi contro l'elezione di Mubarak». E con una sortita discutibile, lui che è un laico liberale, ha ammonito: «Il modello di Mahmoud Ahmedinejad in Iran potrebbe ripetersi in Egitto dall'interno di questa gabbia», evocando un possibile colpo di scena che nel caso iraniano ha in realtà consolidato un regime teocratico assolutista. Nour si è dichiarato innocente dell'accusa di aver falsificato oltre 1.500 firme necessarie per ottenere l'autorizzazione alla costituzione del suo partito, che gli è già costata due mesi di carcerazione preventiva. In caso di condanna non potrà partecipare alle elezioni presidenziali. Per la verità nessuno in Egitto immagina realisticamente che Nour o un altro leader dell'opposizione siano in grado di scalzare Mubarak alle prossime elezioni. L'obiettivo nel breve termine è invece quello di creare il terreno giuridico e politico che consenta l'alternanza al potere quando Mubarak, oggi settantaseitenne, lascerà comunque la scena. In quest'ambito i più intraprendenti sono i Fratelli Musulmani, l'organizzazione integralista fuorilegge ma di fatto tollerata. Per oggi hanno promosso un incontro, a cui hanno invitato la sinistra del Raggruppamento progressista, i liberali del Partito Wafd e il movimento «Kifaya» (Basta! ), espressione di forze composite della società civile, per discutere la nascita di una «Alleanza nazionale per la riforma e il cambiamento». In realtà si tratta di sigle divise tra loro sul piano dei contenuti politici, uniti soltanto dall'opportunità di confrontarsi congiuntamente con un regime autocratico che mal sopporta la prospettiva di un'autentica democratizzazione. Il risultato è l'esplosione di una schizofrenia politica. Mubarak ha accolto a braccia aperte il segretario di Stato Condoleezza Rice, le ha consentito a malincuore di incontrare alcuni esponenti dell'opposizione, ma poi ha scatenato una campagna stampa denigratoria nei confronti sia dell'America sia degli oppositori. Il processo che porta alla democrazia in Egitto non ha ancora varcato il Rubicone. Ma certamente tutti sanno, a partire da Mubarak, che indietro non si torna.





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