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PROTEZIONE TOTALE

La ricostruzione in Sri Lanka è solo uno dei moltissimi interventi del dipartimento, più attivo che mai. Ma dice Bertolaso: «Collaboriamo con tutti, non siamo solisti». di Alberto Chiara Talvolta le immagini sono più eloquenti di un groviglio di parole. Ne basta una per decodificare concetti complessi, rendendoli immediatamente comprensibili. Il gesto di Vincenzo Spaziante, vicecapo del dipartimento della Protezione civile, ritratto nell’atto di cementare la prima pietra di alcuni nuovi padiglioni dell’ospedale di Matara, in Sri Lanka, a più di 7.600 chilometri di distanza dall’Italia, svela la nuova natura di chi, noi tutti, è abituato a pensare la Protezione civile impegnata solo nei momenti (spesso tragici) dell’emergenza. E non in quelli, più distesi e gravidi di futuro, della ricostruzione. È accaduto, invece, che dal 2001 a oggi, la Protezione civile nazionale abbia cambiato pelle. Mantenuti, ovviamente, i compiti originari, ne ha assunti altri. Tanti altri. Si rimbocca le maniche preparando grandi appuntamenti internazionali (come il vertice Nato a Pratica di Mare o la firma della Costituzione europea all’Eur), organizza l’accoglienza di milioni di fedeli desiderosi di salutare per l’ultima volta Giovanni Paolo II, vigila sul corretto svolgimento di un Congresso eucaristico (è successo a Bari, neppure due mesi fa). Concorre a ricostruire un Paese – lo Sri Lanka – gestendo i soldi donati dagli italiani (46.476.752, 66 euro). Qualcuno, con tono non sempre scherzoso, comincia a parlare di "Protezione totale". È così? Guido Bertolaso, capo del dipartimento, e il suo vice, Vincenzo Spaziante, accettano di discuterne con Famiglia Cristiana. «Un filo logico coerente lega attività diverse», esordisce Bertolaso. «Lo esplicita in buon italiano la legge 401, del 9 novembre 2001. Noi agiamo su delega del presidente del Consiglio dei ministri per tutelare l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente aggrediti o minacciati da calamità naturali, da catastrofi o da altri grandi eventi, che determinino situazioni di grave rischio». Ma con la missione in Sri Lanka vi siete trasformati in soggetti attivi nel campo umanitario, della cooperazione... «Primo: nei giorni immediatamente successivi allo tsunami, sul divano dov’è seduto lei c’erano i rappresentanti di Telecom, Tim, Vodafone, Wind, "3", della Rai, del Corriere della Sera e del Tg5», interviene Bertolaso. «Sono loro che hanno lanciato la sottoscrizione tra i cittadini, a patto che la somma fosse gestita dalla Protezione civile. Insomma, sono stati gli italiani ad affidarci questo compito e non viceversa. Si pensava di raccogliere 5-10 milioni di euro. Ne sono arrivati complessivamente 46,5. Un segno di fiducia, non trova?». Anche fuori dai nostri confini «Secondo: agiamo in pieno accordo con la Farnesina», prosegue Bertolaso. «E non solo perché così prevede il decreto legge 90 del 31 maggio 2005. C’è autentica sinergia. Terzo: siamo già intervenuti all’estero, a Bam, in Iran, e a Beslan, nell’Ossezia del Nord. Ci riserviamo il diritto-dovere di attivarci in caso di emergenza anche fuori dai confini nazionali. Quarto e ultimo: con il nostro impegno in Sri Lanka, non stiamo affatto dicendo che da oggi in poi sarà la Protezione civile a lavorare in via esclusiva nel Terzo mondo. Questo episodio è importante, ma unico. Non vogliamo invadere campi altrui. Spetta ad altri determinare la politica estera dell’Italia. Noi, semmai, desideriamo sperimentare sul campo modalità innovative che sappiano coniugare in maniera efficace pubblico, privato e volontari». A proposito, dove avete depositato le offerte? «Presso l’Unicredit, a un tasso netto del 2 per cento», risponde Spaziante. Che precisa: «Il totale delle offerte è al netto di qualsiasi onere. Sulla cifra complessiva non incidono né l’Iva, né le commissioni bancarie, né le spese indispensabili a far funzionare la nostra missione in Sri Lanka». A quanto ammontano, queste ultime? «Sono contenute», replica Spaziante. «Guardi qua», aggiunge, mostrando un documento. «Preferisco far parlare la Commissione chiamata a controllare dal punto di vista contabile e legale "l’operazione Sri Lanka". Se si legge il secondo rapporto (è pubblico, lo si può facilmente trovare in Internet) si apprende che, al 12 aprile 2005, la nostra missione nel Sudest asiatico aveva speso 156.724,82 euro per vitto, alloggio, viaggi, auto, interpreti. Ci tengo a sottolineare che queste spese sono a carico del dipartimento della Protezione civile. Le offerte servono esclusivamente a finanziare i progetti di ricostruzione. Stop». Cresce la voglia di impegnarsi E nel frattempo continuate a occuparvi di molte altre vicende: emergenza caldo, incendi, l’America’s Cup che farà tappa a Trapani, in Sicilia, tra il 29 settembre e il 9 ottobre prossimi... «Alt», interviene Bertolaso. «A Trapani, noi non tracciamo il percorso di gara, non buttiamo in mare le boe. Su indicazione del Governo, che ha definito quello di Trapani un "grande evento", dallo scorso settembre ci occupiamo del porto, promuovendo il rifacimento o il completamento dei moli, delle dighe foranee, dei dragaggi, delle fognature. Grazie all’entrata in campo della Protezione civile è stato possibile affidare incarichi specifici, tramite la Prefettura, velocizzando le procedure e realizzando celermente opere che attendevano da decenni di essere fatte». «Senza con questo eludere o violare le leggi», aggiunge Spaziante: «Si procede nel rigoroso rispetto della normativa europea in materia di appalti». Incalza Bertolaso: «Vale per il porto di Trapani come per il passante di Mestre, di cui pure ci occupiamo, o per l’emergenza rifiuti in Campania». Siamo daccapo, alla "Protezione totale"... «Gli italiani hanno imparato a conoscerci. E ad apprezzarci», concordano Bertolaso e Spaziante. «Una cosa rivendichiamo con orgoglio. Cresce la voglia d’impegnarsi nel campo della Protezione civile. E chi lo fa è sempre più competente. Ma così cresce anche l’etica della responsabilità. Cresce il sistema-Paese. Per il resto, lo ripetiamo: non interveniamo a gamba tesa su nessuno. Collaboriamo con tutti. Non siamo solisti». UNA NUOVA SCUOLA PER W. TILINA Fatica a sorridere, W. Tilina Supun. Ha otto anni e frequenta la terza elementare. Lo tsunami gli ha ucciso la mamma. Ora vive in un’abitazione provvisoria con il papà, il fratello e le due sorelle. L’onda assassina gli aveva portato via anche la scuola, a Tothagamuwa, tra Colombo e Galle. La Protezione civile italiana sta lavorando alacremente per tirar su un complesso scolastico nuovo di zecca. «Questo è uno dei 42 progetti finanziati con gli oltre 46 milioni di euro raccolti dalle diverse sottoscrizioni in favore delle popolazioni colpite dal maremoto», spiega Agostino Miozzo, direttore dell’Ufficio relazioni internazionali del dipartimento della Protezione civile, nonché responsabile della missione in Sri Lanka: «Gli interventi spaziano dal settore educativo a quello sanitario, passando attraverso la ricostruzione di interi villaggi». Giorni fa, una delegazione ufficiale ha verificato lo stato di avanzamento dei lavori. Ne facevano parte, fra gli altri, Emma Bonino e Andrea Monorchio, due dei cinque membri del Comitato dei garanti (gli altri sono Andreotti, Napolitano e Amato), nonché i rappresentanti di Telecom, Tim, Vodafone, Wind e "3", accompagnati da cinque cittadini sorteggiati in rappresentanza dei milioni di italiani che con gli sms hanno testimoniato la propria concreta solidarietà.





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