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"PATTO CON I PREDICATORI ILLUMINATI PER SALVARE I GIOVANI DI OSAMA"

Saad Eddin Ibrahim, sociologo, militante per i diritti umani, ha ritirato la candidatura per le presidenziali in Egitto di Antonia Jacchia "Studiosi occidentali e societa civile dovrebbero stringere le mani a pensatori aperti e illuminati del mondo islamico, come quelli riuniti qui a Venezia, e lavorare insieme per salvare i giovani musulmani dalle idee romanzate di Bin Laden». Saad Eddin Ibrahim, il sociologo militante per i diritti umani che alcuni giorni fa ha ritirato la sua candidatura per protesta contro la «farsa« delle elezioni presidenziali in Egitto (a settembre), è uno dei tanti rappresentanti (oltre 80) dei Paesi del Medio Oriente allargato accorsi al seminario su "Pluralismo politico e processi elettorali nei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa", organizzato da Non c'e pace senza giustizia, al Lido di Venezia. "Una due giorni per preparare l'appuntamento dei primi di ottobre a Rabat spiega Emma Bonino - anima e fondatrice di Non c'e pace senza giustizia - per poi arrivare al vertice del Forum of the future, la struttura di concertazione creata dall'ultimo G8, che si terra l'11 novembre a Babrein". Saad Eddin Ibrahim, ieri il sindaco di Londra, Ken Livingstone, ha riconosciuto le colpe dell'Occidente che stanno dietro gli attacchi terroristici e le bombe nella capitale inglese, ma quali sono le responsabilità dei Paesi arabi moderati? "E' difficile stabilire meccanismi diretti di causa-effetto nella comprensione del terrorismo, un problema delicato che esiste da 30 anni con caratteristiche completamente diverse da quelle attuali. Certo il sostegno dei governi occidentali alla famiglia reale in Arabia Saudita o a Bin Laden durante l'invasione dell'ex Urss in Afghanistan, ha funzionato da boomerang. Gli errori dei Paesi arabi moderati? Di aver marginalizzato il fanatismo, di averlo usato come una tattica per evitare riforme politiche e democratiche". Un esempio? "Il presidente Hosni Mubarak ha fatto leva sulla paura che gli integraisti potessero prendere il potere per rifiutare ogni genere di riforma democratica e così non ha fatto altro che perpetuare l'estremismo e continua a fare lo stesso da 24 anni". La politica di Tony Blair ha in un certo senso chiuso un occhio nei confronti dei predicatori integralisti pensando che gli attentatori non avrebbero mai agito in casa loro. "Quello che posso dire e che gli inglesi hanno permesso ad alcuni integralisti che hanno abusato dell'ospitalità ricevuta di predicare l'odio e la violenza. Una politica che va rivista. Le leggi contro il terrorismo sono necessarie, gli estremisti vanno tenuti sotto stretto controllo e chi esorta alla guerra contro l'Occidente e i suoi simboli deve essere rimandato a casa. Questo può funzionare come deterrente". I terroristi-kamikaze degli attentati del 7 luglio erano nati e cresciuti nel Regno Unito: hanno agito da soli o perché collegati ad Al Qaeda? "Una combinazione di entrambi gli aspetti. Anche se cresciuti ed educati nel Regno Unito si sentivano fuori posto, in cerca di un significato. Tre di loro sono tornati a cercare le proprie radici nel Paese di origine dei genitori. Una volta in Pakistan almeno uno ha varcato il confine con l'Afghanistan, sicuramente si sono collegati con i predicatori estremisti che li hanno convinti a esprimere le proprie frustrazioni uccidendo se stessi e gli altri". Il suo consiglio? "Ci sono 15-20 milioni di cittadini musulmani in Occidente. Almeno la metà ha meno di 30 anni. Magari a scuola viene deriso per il colore della pella o la lingua. E questo crea ferite profonde. Io consiglio Europa e America di tenere in considerazione i disagi di questi giovani, di coinvolgerli affinche possano esprimere i propri sentimenti. Non si tratta di indulgenza, ma di impegno e di responsabilità condivise. Bisogna considerarli una parte della soluzione. Altrimenti diventano una parte del problema".





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