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MA GLI ARABI GRIDANO AL COMPLOTTO "SONO STATI GLI ISRAELIANI"

di Monica Ricci Sargentini Venezia - Lo dice la gente per le strade. Lo fa capire, tra le righe, il ministero dell'Interno egiziano. Lo gridano il neo riconosciuto Partito dei giovani d'Egitto e l'illegale Movimento dei fratelli musulmani. "Dietro l'attentato a Sharm EI-Sheikh c'è la lunga mano d'Israele". E' la teoria del complotto prende piede, passa di bocca in bocca, si diffonde sui siti Internet. Come fu per l'11 settembre, come è stato per Taba e per il 7 luglio. "Le autobombe avevano targhe sostitutive della dogana — e la cronaca di ieri da Sharm del corrispondente di Al Jazira —. Quindi si tratta di auto straniere, che avevano passato la frontiera. Lo rivelano fonti della sicurezza egiziana". L'ex ministro egiziano Abdallah Al-Asha'al insinua il dubbio: "Quest'attentato colpendo il nostro turismo e il nostro ruolo di negoziatori nel conflitto mediorientale potrebbe essere utile a Israele". E un comunicato del ministero dell'Interno afferma senza mezzi termini: "Dietro gli esecutori ci sono mani straniere". Ossia servizi segreti di altri Paesi. Perché non ci sono turisti israeliani tra le vittime? Come mai sono stati uccisi soprattutto degli egiziani? Forse così Sharon potrà far saltare il piano di ritiro da Gaza. Queste e altre ipotesi fantascientifiche sul sito Internet di un gruppo politico giovanile, appena riconosciuto dal governo del Cairo, il Partito dei giovani d'Egitto. Uno dei suoi leader, Hussein Rashed, accusa il Mossad: "Questa è un'operazione dei servizi segreti israeliani per spaventare gli egiziani". Nel dibattito interviene anche il movimento dei Fratelli Musulmani, prima forza d'opposizione in Egitto messa la bando dai tempi di Nasser: "Tali atti criminali - si legge in un comunicato - portano acqua al progetto del mulino sionista e americano". Ma l'Egitto moderato, la cosiddetta società civile che chiede riforme, libertà e democrazia, alla teoria del complotto non crede nemmeno un pò. Alcuni di loro, riuniti a Venenzia Lido per un convegno su "Pluralismo politico e processi elettorali nel Medio Oriente e nel Nord Africa", organizzato da Non c'è Pace Senza Giustizia, hanno subito approvato un documento di condanna netta del terrorismo. "E' la solita storia - si fa una risata Mohammed Farid Hassanein, ex deputato e prossimo candidato alle elezioni presidenziali -. Ogni volta si dà la colpa all'esterno. All'America, a Israele. Non vogliamo riconoscere che abbiamo un problema con l'estremismo, che i nostri giovani crescono senza riuscire a intravedere un futuro. La gente è arrabbiata, soffre, ha fame. Per questo ricorre alla violenza. L'Egitto deve uscire dalla dittatura". E' d'accordo anche Saad Eddin Ibrahim, professore di sociologia politica all'Università americana del Cairo: "La gente cerca un capro espiatorio, fa parte della nostra cultura politica. Ma il governo e i media controllati dallo Stato danno spazio a queste fandonie. E' un modo per distrarre l'attenzione dai fallimenti del regime". La verità, secondo Ibrahim, è che siamo davanti alla terza generazione di militanti islamici. Gente che si sente escluda dal processo politico. A indottrinarli ci pensano le generazioni più vecchie di militanti. "Per loro - spiega Ibrahim - Zarkawi è molto più affascinante di Mubarak. No, qui non c'entra Israele". "Mi sembra più probabile che siano stati i palestinesi, piuttosto che gli israeliani". E' la provocazione di Hisham Kassem, direttore del quotidiano indipendente Al Masri Al Youm.





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