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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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UN FAGOTTINO DI ENERGIA

Non lascia nulla a metà. L'immagine di Emma Bonino è quella in cui si rimbocca le maniche per portare a termine il lavoro senza tanti fronzoli. Non è facile trovare un altro parlamentare che possa essere descritto meglio di lei come un "fagotto di energia". Di fronte a situazioni disperate, questa instancabile donna bionda con grandi occhiali non si dà per vinta. Non si astiene dal chiamare apertamente le cose col loro nome e ciò vale anche per la sua presente e difficile missione da capo della delegazione UE per osservare le elezioni parlamentari i Afganistan. Non si stanca di aiutare a creare la via della stabilizzazione politica e della democratizzazione in quel paese. Le elezioni, ha detto la Bonino all'inizio del suo soggiorno a Kabul a fine luglio, rappresentano un passo fondamentale verso il rafforzamento dello stato di diritto e della ricostruzione di una società pluralista in Afganistan. Già negli anni 70, la Bonino, che è nata nel 1948 in Piemonte, nell'Italia nord-occidentale, ha guidato un movimento che lottava per l'abolizione di una legge antiabortiva. Da allora, assieme a Marco Pannella, ha formato a una coppia molto forte che ha capeggiato il Partito Radicale Italiano. Nessuno dei due è affezionato a particolari modelli ideologici; altrimenti non avrebbero aiutato Silvio Berlusconi a raggiungere il potere nel 1994 grazie ai loro voti. Sette anni dopo, comunque, in una protesta contro il potere mediatico di Berlusconi, la Bonino ha fatto uno sciopero della fame di alcune settimane - senza smettere tuttavia di fumare le sue 20-30 sigarette giornaliere. E' stata candidata a numerosi incarichi - da Presidente della Repubblica, ad Alto Commissario Onu per i Rifugiati. Ad impedirle di essere nominata non sono stati soltanto gli altri; lei stessa lo ha impedito perché non è sua abitudine pensare nell'ambito del consenso politico. In Germania, la Bonino si potrebbe situare fra i Verdi e i Liberali. E' contro l'energia nucleare, ma a favore della ricerca sugli embrioni. Non è facile collocarla politicamente tra il 1995 e 1999, durante il mandato di quasi cinque anni da Commissaria Europea alla Pesca e alla Protezione dei Consumatori, nonché responsabile dell'Ufficio per l'Assistenza Umanitaria (ECHO). E' restata fuori (e lo è ancora) dalla tradizionale lotta gerarchica tra ex commissari. Si è invece concentrata nei campi di sua competenza, tra i quali le conseguenze della BSE che è apparsa per la prima volta in Gran Bretagna proprio durante il suo mandato. Si è concentrata soprattutto sui drammi umanitari internazionali: Africa Centrale, i Balcani, l'Asia Minore e l'Afganistan. Quando, nel settembre 1997, si è recata in visita ufficiale a Kabul, i Talebani la arrestarono per alcune ore. Lei non ha perso la testa per un solo attimo. E oggi, otto anni dopo, è esattamente la stessa, a capo della delegazione di osservatori dell'UE. E' ancora l'opposto di una leader silenziata.





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