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EUROPARLAMENTO, LE CONDIZIONI PER L'INGRESSO DELLA TURCHIA

Per protesta l'inviato di Erdogan potrebbe disertare la prima sessione dei negoziati di Franco Papitto Strasburgo - A denti stretti e quasi con reticenza l'Europarlamento ha dato ieri il suo via libera all'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Ue. Tanto a denti stretti da irritare il governo di Ankara che lunedì prossimo potrebbe trattenere a casa il suo ministro degli Esteri. E un'ipotesi estrema perché lunedì a Lussemburgo i capi della diplomazia europea dovrebbero formalmente avviare le trattative con il loro collega turco. Ma l'ipotesi della diserzione delle cerimonie lussemburghesi veniva accreditata ad Ankara dal portavoce del ministero degli Esteri, Namiklan. A quattro giorni dall'importante appuntamento nel Granducato, modalità e obiettivi del negoziato apparivano ieri ancora confusi. L'Austria insiste affinché il testo che i 25 firmeranno a Lussemburgo insieme alla Turchia citi espressamente possibili alternative all'adesione. Per Namik Tan, portavoce del ministro degli Esteri Abdullah GuI, la "sola opzione" che Ankara può esaminare è "l'adesione a pieno titolo", pur rendendosi conto che "i negoziati saranno lunghi e pieni di insidie". A Strasburgo il ministro britannico degli Affari europei, Douglas Alexander, assicurava che la presidenza di turno britannica "sta lavorando duramente per risolvere i problemi residui". Oggi si riuniranno a Bruxelles gli ambasciatori dei paesi membri per tentare di superare le ultime difficoltà. Nel testo approvato a Strasburgo con 356 voti a favore, 181 contrari e 125 astensioni, il Parlamento precisa che l'avvio dei negoziati è l'inizio "di un processo di lunga durata" che "per sua natura è aperto e non si traduce a priori e ipso facto nell'adesione". Qualche riga più avanti si ribadisce: "L'obiettivo dei negoziati è l'adesione della Turchia all'Unione europea" ma "la realizzazione di questo ambizioso obiettivo dipende dagli sforzi di entrambe le parti; l'adesione non è, pertanto, la conseguenza automatica dell'avvio dei negoziati". La risoluzione "rivolge un appello alla Turchia affinché riconosca il genocidio degli armeni" e ritiene "tale atto come una condizione preliminare all'adesione all'Unione". Si auspica poi in tempi brevi il riconoscimento di Cipro e si minaccia la sospensione dei negoziati "in caso di grave e continua violazione dei principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo, delle libertà fondamentali, dei diritti delle minoranze e dello stato di diritto". I parlamentari hanno rinviato l'approvazione del protocollo che estende ai dieci nuovi Stati membri la libertà di commerci in vigore fra Ankara e la vecchia Unione che contava quindici paesi. In genere hanno votato a favore dell'adesione della Turchia, anche se condizionata, le sinistre e i liberali; le destre hanno votato contro; i verdi si sono astenuti. Ma non sono mancate le differenziazioni, soprattutto a destra con i popolari spaccati a metà. Allo sbando i partiti della maggioranza di governo italiana: hanno votato contro l'Udc e la Lega, a favore Forza Italia; si sono astenuti i parlamentari di An. Emma Bonino ha giudicato "molto dure" le condizioni poste dall'Europarlamento mentre il verde Daniel Cohn Bendit ha accusato "certi oppositori" dell'ingresso della Turchia nell'Ue di farsi "trascinare da un'ondata razzista". Nicola Zingaretti, capogruppo ds, ha definito la Turchia un paese "in movimento" e "spinto verso importanti riforme proprio dal rapporto con l'Ue".





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