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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


L'ONU DENUNCIA: APARTHEID SESSUALE

Emma Bonino: "Molti abusi nei Paesi ricchi, ma ci sono progressi di Costantino Muscau Una donna su tre nel mondo ha subito violenze fisiche, psicologiche o sessuali, ad opera degli uomini. E' uno dei dati che autorizza a parlare di «apartheid femminile» e che è contenuto nel rapporto-denuncia presentato ieri dall'Unfpa, il Fondo Onu per la popolazione. E' il nodo che rischia di bloccare il raggiungimento di tutti gli altri obiettivi fissati dalle Nazioni Unite nel 2015: dimezzare l'estrema povertà, raggiungere l'educazione elementare universale, contenere la diffusione dell'Aids. «Non possiamo affrontare questi problemi — ha detto il direttore dell'Unfpa Thoraya Ahmed Obaid — finché non fermiamo la violenza contro le donne. E finché le donne non godranno appieno dei loro diritti sociali, culturali, economici e politici». Maggiore uguaglianza tra i sessi, calcola il rapporto, salverebbe nel prossimo decennio 2 milioni di donne e 30 milioni di bambini. «In Kuwait le donne eleggeranno i deputati nel 2007; l'Arabia Saudita ora ammette che il voto femminile non è più un tabù voluto dalla religione, e che è stato rinviato per motivi tecnici; a Kandahar (già roccaforte talebana) le candidate al parlamento hanno incontrato a volto scoperto i giornalisti maschi; a Herat una candidata fa l'estetista; le denunce delle mutilazioni femminili, dei matrimoni obbligati sono diventate pubbliche.. No, non è vero che tutto va male nel pianeta donna. Ci sono elementi di avanzamento, lentissimi, faticosissimi, spesso pagati col sangue, ma ci sono». L'eurodeputata radicale Emma Bonino, da decenni protagonista di battaglie storiche sulla questione femminile e ora capo della missione di osservazione elettorale dell'Ue in Afghanistan, non vede tutto nero nel rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2005 diffuso ieri dall'agenzia Onu. «Mi sono profondamente emozionata - continua la Bonino, da Bruxelles dove sta preparando proprio una pre-relazione sull'andamento del voto in Afghanistan - nel vedere centinaia di ragazzine sciamare all'uscita dalle scuole afghane... Una scena inimmaginabile nel 1997 quando venni arrestata dal Talebani. Certo resta l'emarginazione complessiva, il dominio sulla popolazione femminile: basti pensare al protagonista del romanzo 'Il libraio di Kabul: un uomo illuminato, colto, che considera le donne della sua famiglia come serve, un padre padrone per cui è scontato che la donna sia inferiore. Ma forse che in Occidente il potere maschile e maschilista vuole mollare la presa?». L'ex commissaria europea si riferisce al fatto che un quarto dei casi di abusi sessuali si verifichi in nazioni sviluppate, come Australia, Canada, Israele, Usa. «Per non parlare della Spagna aggiunge dove la crudeltà domestica ha acquistato una tale rilevanza pubblica che, unico Paese in Europa, ha aperto rifugi per donne maltrattate e varato una legge contro la violenza di genere». Ma Emma Bonino punta il dito accusatore anche sull'egoismo delle donne occidentali da una parte, e sulla discriminazione (soprattutto politica), dall'altra. «Da noi, o per individualismo o per indifferenza, ci si occupa sempre meno delle nostre sorelle più sfortunate in quanto a diritti, che spesso vivono a poche ore d'aereo. Eppure queste nostre sorelle, 2-3 generazioni indietro rispetto a noi, hanno bisogno di supporto internazionale. Ci dimentichiamo che noi stesse in Italia abbiamo avuto bisogno di essere "accreditate" per l'aborto, il divorzio, da eminenti figure europee come Simone Veil. Purtroppo le italiane stanno perdendo persino la forza di difendersi dagli attacchi a certi diritti...». Sulla discriminazione politico-sociale, Bonino rincara la dose: «Quante sono le direttrici di giornali, di banche, di grandi aziende in Italia? Per non parlare delle segretarie di partito. A parte Adelaide Aglietta, o me o Grazia Francescato chi se ne ricorda un'altra? Vogliono fissare le quote per le donne in politica? Ma via! E' una scorciatoia inammissibile. E perché non facciamo le quote per colore della pelle? La verità è che la discriminazione della donna è frutto del potere maschile. E il potere chi ce l'ha non vuol perderlo. In Italia come nel resto del mondo. E strapparlo è molto difficile».





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