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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BOSNIA, SÌ AL TRIBUNALE ONU

Intervista di Luca Liverani Cinquant'anni dopo Norimberga, per fare più che una nuova Norimberga. E'passato quasi mezzo secolo dai processi contro i crimini di guerra nazisti, e la comunità internazionale ha deciso di compiere il primo passo verso la costituzione di una corte penale internazionale permanente. Un organismo di giustizia che sia molto più che una riedizione riveduta e corretta di Norimberga, che fu accusata di essere un processo di vincitori contro vinti. Innanzitutto perchè oggi le dichiarazioni in difesa dei diritti umani sono ormai innumerevoli e contengono norme giuridiche vincolanti per tutti gli stati. Ma anche perchè il Tribunale dell'ONU escluderà la condanna a morte, eviterà il processo in contumacia, rispetterà i diritti inviolabili della difesa. Emma Bonino, segretaria del Partito radicale, è impegnata in una raccolta di firme internazionale per sollecitare le Nazioni Uniti a attuare la risoluzione n827 del 25 maggio scorso del Consiglio di sicurezza. Il presidente della Repubblica la riceverà nei prossimi giorni al Quirinale, con una delegazione dei promotori dell'iniziativa. D. Onorevole Bonino, il Presidente Scalfaro da Venezia ha lanciato un forte appello a favore del Tribunale per i crimini contro l'umanità, in particolare quelli commessi nella guerra dell'ex Jugoslavia. "La pace parte dalla verità", ha detto dichiarandosi preoccupato per una sospensione delle ostilità che metta una pietra sulle atrocità commesse. Crede che la sua realizzazione ora sia concretamente possibile? R. In sede Onu sono già state messe a fuoco le premesse (tecniche, finanziarie), perchè subito o quasi possano entrare in funzione sia il Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia che il Tribunale internazionale permanente. Ma ovviamente ci sono, da varie parti, fortissime resistenze a che i due strumenti siano realizzati. Il problema è dunque politico e su questo piano il Partito radicale transnazionale sta lavorando. Che il presidente Scalfaro, anche forzando consapevolmente il suo ruolo, abbia avvertito l'urgenza della questione va ad onore della sua sensibilità di giurista, cui certi nessi non sfuggono. Ma troppe istituzioni e forze politiche non hanno una uguale sensibilità, e preferiscono rifugiarsi nelle sterili polemiche interne di questi giorni, da Tangentopoli in giù. Anche su questi temi, occorre riconquistare la "nobiltà della politica", il suo rapporto coi "valori". D. Ma qual è il ruolo che l'Italia può avere, e che finora non ha assolto, nell'attuazione della risoluzione Onu 827? R. Tra tante manchevolezze, l'Italia ha anche qualche merito. nel febbraio 1993 il governo Amato presentò, tramite il ministro per la giustizia Conso, un progetto di statuto per il Tribunale per la ex Jugoslavia, dal quale l'Onu ha accolto due principi fondamentali: l'esclusione della pena di morte e dei processi "in contumacia". L'italiano professor Cassese è stato poi nominato giudice del tribunale. Ora, coerentemente, il governo e le forze politiche del nostro Paese devono muoversi perchè venga subito nominato anche il Pubblico ministero, così che il Tribunale possa decollare ai sensi delle risoluzioni 808 e 827. Noi rivolgiamo un appello alle forze cattoliche impegnate nella costruzione della pace perchè facciano propria questa urgenza. Si rinnoverebbe una collaborazione che diede buoni frutti all'epoca delle campagne per la fame nel mondo. D. Da parte di molti però si guarda con scetticismo a questa iniziativa: ammesso che venga realizzata, come potrà perseguire i criminali un tribunale che non ha a sua disposizione una "polizia giudiziaria" internazionale? E la realizzazione del tribunale internazionale può essere il primo passo per una effettiva riforma dell'Onu in senso democratico? R. Le sue domande affrontano un tema che è unico e costituisce il vero, grande problema dei nostri tempi: la crescita e il rafforzamento del diritto e dei diritti umani in un mondo che sembra regredire nella barbarie. L'istituzione del Tribunale permanente, sostenuto da una organizzazione internazionale, l'Onu, cresciuta in rappresentatività democratica e attrezzata per fare rispettare le sue stesse risoluzioni, le convenzioni stipulate dagli Stati membri e le sentenze del tribunale, è un passo essenziale nella direzione giusta. D. Le ultime notizie da Belgrado danno una ripresa delle trattative dopo un ennesimo rischio di fallimento. Crede che il tribunale possa avere un suo peso sul processo di pace o non rischia invece di innescare nuove rivalità? R. Dell'orrore in cui è precipitata la ex Jugoslavia la diplomazia degli Stati ha enormi responsabilità. Sarebbe immorale e sbagliato voler ora costruire la pace sull'oblio delle atrocità rese possibili dalla propria viltà: non si può richiamarsi all'olocausto per alcuni e chiedere di dimenticarsi dei crimini commessi su altri, solo perchè ci fa comodo. Si sarebbe complici della nuova barbarie, che gioca proprio su questo tipo di atteggiamenti. D. L'istituzione del tribunale internazionale quale peso potrà avere su altri conflitti, presenti o futuri? Potrà servire come deterrente? R. L'idea stessa del tribunale permanente è sconvolgente e rivoluzionaria rispetto alle rigidezze dei rapporti interstatuali, basati su schemi ottocenteschi, sclerotici e inadeguati al mondo di oggi, un mondo che vede -ad esempio- il papato assumersi responsabilità di promozione dei diritti umani a livello universale ed ecumenico, superando di un balzo le divisioni e le gelosie nazionali. L'uomo invoca ormai, dovunque, il rispetto di diritti universali. E' questa la direzione giusta, sulla quale muoversi, nella varietà e nella ricchezza delle diverse culture, etiche e valori.





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