sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 novembre 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Riformista


LE ELEZIONI IN EGITTO NON SONO SOLO COSMESI

Il Riformista - 08 novembre 2005 Emma Bonino: "Ora ci sono cose che neppure il governo ha più il coraggio di fare, ma la democrazia resta lontana". La concorrenza è un dato di fatto. I giovani di Gamal perdono terreno all'interno dell'Ndp. di Anna Momigliano Domani in Egitto comincia il primo round delle elezioni legislative: si vota al Cairo, a Giza, ad Al-Minya e altre cinque province per eleggere i rappresentanti al Parlamento. Secondo molti sarà un test per dimostrare che l'apertura del regime sia una cosa duratura e non solo una piccola mossa cosmetica dopo le presidenziali del mese scorso, aspramente criticate dagli osservatori internazionali. «Ci sono molti elementi per l'una e l'altra tesi - spiega al Riformista Emma Bonino - Ma la mia impressione è che queste elezioni non costituiscano necessariamente un altro passo avanti, o almeno non un passo determinato e chiaro come sarebbe stato necessario. Uno degli elementi che più mi preoccupano è rappresentato dalle severe restrizioni alla campagna elettorale: per esempio, nella regione del Cairo i candidati hanno potuto cominciare a fare campagna solo dal 28 ottobre. Si tratta di tempi brevissimi, e, specialmente per chi non gode delle reti clientelari su cui si basa la politica egiziana più tradizionale, è una situazione quasi di non-campagna elettorale. Poi, c'è la questione dello scontro interno al Ndp, il partito di governo, che ha candidato pochi giovani "riformatori", legati a Gamal Mubarak (figlio del presidente Hosni), per non parlare della scarsa presenza di candidature femminili». Perché questo passo indietro, quando in molti dicevano che le elezioni non erano altro che uno strumento per effettuare il passaggio di consegne a Mubarak junior? «Tutto questo si spiega proprio perché il dibattito politico si è finalmente aperto: è una prova che la competizione politica in Egitto può davvero attecchire. E, messo davanti a queste nuove regole, il Ndp ha deciso di puntare sulla vecchia guardia, più capace dì "portare voti" con i metodi tradizionali, spesso clientelari, di sempre. Peraltro provocando reazioni pubbliche molto veementi di alcuni dei "riformatori": ma appunto pubbliche e riprese anche dai giornali filogovernatori il che è certamente una novità. Quanto al "passaggio di consegne", ovviamente nessuno è eterno. Ma non darei così per scontato un avvicendamento a breve termine con Gamal. Nessuno, del resto, vedrebbe volentieri la caduta di Mubarak in assenza di una valida alternativa». Quali sono le prospettive che una vera opposizione parlamentare si formi? E, una volta all'opposizione, cosa si potrà fare per arginare lo strapotere di Mubarak? «Tanto per cominciare, bisogna vedere che un'opposizione si riesca a formare. Perché l'altro elemento davvero preoccupante è la quasi totale opacità delle liste elettorali. Eppure nel 2000 il governo aveva promesso che avrebbe reso pubbliche le liste elettorali con i luoghi di registrazione. Tutto questo non è avvenuto. E non sono cose marginali: secondo l'ordinamento egiziano i cittadini elettori si possono registrare o con l'indirizzo di casa o con l'indirizzo del posto di lavoro. Ebbene, sono stati resi pubblici casi di migliaia di elettori registrati con lo stesso indirizzo dello stesso appartamento, oppure registrati al Ministero del Sudan, che com'è noto non esiste da qualche anno. Aggiunga il tempo di 11 giorni di campagna elettorale nella regione del Cairo, la gestione degli spazi televisivi... insomma c'è di che rimanere più che perplessi». Prima un passo avanti e poi un passo indietro? «Qualcuno dice anche un passo avanti e due indietro. Ma c'è movimento. Il dibattito è sempre più pubblico, come la nota questione dell'accreditamento o meno degli osservatori internazionali come chiede l'opposizione. Essendo evidente che una osservazione elettorale credibile non riguarda tanto o solo il giorno elettorale, ma appunto tutto il processo, ivi compresa la lista dei votanti, la campagna elettorale, eccetera. Tutto questo sarebbe stato inconcepibile un anno fa. Il solo fatto che i dibattiti siano pubblici è di per sé una cosa positiva. Detto questo, davvero non so quanto l'opposizione riesca ad emergere in queste elezioni». Quali saranno gli attori principali di queste elezioni? «La situazione non è facile: non appena si forma uno spazio politico, si fa di tutto per rendere la situazione più difficile. Prendiamo il partito di al-Ghad: hanno difficoltà persino a esistere. Poi c'è il Wafd, il tradizionale partito liberale, i nasseriti, i comunisti di Tagammu... Da poco è nato anche il partito dei nuovi riformatori," che è guidato da due copti. La comunità copta ha assunto negli ultimi tempi una posizione molto più "vocal". Secondo alcuni questo è anche possibile grazie ai forti legami tra la comunità egiziana e la diaspora negli Stati Uniti. Ma per ora è molto difficile leggere il significato di cosa sta succedendo, e in particolare i recenti scontri tra i copti e i musulmani. Ma il punto è che non c'è un quadro che permetta le regole del gioco. Le faccio un esempio: quando siamo venuti ad Alessandria per partecipare alla riunione della «Egyptian task force for democracy», un incontro che riuniva diversi attori non governativi sul tema della democrazia, sono arrivati dei provocatori che hanno fatto saltare tutto, e alla fine ci siamo riuniti in una stanza privata. Questo solo due settimane fa». Data la repressione, non c'è il rischio che si coalizzino tutti contro Mubarak, come successe con l'opposizione allo Scià in Iran? In queste situazioni chi ci perde sono sempre i liberali e i riformisti... «Direi che il rischio non c'è. In effetti esiste un fronte dell'opposizione che riunisce una decina di partiti. Ma altri partiti ne sono rimasti fuori». E Kafya? «E' un movimento, e non un partito, che si basa sull'unica piattaforma comune del "basta con Mubarak". E ha suoi candidati appunto in questo fronte. Ma quasi ovunque nel mondo, i fatti hanno dimostrato che coalizzarsi contro qualcosa non basta per vincere, figuriamoci per governare». Quando si parla di politica in Egitto c'è sempre lo spauracchio dei Fratelli Musulmani. Ed è vero che Mubarak ha ammorbidito una linea, liberando tre leader in galera da maggio: El-Erian e i due professori universitari Amr Darag e Hamdi Shahine. Che rischio rappresentano gli islamisti? «Certamente sono una componente della società politica egiziana. Ma sono convinta che una volta creato uno spazio sufficiente per partiti normali" laici e moderati, gli islamismì, non saranno più nella condizione di essere un punto di riferimento maggioritario». Però i Fratelli Musulmani sono presenti in tutta la società civile, anche nelle università (Shahine e Darag sono entrambi professori), che dovrebbero essere uno spazio dell'élite liberale e benestante. «I Fratelli Musulmani sono presenti, sì, ma non sono affatto una componente maggioritaria. Al massimo lo potrebbero divenire in futuro, in funzione di opposizione al regime, se non ci sarà un'alternativa possibile. E, nonostante tutte le limitazioni, questa alternativa si sta formando». Su al-Ahram, quotidiano che dipende direttamente dal ministero dell'Informazione, si citano spesso leader dell'opposizione. E' una novità? "In Egitto la grande maggioranza dei giornali riceve ingentissime sovvenzioni pubbliche e qualsiasi testata deve ottenere una licenza governativa per uscire. Ma anche in questo settore , ci sono novità: da oltre un anno esce regolarmente il quotidiano L'Egitto oggi, un giornale indipendente che si regge su finanziamenti privati di imprenditori (i nomi e cognomi sono stati resi pubblici): una testata molto autorevole soprattutto sulla politica interna. Ma ultimamente anche nei giornali "ufficiali" si sentono alcune voci al di fuori del coro, cosa che prima avrebbe garantito la chiusura della testata da parte del ministero. Il fatto è semplice: ora, finalmente, ci sono cose che neppure il governo ha più coraggio di fare».





Altri articoli su:
[ Egitto ] [ Islam e democrazia ] [ Saad Ibrahim ] [ Ayman Nur ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Egitto ] [ Islam e democrazia ] [ Saad Ibrahim ] [ Ayman Nur ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Egitto ] [ Islam e democrazia ] [ Saad Ibrahim ] [ Ayman Nur ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info