sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 gennaio 2022 
LunMarMerGioVenSabDom
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Il Foglio


PARTE IL PILASTRO PACIFICO DELLA DOTTRINA BUSH, TREMA MUBARAK

Il Foglio - 15 novembre 2005 In Bahrain nascono il Fondo e la Fondazione per il Futuro.Valanga di dollari alle opposizioni. Il Cairo teme l’effetto Ucraina La confutazione più chiara e la smentita più netta all’ultima proposta del centrosinistra italiano riguardo all’Iraq, ovvero l’idea di sostituire le truppe occidentali con gli eserciti dei paesi che Giuliano Amato ha definito “arabi moderati”, ma che in realtà sono dittature minacciate dalla nascente democrazia irachena, è arrivata sabato dal Bahrain, dove si è riunito il Forum per il Futuro, un’iniziativa americana, adottata l’anno scorso dal G8 e appoggiata da 22 paesi arabi e islamici, che si propone di sostenere le riforme democratiche e di aiutare la società civile in medio oriente. E’ successo che il principale dei paesi “arabi moderati”, cioè l’Egitto, ha fatto saltare l’accordo internazionale su una risoluzione finale che impegnava le nazioni mediorientali e del Nord Africa a “espandere le pratiche democratiche, allargare la partecipazione nella vita pubblica e politica, incoraggiare lo sviluppo della società civile, comprese le organizzazioni non governative, ampliare la partecipazione delle donne nei settori politici, economici, sociali, culturali e dell’istruzione e rafforzare i loro diritti e il loro status”. L’Egitto, ma anche l’Arabia Saudita e l’Oman, si sono opposti al testo per un motivo semplice: temono che gli aiuti economici ai gruppi liberali e riformatori interni possano destabilizzare i regimi autoritari. Così il Cairo, che ogni anno riceve due miliardi di dollari da Washington, ha provato a mitigare il linguaggio della risoluzione, proponendo di limitare i finanziamenti ai gruppi “registrati legalmente”, ovvero escludendo le Ong potenzialmente più fastidiose. La gamba pacifica della dottrina neoconservatrice di Bush fa molta paura ai regimi mediorientali, i quali temono che gli aiuti finanziari ai gruppi d’opposizione possano avviare rivolte e proteste democratiche come è successo in Ucraina e in Georgia. Del resto il modello del Forum è quello degli accordi di Helsinki del 1975, che legarono gli scambi economici al rispetto dei diritti umani e finirono quindi col portare democrazia e libero mercato nell’ex mondo comunista. Gli americani hanno rifiutato la richiesta egiziana e la risoluzione sarà ridiscussa il prossimo anno. Ma i due progetti, il Fondo e la Fondazione per il Futuro, sono partiti ugualmente con 150 milioni di dollari, 85 milioni dei quali forniti da Washington e uno dall’Italia. Condoleezza Rice e il sottosegretario Elizabeth Cheney, figlia del vicepresidente, hanno partecipato ai lavori, inspiegabilmente disertati da Gianfranco Fini. Anche l’opposizione e l’establishment del centrosinistra italiano se ne sono infischiati, nonostante da anni spieghino che la democrazia si promuove senza le armi, salvo poi snobbare i tentativi pacifici e multilaterali degli unici che davvero si battono per promuovere la democrazia, ovvero i cattivi americani di Bush. L’eccezione italiana, al solito, è quella inestimabile dei radicali di Emma Bonino. L’iniziativa fa parte della più ampia Middle East Partnership Initiative, su cui gli americani hanno stanziato 300 milioni di dollari. Per evitare che il flusso di denaro abbia le impronte digitali della Casa Bianca, Washington ha lanciato l’idea del Fondo e della Fondazione coinvolgendo i paesi arabi, l’Europa e le organizzazioni non governative locali. Il Dipartimento di Stato calcola che per assorbire i 100 milioni di giovani mediorientali che entro il 2013 entreranno nel mercato del lavoro sarà necessaria una crescita economica del 6 o 7 per cento. Senza un lavoro e un governo costretto a rispondere alle loro esigenze, c’è il rischio che milioni di giovani arabi cadano nelle braccia dei fondamentalisti e dei terroristi.





Altri articoli su:
[ Unione Europea ] [ Egitto ] [ Islam e democrazia ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Unione Europea ] [ Egitto ] [ Islam e democrazia ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Unione Europea ] [ Egitto ] [ Islam e democrazia ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info