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ITALIA ALLA PROVA TSUNAMI

Il Sole 24 Ore - 01 dicembre 2005 Ecco dove sono finiti i soldi donati da Roma di Gerardo Pelosi Un ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, da poco insediato alla Farnesina che stava per partire per un giro di immersioni nell'Oceano Indiano e si è ritrovato in poche ore catapultato a coordinare l'emergenza degli italiani morti sulle spiagge della Thailandia e dell'Indonesia. Una giovane e brillante diplomatica, Elisabetta Belloni, da poche settimane alla guida dell'unità di crisi del ministero degli Esteri, che ha bruciato sul tempo i colleghi tedeschi e francesi ottenendo riconoscimenti internazionali oltre alla visita del Presidente Ciampi alla sala operativa. E un direttore della Protezione civile, Guido Bertolaso, già messo alla prova durante il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, che ha potuto mettere in campo il suo "esercito" di volontari contando sul sostegno politico del vicepremier Fini che lo ha "incardinato", sia pure tra qualche diffidenza, nella struttura degli Esteri con un risultato, alla fine, positivo. Si deve alla combinazione di tutti questi elementi se l'Operazione tsunami è stata affrontata con rapidità ed efficienza dalla macchina degli aiuti italiani fin dalle prime ore successive al maremoto che il 26 dicembre del 2004 ha devastato l'isola di Sumatra con danni rilevanti anche allo Sri Lanka e alla Thailandia. «L'8 gennaio — ricorda il sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver — ero già in Sri lanka e a Pukhet dove i cadaveri venivano accatastati all'aperto; alla fine gli italiani morti sono risultati 40; in questo panorama di morte e disperazione svettavano le penne dei nostri alpini, tra i primi ad allestite tendopoli e centri di accoglienza; ora, a un anno di distanza, I' 11 dicembre tornerò a Colombo e a Banda Aceh per verificare lo stato di avanzamento dei progetti della cooperazione». L'Italia, spiega la Boniver, ha messo a disposizione per i Paesi colpiti dallo tsunami 163,3 milioni per il 2006, tra aiuti pubblici e privati. La Germania ha fatto di più (circa 500 milioni) ma il suo impegno finanziario è previsto per cinque anni, non per uno. Il contributo del Governo italiano annunciato nella pledging conference di Ginevra dell' 11 gennaio ammontava a 115 milioni di euro. Di questi, 10 milioni sono andati per l'emergenza (3 milioni su fondi della Cooperazione, 3 milioni per voli umanitari e militari e 4 milioni dalla Protezione civile). Altri 35 milioni sono stati stanziati dal ministero dell'Economia, 35 messi a disposizione dal ministero degli Esteri e 2,5 milioni da quello dell'Ambiente. Altri 30 milioni di euro provengono dalla conversione del debito bilaterale di 38,2 milioni di dollari di Indonesia (31 milioni) e Sri Lanka (7,2 milioni). Gli enti locali hanno donato 2,5 milioni di euro. La raccolta tra privati o con sms ha fruttato 48,3 milioni gestiti dalla Protezione civile. Attualmente, aggiunge la Boniver, la Cooperazione ha stanziato 35 milioni. Sul canale multilaterale sono previsti 16 milioni (erogati 7,7 milioni. dei quali 6,7 in Sri Lanka per interventi Fao, Pam e UnHabitat e un milione in Indonesia per progetti Oms e Oim). Sul canale bilaterale sono stati stanziati 19 milioni interamente erogati, a favore dei Paesi maggiormente colpiti: in Sri Lanka (7,85 milioni) per finanziare attività nel settore sanitario e ricostruzione di alloggi, in Indonesia (10,15 rullioni) per riavviare il processo di reinsediamento delle popolazioni nelle zone colpite dal maremoto, in Thailandia (un milione) per riabilitazione di abitazioni e scuole nella zona di Phuket. La Thailandia non ha chiesto aiuti internazionali ma a Lamsai (Bangkok) la comunità incontro di Don Gelimini ha realizzato una scuola professionale intitolata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi grazie alla donazione che il premier ha fatto allo stesso Don Gelimini per i suoi 80 anni. Sempre sui canale bilaterale sono stati stanziati 285mila euro per programmi sanitari a favore della popolazione somala del Medio Scebali colpita dal maremoto. Il 26 dicembre volerà a Colombo Emma Bonino, insieme all'ex premier Giuliano Amato e all'ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio. La Bonino presiede il" comitato dei garanti istituito presso il Dipartimento della Protezione civile (ne fanno parte oltre ad Amato e a Monorchio anche Giulio Andreotti e Giorgio Napotitano) con il compito di garantire la trasparenza nelle procedure di esborsi. Nelle gare di appalto e nella modifica dei progetti. «Nessuno — osserva la Bonino — intende innalzare questa esperienza a modello valido sempre e comunque, ma è certamente un punto di riferimento come buona sinergia tra pubblico e privato; abbiamo cercato di rispondere alle legittime esigenze di trasparenza, efficacia e rapidità dei donatori privati». La Bonino traccia un quadro tutto sommato positivo dello stato di realizzazione dei progetti finanziati dalla Protezione civile per una somma complessiva di oltre 52milioni (di cui 48,3 dagli sms telefonici e da privati). Entro la fine dell'anno verranno consegnate le opere emergenziali mentre quelle infrastrutturali (ospedali, scuole) saranno pronte al massimo entro il giugno del 2006. «Tra i problemi che abbiamo incontrato — osserva sempre la Bonino — la scarsità di terreno demaniale e la necessità di operare degli espropri, inoltre nelle zone del Nord, negli ultimi mesi, si sono riaccesi i focolai di violenza nell'area TamiI, anche se gli attentati non hanno danneggiato progetti italiani». Non si sono verificate sovrapposizioni tra i progetti gestiti dalla Cooperazione e quelli gestiti dal Dipartimento perché fin dall'inizio vi è stata una ripartizione delle zone. «Le Organizzazioni non governative ricorda il capomissione Sri Lanka del Dipartimento della protezione civile, Agostino Miozzo — sono state finanziate da noi per progetti che superano i 19 milioni e che sono realizzati tra il 70 e l'80% mentre quelli gestiti direttamente dal Dipartimento (circa 25 milioni) sono realizzati al 50% poiché si tratta di grandi opere infrastrutturali come rifacimenti idrici, costruzioni di ospedali e scuole». Ma già nel giugno scorso la devastazione era un lontano ricordo. Alessandra Carrer, imprenditrice romana di 32 anni, alla fine dell'anno scorso, quando dal suo telefonino Tim inviò un sms per lo "tsunami" non avrebbe mai immaginato di essere estratta a sorte tra tutti gli abbonati Tim per partecipare a una missione di Stato in Sri Lanka nel giugno successivo. «Rispetto alle immagini viste in televisione dice oggi la Carrer — ho visto un altro pianeta, solo l'acqua faceva paura; non riuscivo ad avvicinarmi al mare».





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