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LA BONINO: “L’ITALIA SBAGLIA SULLA CORTE INTERNAZIONALE”

di Myung Soon Terranera ROMA - Le atrocità commesse in Congo saranno il primo caso a cui lavorerà la Corte penale internazionale. L’annuncio arriva dal procuratore capo Luis Moreno Ocampo, a cinque anni esatti dall’adozione dello Statuto della Corte. Si tratterà del primo processo dopo gli oltre quattrocento ricorsi presentati al Tribunale nato per giudicare senza frontiere criminali di guerra, autori di genocidi, torturatori. Un’istituzione finora vissuta solo sulla carta, nonostante l’adesione di 91 paesi. “Manca la volontà di farla funzionare. Soprattutto da parte dei Grandi”, denuncia Emma Bonino, una delle anime della battaglia che ha portato alla creazione della Corte penale internazionale. Chi boicotta? «Penso soprattutto alla Cina, alla Russia e all’India. Io li chiamo gli oppositori del “sì” e del “no”. Ufficialmente non si pronunciano né a favore né contro, ma poi nei fatti remano contro la Corte. » Riusciranno di fatto a fiaccare lo spirito del Tribunale internazionale? «No, io sono ottimista. Sono convinta che alla fine tutti gli Stati ratificheranno lo Statuto della Corte. » Il primo caso alla sbarra sarà il Congo. Servirà a far decollare il TPI? «Tutto dipende dalla serietà con cui verrà fatta l’istruttoria e da come verrà condotto il processo. Comunque sono abbastanza fiduciosa. » Che cosa ha fatto finora l’Italia? «Non molto, in realtà. Siamo ancora in attesa delle leggi nazionali di adeguamento allo Statuto. Di esercitare nei confronti dei paesi che boicottano il Tribunale, poi, neanche a parlane. Anzi. Molti democratici russi che conosco rimangono stupiti dell’accoglienza riservata al presidente Vladimir Putin, con tutto quello che sta succedendo in Cecenia… Capisco l’importanza di mantenere delle buone relazioni internazionali, ma bisognerebbe smetterla di stendere i tappeti rossi quando arrivano leader responsabili di gravi violazioni dei diritti umani”. E L’Unione Europea? «Trovo positivo che sia riuscita a far firmare lo statuto ai dieci paesi che entreranno a far parte dell’Unione nel 2004. Dobbiamo continuare a esercitare la nostra influenza, a fare da traino. E non solo in campo economico».





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