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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DOVE RINASCE LA DEMOCRAZIA

Il Sole 24 Ore - 18 dicembre 2005 Medio Oriente laboratorio di varie forme di rappresentanza di Gerardo Pelosi Nei polpastrelli sporchi dì inchiostro delle elettrici e degli elettori iracheni è racchiuso tutto il dramma del popolo iracheno che sfida religione e terrorismo per esercitare un diritto fondamentale, quello di scegliersi democraticamente i propri rappresentanti politici. Diritti scontati nelle democrazie occidentali che hanno il sapore della rivoluzione in Paesi usciti da decenni di dittature e barbarie. E' fatale che all'ombra dei seggi pur presidiati dalle forze della coalizione si riapra il dibattito sui modelli di democrazia, sulla possibilità/necessità di impone forme di partecipazione popolare anche attraverso la forza. Il 15 dicembre si è celebrata in lrak la terza tornata elettorale dopo il voto in febbraio e quello di autunno sulla Costituzione, un voto al quale hanno partecipato in massa anche i sunniti. E domani, a Kabul, sarà inaugurato il primo Parlamento afghano dopo 31 anni dì guerre. Il 25 gennaio, poi, si voterà nei territori dell'Autonorità palestinese. Un'affermazione di Fatah, il partito di Abu Mazen e una marginalizzazione dì Hamas potrebbe aprire scenari di pace così come in marzo dalle elezioni di Israele si attendono segnali per il processo di pace. Una concentrazione eccezionale di appuntamenti elettorali che rende Medio Oriente e Asia un vero laboratori per capire la velocità dei processi democratici in regioni tra le più instabili del mondo ma dalle quali dipende in buona parte anche la nostra sicurezza. «Voi in Occidente — ha detto l'ex primo ministro yemenita Al lrany all'ultima conferenza ministeriale della Community of Democracies di Santiago del Cile vi accapigliate per stabilire se la democrazia vada imposta o esportata, sarebbe già molto se sosteneste i gruppi che si battono nei nostri Paesi per una forma democratica». Secondo Emma Bonino, ex commissario Ue che ha studiato da vicino le nuove forme di rappresentanza in Medio Oriente «non ci sono varie forme di democrazia, gli elementi di base sono sempre gli stessi ma la differenza sta nell'evoluzione nelle tappe del processo». E soprattutto, secondo la Bonino non si può accreditare l'idea di forme di democrazia "attenuata" nei Paesi usciti da regimi autoritari perché «l'obiettivo deve essere quello della democrazia piena con libere elezioni». Per il sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver l'Italia sta facendo la sua parte della cosiddetta Community of Democracies, l'organismo creato nel '99 su iniziativa americana per un miglior coordinamento tra i Paesi che condividono i valori della libertà e della democrazia. "Da settembre spiega la Boniver anche l'Italia fa parte del gruppo guida della Community oltre a essere stato uno dei primi Paesi a rispondere positivamente all'invito statunitense di cosponsorizzare l'iniziativa per l'immediata istituzione del Fondo Onu per la democrazia". Ma l'attenzione della Boniver è rivolta tutta a ciò che accade in Afghanistan e in lrak. «In questi due Paesi aggiunge la Boniver abbiamo aiutato le forze che si battevano per la democrazia, so bene che lo slogan "esportare la democrazia' crea problemi ma e sotto gli occhi di tutti che grazie all'intervento militare e alla ricostruzione questi due Paesi hanno ritrovato il loro percorso di pace e democrazia». Ma democrazia significa anche nuove Costituzioni, nuove figure giuridiche. E quello che dal '90 cerca di fare la Commissione di Venezia, organismo di consulenza del Consiglio d'Europa presieduta da Antonio La Pergola e alla quale si deve la gran parte del lavoro sfociato nelle Costituzioni di tutti i Paesi dell'Europa dell'Est. Ieri a Venezia la Commissione ha varato un codice di comportamento elettorale che sconsiglia riforme elettorali alla vigilia delle elezioni. La commissione ha anche espresso il parere sul referendum per la separazione tra Serbia e Montenegro. Parere che conferma la validità di quanto prevede la costituzione montenegrina che riconosce il diritto dì partecipare al referendum solo a chi è residente in Montenegro da almeno due anni escludendo i 26Omila montenegrini residenti in Serbia. "E' un caso senza precedenti - dice La Pergola - per la prima volta riconosciamo il diritto alla secessione in una Costituzione».





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