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KOSOVO: MINISTRO ESTERI ALBANESE, INDIPENDENZA CONDIZIONATA BESNIK MUSTAFAJ A CONFERENZA ALLA FARNESINA

Adnkronos - 19 dicembre 2005 ''Un'indipendenza condizionata'', la cui realizzazione avvenga nel corso di ''un processo assitito dalla presenza militare e civile internazionale, quale garante dei diritti della minoranza serba e delle altre minoranze, e a sostegno di una monitorata costruzione dello stato di diritto''. Cosi' il ministro degli Affari ESteri della Repubblica di Albania, Besnik Mustafaj, ha espresso la propria visione del futuro del Kosovo, nel corso nella conferenza di chiusura del ciclo 'Grandi Conferenze 2005', organizzata dal Ministero degli Esteri e dall'Osservatorio del Mediterraneo. Hanno preso parte ai lavori della Conferenza, che si e' svolta oggi a Roma al Ministero degli Affari Esteri, anche lon. Emma Bonino, deputata europea radicale, ed il vicepresidente della Commissione Europea e Presidente dell'Osservatorio, Franco Frattini. Il ministro albanese ha sottolineato nel corso del suo intervento che inserendo tra le condizioni essenziali ''anche il non cambiamento dei confini, con o senza violenza'', il governo albanese scoraggia ''senza alcuna esitazione qualsiasi corrente in Albania o in Kosovo che aspiri all'unione tra Kosovo e Albania, o l'unione del Kosovo con i territori in cui vivono albanesi sia in macedonia sia in Montenegro''. Una posizione chiara valsa al governo di Tirana le critiche delle autorita' di Belgrado, ha aggiunto. Critiche sono arrivate anche da Pristina e dall'opposizione a Tirana, ha affermato il ministro, ricordando tuttavia che l'Albania si e' espressa secondo tale logica anche perche' non e' attore diretto nei negoziati sul futuro status del Kosovo: ''Il nostro piu' grande contributo sta nell'incoraggiare i negoziatori kosovari a scendere al tavolo dei negoziati con i serbi con sincera volonta' di accettare compromessi''. Su un punto esiste uninimita', ossia sul fatto ''che non vi sara' un ritorno allo status prima del 1999'', ha aggiunto. Quanto all'esito delle trattative per risolvere l'annoso problema, secondo il ministro albanese, ''i negoziati dovranno avere quale risultato il compromesso''. Un compromesso alla cui realizzazione ''dobbiamo lavorare seriamente tutti, europei ed americani''. Cosi' come ''dobbiamo pensare alla fase dei post negoziati, in modo che l'inevitabile compromesso sia accettato sia dalla opinione pubblica albanese sia da quella serba''. ''Il non ritorno indietro - ha ribadito in conclusione il ministro Mustafaj - non significa per me altro che scissione, indipendenza del Kosovo. Rimane da concepire nel corso dei negoziati tale indipendenza, e qui esiste lo spazio per la costruzione del compromesso. La mia opinione e' che verso questo spazio devono spingere l'Unione Europea e gli Stati Uniti i loro gruppi di negoziatori sin da ora, in modo che il lavoro di tutte le parti sia concentrato sul possibile''. Favorevole al compromesso e contrario ''ad un passo indietro'' sul Kosovo e' anche il governo di Serbia e Montenegro, ha sottolineato l'ambasciatore di Serbia Montenegro in Italia, Darko Uskokovic. Il governo serbo - ha ricordato, intervenendo durante i lavori della conferenza - ''ha offerto una vasta autonomia'' che si riassume nella formula ''piu' dell'autonomia, meno dell'indipendenza''. Belgrado, ha quindi insistito, ''accetta ogni modello europeo (vedi Alto Adige) sull'autonomia di un popolo entro i confini di uno stato riconosciuto''. Ricordando la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che conferma il rispetto della sovranita' e dell'integrita' territoriale della Serbia Montenegro, il rappresentante diplomatico ha infine sottolineato che Belgrado ritiene un cambiamento dei confini esistenti non possibile in quanto costituirebbe una violazione del diritto internazionale, ha sottolineato la necessita' di assicurare il ritorno dei profughi e realizzare il decentramento del Kosovo e garantire alle chiese piu' antiche un protettorato internazionale. Il rappresentante diplomatico ha infine insistito sulla necessita' di trovare una ''soluzione giusta'' sia per i serbi sia per gli albanesi.





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