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TSUNAMI: QUANTO HANNO RICOSTRUITO GLI SMS

Panorama - 22 dicembre 2005 Che fine hanno fatto i soldi che gli italiani hanno donato dopo il disastro di Santo Stefano? Il governo dello Sri Lanka dice: sono stati spesi in fretta. E bene. di Franca Roiatti "Abbiamo gi√† avviato i lavori di otto delle 16 scuole che ci siamo impegnati a ricostruire e di due ospedali su tre" elenca soddisfatto Agostino Miozzo, capo missione della Protezione civile nello Sri Lanka devastato dallo tsunami un anno fa. A farlo sorridere √® soprattutto un confronto: gli italiani hanno gi√† aperto oltre il 50 per cento dei cantieri promessi, la media degli altri organismi internazionali presenti sul campo si ferma a 13,8 nel caso degli istituti scolastici e a 6,8 per quanto riguarda i cenni sanitari. "Dati ufficiali del governo di Colombo" precisa Miozzo. Cifre che raccontano il successo di uno slancio cominciato lo scorso dicembre, con i 47 milioni 354 mila 372 euro donati da tutta Italia attraverso gli sms e le sottoscrizionl lanciate da Tg5, Rai, Corriere della Sera assieme a T√¨m, Vodafone, Wind e Tre. Fondi con cui sono stati finanziati 49 progetti nello Sri Lanka realizzati dalla Protezione civile e da una ventina di ong. Neanche uno d√¨ quegli euro √® stato usato per coprire i costi d√¨ gestione dell'ufficio a Colombo, pagare voli aerei e stipendi. 1 6 milioni per le spese operative provengono tutti dalle casse del dipartimento diretto da Guido Bertolaso. Nell'isola dell'Oceano Indiano si lavora per costruire centri di accoglienza per bambini rimasti orfani, rimettere in piedi case e strade e ridare ai pescatori la possibilit√† di ricominciare. "Non √® stato facile" sottolinea Miozzo. "Ci ha dato una mano quella capacit√† mediterranea di tuffarci con tutto il cuore dentro le cose". E un'intuizione felice: coinvolgere in ogni passo le autorit√† locali, evitando alcuni tipici errori che si commettono nelle emergenze internazionali. "La tendenza √® quella di mandare sul posto solo tecnici o specialisti per affrontare i problemi specifici. Medici o ingegneri, ma nessuno che si occupi di tenere i rapporli con le istituzioni" conferma Emma Bonino, presidente del comitato dei garanti sulle donazioni a favore dello Sri Lanka. "Questo pu√≤ essere irrilevante in un luogo dove le istituzioni di fatto non esistono come in Darfur, ma nei paesi colpiti dallo tsunami di un anno fa, che hanno governi funzionanti, strutture e regole pi√Ļ complesse anche di quelle italiane, la presenza costante di qualcuno che dialoghi con i capi dei villaggi o i ministeri √® importante". Approccio collaborativo, dunque, ma non solo con l'amministrazione. "I progetti delle scuole non sono di architetti milanesi o romani, ma cingalesi. Prima di completarli li abbiamo presentati al ministero, perch√© fossero uniformati agli standard nazionali. E poi abbiamo mostrato i disegni anche a presidi e alunni che in quegli edifici dovranno stare ogni giorno, e che meglio di altri possono dare suggerimenti concreti" aggiunge Miozzo. Coinvolgere le comunit√†, e appoggiarsi a chi come i salesiani e gesuiti sono in Sri Lanka da anni e ben conoscono leggi, meccanismi e differenze culturali √® l'altra chiave del successo della missione italiana: "Molti ci avevano giurato che saremmo finiti strangolati dalla burocrazia locale o vittime del sistema delle tangenti" precisa Miozzo. "Non ci √® stato chiesto un solo dollaro e se il lavoro iniziale di "tessitura" poteva far sembrare che stessimo perdendo tempo, alla fine siamo stati premiati noi siamo l'unica realt√† impegnata nell'aiuto umanitano in Sri Lanka ad avere ottenuto l'esenzione delle tasse doganali, che sono pari al 15 cento". In un paese che √® stato dilaniato per ventanni da un conflitto interno tra i guerriglieri tamil (induisti) del nord e i cingalesi (buddisti) del sud, anche reclutare gli operai da impiegare nella costruzione di una scuola nella settentrionale Trincomalee pu√≤ essere questione delicata. Soprattutto ora che le tensioni si stanno riacutizzando. "Convincere le autorit√† che anche le vittime della guerra avevano diritto a un aiuto √® stato difficilissimo" ammette Nicola Bei, responsabile dei progetti che l'ong bergamasca Cesvi sta portando avanti a Trincomalee grazie ai soldi degli sms: una scuola media per ragazze, le pi√Ļ deboli in una societ√† che privilegia i maschi, che fra tre mesi sar√† pronta, per la quale sono stati spesi 300 mila euro: piccole strutture per lo stoccaggio del pesce fresco lungo le spiagge, la riparazione e l'acquisto di nuove barche (320 mila euro). Oltre alla realizzazione di 100 case in villaggi devastati dagli scontri armati prima e dallo tsunami poi, con fondi raccolti dal quotidiano Il Giornale e dalla Banca popolare d√¨ Sondrio. La sorella di Bei, Lisa, √® a capo della missione Cesvi in India, nel Tamil Nadu, dove l'onda del 26 dicembre ha distrutto l'agricoltura e la pesca. Abbiamo aiutato i pescatori comprando loro nuove barche. Quanto alle donne che vendono il pesce al mercato, soprattutto quelle rimaste vedove dopo la tragedia, abbiamo donato coltelli e bilance" spiega Lisa Bei. "Stiamo completando tre cisterne per assicurare l'acqua a 17 mila persone, ma la vittoria pi√Ļ bella √® stata dare una casa in muratura ai dalit, gli intoccabili, di Poompuhar. l pi√Ļ poveri tra i poveri". Una vittoria resa possiblle anche grazie alla tempra di una donna minuta e combattiva, Manimekalai Siva, 53 anni, sindaco del villaggio, che quella terribile mattina dell'anno scorso cap√¨ in anticipo che cosa stava per succedere e riusc√¨ a salvare molti concittadini. E che nei mesi successivi si √® battuta contro regole e pregiudizi millenari per fare avere un tetto ai paria. Il coraggio di Siva e la tenacia del Cesv√¨ sono finanziati con parte dei 4 milioni di euro raccolti tra gli spettatori del Tg4 e del concerto Music for Asia trasmesso da Italia 1. Fondi che la Mediafriends, societ√† non profit creata da Mediaset, Medusa e Mondadori, ha suddiviso tra Cesvi (oltre 2 milioni di euro), Pime (980 mila euro), impegnato a costruire scuole e ostelli nelle isole Andamane, e Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, che ha ottenuto oltre 793 mila euro per assicurare case, assistenza medica e legale alle vittime dello tsunami nello Sri Lanka. Il ministero degli Esteri alla conferenza dei donatori postmaremoto ha promesso 115 milioni di euro per il 2005 tra questi 10 per l'emergenza e 72 per la ricostruzione. Molti dei progetti sono concentrati in Indonesia, a est del capoluogo della provincia di Banda Aceh, sull'isola di Sumatra, dove lo tsunami s√¨ √® abbattuto con la massima violenza. "Lo scempio √® ancora visibile lungo almeno 100 chilometri di costa" spiega Pino Antuzzi, un'esperienza ventennale nel settore cooperazione. "C'√® ancora molto da fare, ma abbiamo cercato d√¨ non disperdere le energie operando in soli tre distretti. Questo ci ha dato una buona visibilit√† e ci ha fatto apprezzare. Qui ora ci vedono come coloro che mantengono la parola data e soprattutto non promettono a vanvera. Cos√¨, nonostante le estenuanti tempistiche indonesiane, la cooperazione e le quattro ong italiane presenti (Alisei, Allo, Gvc e Terre des Hommes) hanno bonificato 30 chilometri di canali di irrigazione e 3 mila ettari di terreno, avviato la costruzione di 42 cliniche e ambulatori. I pescatori e i coltivator√¨ d√¨ gamberetti sono stati rirnessi in condizione di lavorare: ripulendo vasche, costruendo moli, consegnando le prime 30 di 100 barche in legno che vengono finanziate dall'Italia, ma realizzate nei cantieri locali, e 1.300 reti da pesca nate dalle mani di 770 donne del posto. Tra poco dovrebbe arrivare il via libera al progetto pi√Ļ ambizioso, un acquedotto per 100 mila persone.





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