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TSUNAMI, RESTANO LE FERITE

Il Resto del Carlino - 24 dicembre 2005 Il ricordo e la solidarietà. "Spesi bene i soldi italiani". Ma la povertà è profonda, la ricostruzione lenta di Vincent Millani Un anno fa, il 26 dicembre, mentre il mondo ricco si crogiolava nei postumi del Natale, su dieci Paesi tra i più poveri della Terra si abbatteva una tragedia biblica. Si chamava tsunami. Da allora la parola-incubo dei giapponesi ci è diventata familiare. E ne abbiamo abusato, come sempre, anche per bollare le meschine tempeste politiche nostrane. L'onda spaventosa fu provocata da un forte terremoto al largo dell'isola di Sumatra. in poche ore una potente montagna d' acqua si abbatte sulle coste di Sri Lanka, Thailandia, Indonesia, India, Birmania, Malesia, Maldive. Attraversò l'Oceano Indiano e andò a infrangersi sulle coste dell'Africa. Colpì persone e cose, villaggi di pescatori e lussuosi resort di turisti. Fece oltre 230 mila morti. Uccise tutti, con assoluta imparzialità: ricchi e poveri, chi la vorava e chi si godeva le vacanze. La Charitas assicura che è un calcolo per difetto: le vittime potrebbero essere quasi il doppio. Alcuni paesi non hanno l'anagrafe i diseredati non si contano. Altri, come la Birmania (Myanmar), sono regimi tanto spietati da essere impermeabili perfino alla pietà umana. Lo tsunami spazzò tutto, anche i nostri sorrisi. Entrò nelle nostre case traboccando dagli schermi della tv. Ci scosse l'orrore, l'enormità dalla catastrofe, la furiosa vendetta della natura. Davanti a tanti corpi senza nome gonfi di morte, agli sguardi smarriti degli orientali, alla disperazione di tanti connazionali ed europei, piombati in un istante dal paradiso delle vacanze all'inferno, il mondo si mosse. Lo tsunami provocò subito una seconda ondata: la più colossale mobilitazione di solidarietà mai vista al mondo. Dodici miliardi e mezzo di dollari furono donati da anonimi cittadini con ogni mezzo, perfino gli Sms. Nessuno restò indifferente. I governi non furono da meno e gli aiuti raggiunsero una cifra enorme, nunostante la relativa inerzia degli Usa. Poi i riflettori si spengono. Le tragedie stancano, diventano abitudine. E oggi? Che cosa ne è stato dei nostri slanci di solidarietà? Una goccia nel mare? In parte sì. In quell'area del mondo la povertà è profonda. Onu e Fao assicurano che resta moltissimo da fare. La ricostruzione è lenta, parziale, a macchia di leopardo. Emma Bonino, assicura che gli aiuti italiani sono stati spesi bene. Lei ha controllato con altri quattro garanti Amato, Andreotti, Monorchio Napolitano. Gli sforzi sono stati concentrati nello Sri Lanka, il primo paese che ha accettato i nostri aiuti. L'india, con orgoglio, li ha rifiutati da tutti. La Birniania è rimasta impenetrabile. Altri europei si sono concentrati sulla Thailandia. "Abbiamo avuto molte difficoltà spiega la Bonino — anche per la ripresa delle tensioni tra il governo di Colombo e i Tamil". Lo tsunami non ha portato la pace nello Sri Lanka, come confermano le notizie di ieri. C'è riuscito in Indonesia. La catastrofe che colpi la provincia ribelle di Aceh distrusse anche le forze indipendentiste. Il governo di Giakarta non affrettò i soccorsi a Banda Aceh, la città più devastata da terremoto e tsunami. Attese la resa dei ribelli per offrire aiuto e riconciliazione. Dall'ecatombe alla pace.





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