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"LA PROTEZIONE CIVILE BATTE LA FARNESINA"

Il Sole 24 Ore - 29 dicembre 2005 Sugli aiuti Amato innesca a Trincomalee una polemica che i cingalesi non capiscono. di Gerardo Pelosi Trincomalee - Il ministro cingalese per la ricostruzione Majid proprio non capisce. Non si sa spiegare il motivo di quel distinguo, sottile ma efficace che l'ex premier italiano e garante per l'attuazione dei programmi per il dopotsunami, Giuliano Amato, lascia cadere quasi con noncuranza in mezzo al discorso di benvenuto, a conclusione della visita ai progetti della Protezione civile, sotto la tenda dell'ospedale da campo di Kinniya. Majid chiede spiegazioni all'ambasciatore italiano in Sri Lanka, Pio Mariani, che glissa spiegando che non c'è praticamente alcuna differenza tra la Cooperazione allo sviluppo, che dipende dal ministero degli Esteri, e il dipartimento della Protezione civile che dipende dalla Presidenza del Consiglio. Si tratta sempre dell'Italia e all'estero si gioca la stessa partita. Ma l'ambasciatore Mariani è, in realtà, il primo a non capire il vero motivo delle dichiarazioni di Amato. L'ex premier, però, e stato sufficientemente chiaro: "Non rappresento il Governo ma la solidarietà degli italiani dice Amato — e debbo dire, senza nulla togliere alla bravura dei diplomatici italiani, che la Protezione civile si è rivelata la migliore branca della pubblica amministrazione italiana, i risultati sono sotto gli occhi di tutti". Parole che fanno sgranare gli occhi ai rappresentanti della Farnesina che in questi giorni stanno accompagnando i rappresentanti del comitato di garanti sui fondi per la ricostruzione post-tsunami e ossia Emma Bonino, lo stesso Giuliano Amato e Andrea Monorchio in giro a visionare lo stato di avanzamento dei lavori realizzati da ditte locali sotto la supervisione di organizzazioni non governative o di rappresentanti del dipartimento della Protezione civile. C'è chi, tra i diplomatici, teme perfino una "delegittimazione" del lavoro degli Esteri presenti da decenni in Sri Lanka a tutto vantaggio del dipartimento della Protezione civile alla prima importante prova fuori dai confini nazionali. Una "benedizione" quella di Amato al dipartimento che rischia, secondo la Farnesina, di far passare quasi in secondo piano l'impegno del ministero degli Esteri che ha negoziato, ad esempio, tutti i finanziamenti pubblici e privati dell'Italia nella "pledging conference" di Ginevra l'11 gennaio 2005, per 163,3 milioni di euro a favore di Sri Lanka, Indonesia, Thailandia e Somalia. Getta acqua sul fuoco il direttore del dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso. «A me importa solo che sia l'Italia a fare bella figura - dice Bertolaso -. Tutto il resto mi interessa poco e ha scarsa attinenza con quello che stiamo tacendo in questo Paese«. Ma la polemica rischia di riaccendersi come all'indomani dello tsunami allorché, più di qualche diplomatico storse il naso nel vedere Bertolaso alla guida dei piani di emergenza della Farnesina quando sui rimpatri e sull'identificazione delle salme era già predisposto il lavoro dell'unità di crisi guidata da Elisabetta Belloni. Ma in ballo c'è, ora, con la nuova legislatura, una riforma complessiva della cooperazione allo sviluppo, una riscrittura della legge 49 che tenga conto della scarsità di risorse pubbliche e della necessita di creare adeguate sinergie con i donatori privati, meccanismo che ha visto la Protezione civile operare con successo in questi mesi in Sri Lanka. "Qualcosa e successo — spiega Giuliano Amato, riferendosi all'esperienza in Sri Lanka . I giovani dell'Ong trovano qui una loro dimensione lavorativa e poi c'è da rimanere impressionati per i tempi di realizzazione dei progetti. Credo che questo debba essere motivo di orgoglio e soddisfazione per quegli italiani che hanno avuto un anno fa un momento di generosità e mandato gli Sms; si è trattato di una generosità democratica che ha coinvolto tutti con uno, due o tre euro, lo stesso meccanismo con cui di solito diventano miliardari i cantanti rock". Poi, la frase sulla Protezione civile e l'accenno di una nuova polemica che, a queste latitudini e di fronte alla gravità dei problemi in cui vive la gente del posto, suona quasi come un insulto.





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