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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Giorno


"PROPRIO IN QUESTA CITTA' TOCCO' ANCHE A ME"

Il Giorno - 15 gennaio 2006 di Tiziana Abate Milano - Onorevole Bonino…. "Va bene Emma Bonino, grazie". Emma Bonino, si ricorda la prima volta che è scesa in piazza? "Perfettamente. Fu nel settembre del 1974, qui a Milano, contro l'aborto clandestino. Io ne avevo fatto uno solo pochi mesi prima, al Centro informazione per la sterilizzazione e l'aborto che Adele Faccio aveva aperto in corso di Porta Vigentina, proprio dove ho parlato oggi". Che differenza c'era fra oggi e allora? "Be', intanto quella volta eravamo in cinque, oggi in cento o fors'anche centocinquantamila. Ma non solo. In quegli anni chi manifestava sull'aborto era molto caratterizzato, se non politicamente, culturalmente. Il mio timore per oggi, infatti, era di ritrovarmi in un corteo di reduci. Invece ho visto una Milano assolutamente trasversale, arrivo a dire, fra virgolette, "normale": a dimostrazione di come, per fortuna, il diritto a scegliere la maternità sia stato del tutto metabolizzato nella vita della gente". Anche negli uomini? "Sì, ce n'erano tanti e di tutte le età. Negli anni Sessanta, invece, alle manifestazioni se ne vedevano pochini. Anche perché, e va detto, si tendeva a tenerli fuori dal movimento. Sbagliando". A proposito: in questo ritorno al passato le donne non hanno nessuna responsabilità? "Eccome se ce l'hanno. Finita la stagione pionieristica, negli anno Ottanta i temi dei diritti delle donne sono stati delegati alle sezioni femminili dei partiti, che li hanno ghettizzati. Diciamo che nella migliore delle ipotesi ci siamo un po’ distratte". Una scrittrice femminista, Paola Tavella, ha scritto però che i cortei sono una formula superata. "Ci dica lei allora che cosa escogitare di nuovo. Francamente io ho esaurito il mio repertorio di inventiva". Che cosa risponde a chi dice che l'aborto è un omicidio? "E tu non lo fare. La differenza fra un clericale e un laico è che il secondo non impone la sua idea sull'altro. Sono secoli che si discute sull'irrisolvibile quesito:l'embrione ha l'anima o no? E' già una persona o no? Posto che una risposta univoca non esiste e forse non esisterà mai, il legislatore non può che delegare la questione alla responsabilità individuale. Ed è proprio quest'ultima l'oggetto della durissima offensiva che ho battezzato "clerical harassment", un fenomeno ormai quasi quotidiano di molestia clericale in base alla quale il Vaticano proclama i media diffondono e i politici si genuflettono". Come la spiega? "Con la debolezza bipartisan della classe politica, che riconosce come unica logica quella elettorale. Fra Rutelli e Casini è una gara a chi è il delfino del Vaticano. Quella italiana ormai è una politica che confonde i credenti con i votanti. Per fortuna non è detto che sia così". Nella desertificazione dei temi politici, forse proprio la demarcazione fra la laicità dello Stato e l'ingerenza della Chiesa nella vita pubblica potrebbe diventare il nuovo spartiacque degli schieramenti, non crede? "Lo credo e lo spero. La Rosa nel Pugno si propone come leadership laica che raccolga il movimento trasversale d'opinione contro il sabotaggio e il restringimento degli spazi rimasti alla libertà di coscienza. Un'aggressione che, tanto per fare un esempio, sta condannando questo paese al turismo sanitario non stop: ormai si deve emigrare per la fecondazione assistita, per morire con dignità e prossimamente, speriamo di no, magari pure per abortire o per divorziare. E questo grazie anche a una classe politica molto più sensibile alle convenienza che alla convinzioni". Non è il suo caso: tanto è vero che lei è forse il politico più amato ma il meno votato dagli italiani. E' il prezzo inevitabile della coerenza? "E' il prezzo del non voler conformare la propria agenda politica a quella degli opportunismi elettorali. Esempio: nel 2001 focalizzai la mia campagna elettorale sulle cellule staminali. Era oggettivamente prematuro". E' un prezzo che in politica sembrano pagare più spesso le donne. Forse perché sono più indifferenti al potere? "Non ho preconcetti verso il potere, se non quello di averne avuto sempre troppo poco. ma vedo fra le donne molte persone che dimostrano come le responsabilità facciano crescere. Forse è per questo che i partiti non ci danno spazio, per non tirarsi troppe grane in casa". Al momento lei è parlamentare europeo. Quanto guadagna? "Undicimila euro al mese, e cinquemila li devolvo al partito". Quante volte piange al giorno? "Mi capita di commuovermi, ma non sono una piagnona. In comepnso rido molto spesso". Se le dico la parola passione, che cosa le viene in mente? "Politica". Pannella? "L'assicurazione contro la mediocrità". Sogno? "Oddio.....Boh?" Amore? "Dolore". Solitudine? "Tanta. Intendiamoci, non parlo di solitudine affettiva: il grande amore è finito molto tempo fa e non per colpa della politica, ma perché il signore in questione se n'è andato con un'altra signorina. Però grazie a Dio ho una famiglia che mi tiene caldo il cuore. No, la solitudine di cui soffro è politica, ed è figlia del pregiudizio e dell'incomprensione. Esempio: quando mi sono presa un sabbatico e anziché trascorrerlo a Oxford sono andata a studiare l'arabo al Cairo, tutti giù a dire: eh, finalmente Emma avrà trovato un fidanzato. Ma che fidanzato d'Egitto, è proprio il caso di dirlo. Mi sono fatta un mazzo così invece". Anche nel suo partito l'hanno detto? "Pannella no". Proprio lui recentemente ha rilanciato la sua candidatura alla presidenza della Repubblica. Se potesse scegliere, preferirebbe il Quirinale o Palazzo Chigi? "Il Quirinale. Questo è un popolo che ha perso il senso delle istituzioni. Ci vogliono dei simboli che glielo ricordino. Qualche sera fa ho visto a "Porta a Porta" Della Valle che diceva a Berlusconi: senti Silvio, non dire balle… Io voglio vivere in un Paese nel quale chiunque - e sottolineo chiunque - è tenuto a rivolgersi al premier chiamandolo "signor presidente". Purtroppo il Presidente della Repubblica lo elegge il Parlamento". Quindi? "Quindi...ecco, prima non parlavamo di sogni?"





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