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DROGHE, BLITZ ALLUCINANTE

Il Manifesto - 27 gennaio 2006 La maggioranza approva la legge Fini-Giovanardi impedendo al senato di discuterla. La fiducia, in parlamento, √® cieca come la fortuna. Perci√≤, senza bisogno di tante ciance, il blitz delle teste di cuoio governative ha portato a casa ieri pomeriggio in senato il maxiemendamento che sotto le mentite spoglie della sicurezza per le olimpiadi invernali di Torino 2006 celava l'agognata legge Fini contro le droghe. Nessuna inutile e verbosa discussione: solo un efficiente voto finito 148 a 82 senza nemmeno un astenuto. Perfino rindulgente Marcello Pera, nella sua veste di presidente, non ha potuto fare a meno di esprimere un rammarico di circostanza "perch√© il governo non ha posto il senato in condizione di conoscere compiutamente i contenuti della relazione all'emendamento sulla droga". D'altro canto la legislatura √® agli sgoccioli e il passaggio alla camera non pu√≤ attendere. Il pacchetto regalo preteso da An come dote di partito per la campagna elettorale √® quindi pronto per passare di gran carriera a Montecitorio tra le ovazioni di colonnelli, sergenti e caporali di Fini, coadiuvati in subordine dall'ala muccioliana dell'Udc (dal ministro Giovanardi in gi√Ļ). Tutti in coro sfidano il buon senso, l'evidenza scientifica e l'esperienza della gran parte degli operatori del settore salutando il ritorno (peggiorativo) al bei tempi della "tolleranza zero", rilanciata da Craxi nel 1990 dopo 15 anni di "permissivismo" e cancellata tre anni dopo da un referendum popolare che ormai conta come il due di picche. Parla quindi del tutto impropriamente dl "svolta storica per l'Italia" l'ex ministro Maurizio Gasparri, che evidentemente ha la memoria corta. An e Udc si sforzano d'altra parte come possono di trasformare il bianco in nero, mentre colpisce il silenzio pressoch√© tombale di Forza Italia, la cui anima liberale si rivolta forse nella tomba. In prima fila nel negare il senso principale della nuova normativa, che √® proprio quello di stabilire il divieto di assumere droghe illegali costi quel che costi, abolendo la distinzione tra consumo e spaccio e tra droghe leggere e pesanti, c'√® il padre della legge Gianfranco Fini. "Non si tratta di un intervento repressivo - dice - se non per quello che riguarda lo spaccio. Non esiste il divieto di drogarsi, ma √® innegabile che chi assume delle sostanze stupefacenti crea dei danni ed √® giusto che lo stato sanzioni amministrativamente il consumo personale". Dice pure che non si finir√† in galera per uno spinello, ma tace che ci si potr√† andare se beccati con in tasca il necessario per confezionarne cinque o sei. Segue a ruota Giovanardi, spiegando che il colpo di mano governativo non √® un colpo di mano. Di fronte a tanta sfacciataggine, l'opposizione non pu√≤ fare altro che cercare altrettante in coro di ristabilire un minimo di verit√† dei fatti. Dalla Margherita a Rifondazione, passando per Ds, Verdi, Pdci e Rosa nel pugno, tutti sottolineano che il colpo di mano c'√® stato eccome e che si tratta di un modo di procedere scandaloso e indecente, che non ha precedenti nella storia repubblicana su una materia di tale rilevanza sociale. Qualcuno, come il senatore Boco dei Verdi, fa appello a Ciampi perch√© rifiuti di firmare la legge. Qualcun altro, come Emma Bonino, invita gli italiani a emigrare all'estero per sfuggire alla morsa della destra reazionaria: ¬ęOrmai in Italia c'√® una situazione in cui non ci sono pi√Ļ le libert√† personali. Per farsi uno spinello bisogna andare in Olanda, per abortire con la RU486 in Svezia, per i Pacs in Francia, per la procreazione assistita in Spagna¬Ľ. I giovani del Prc promettono battaglia "nel paese" e chiedono all'Unione di inserire nel suo programma elettorale l'immediata abrogazione della normativa Fini-Giovanardi. Non meno indignata e combattiva appare la maggioranza degli operatori dei servizi pubblici e del privato sociale che non condlividono il dogma del recupero coatto. Il cartello "Non incarcerate il nostro crescere", che riunisce oltre quaranta organizzazioni nazionali, punta il dito contro il metodo con il quale la legge √® stata approvata ma ancora di pi√Ļ contro il merito delle nuove norme e le "gravi conseguenze" che inevitabilmente produrranno, annunciando iniziative di disobbedienza civile. Tra le novit√† pi√Ļ gravi, sostengono gli operatori, c'√® il fatto che "l'organizzazione che prende in carico la persona tossicodipendente √® la stessa che decide chi si trova in tale situazione, di fatto contravvenendo a un'elementare regola di distinzione tra chi certifica e chi prende in carico: insomma un chiaro conflitto di interessi". Ma nell'Italia di Berlusconi, dov'√® il problema?





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