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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


"SI, SONO TERRORISTI ORA PERO' TRATTIAMO"

Il Corriere della Sera - 28 gennaio 2006 di Gianna Fregonara Roma - Emma Bonino, leader della Rosa nel pugno è per la trattativa: "Hamas ha vinto - dice - ma in campagna elettorale ha fatto promesse che dovrà mantenere e avrà bisogno di riconoscimento internazionale. Credo che con questi signori che usano e hanno usato il terrorismo si debba discutere, ponendo condizioni molto precise". Che sia sorpresa non si può proprio dire: "Non vorrei passare per la prima della classe, ma me l'aspettavo. Magari non una vittoria di Hamas di questo livello, ma basta frequentare i Paesi arabi per capire che i cosiddetti moderati, che piacciono tanto all'Occidente, nei loro Paesi non solo non godono di grande stima, ma sono persino screditati". Emma Bonino però fa di più. Va controcorrente. In nome di quella che chiama una "politica estera piu credibile, come vuole essere quella della Rosa nel Pugno", annuncia che con la Palestina di Hamas bisogna dialogare, anzi trattare. Ma con rigore. Emma Bonino che la pensa come Andreotti? "Parto da una considerazione molto semplice: Hamas ha vinto e ha promesso, in campagna elettorale, uno stato più efficiente, riforme, distribuzione della ricchezza. Dovrà mantenere le sue promesse e per questo avra bisogno di riconoscimento internazionale. Quindi credo che con questi signori si debba discutere, ponendo delle condizioni molto precise e soprattutto cercando di essere credibili". Niente sanzioni dunque, neppure se non rinunciano agli attacchi a Israele. "Nell'immediato dobbiamo essere disponibili a sostenere lo sviluppo democratico del Paese, se verrà confermata la tregua con Israele». Sarà un governo di terroristi o no? "E' un governo di gente che usa e ha usato il terrorismo. Arafat non era molto diverso. Può darsi che la necessità di governare, con una nostra pressione rigorosa, li possa rendere pragmatici. Il dialogo è comunque una carta che ci dobbiamo giocare. Del resto abbiamo rapporti diplomatici con l'Iran che della distruzione di Israele ha fatto una bandiera". Ahmadinejad in Iran, i fratelli musulmani in Egitto, prima l'Algeria. E adesso la Palestina. Giuliano Amato dice che le elezioni non bastano. "Concordo e mi sembra ovvio. Ma stiamo attenti, pure la Russia vota anche senza democrazia. Esistono Paesi in cui ci sono elezioni senza istituzioni democratiche, penso al Venezuela di Chavez, al partito unico di Ben Ali in Tunisia. Certo anche in Palestina non abbiamo fatto abbastanza per la costruzione istituzionale, tant'è che all'Anp abbiamo dato centinaia di milioni di euro all'anno senza mal porre un limite alla corruzione, né allo spreco, né alla sovrapposizione di ben 14 servizi segreti intorno ad Arafat. L'Ue ha sostenuto a lungo che non c'era soluzione senza Arafat finché non se ne era occupato il padre eterno. E lo stesso abbiamo fatto e facciamo con tanti regimi: subiamo il fascino dei dittatori, in nome della stabilità a qualunque prezzo". L'alternativa sembra la vittoria degli estremisti. "Intanto non si possono cambiare le regole del gioco perché vincono gli avversari. Ma non generalizziamo. Ognuna di queste vittorie ha avuto cause diverse. In Egitto Mubarak ha fatto terra bruciata di ogni forza liberale o nuova: a votare è andato il 20 per cento della popolazione. Hamas, come del resto Ahmadinejad in Iran ha fatto una campagna elettorale sui bisogni, sulla qualità della vita, una campagna populista, non di scontro con Israele. In Palestina lo slogan era «riforme», non «vendetta»: chi ha votato Hamas lo ha fatto non necessariamente contro Israele ma perché Hamas è apparsa meno corrotta di Al Fatah. Purtroppo l'Occidente ha chiuso gli occhi sulla corruzione dei "suoi candidati"". Oltre alla debolezza del governo palestinese, alla corruzione, agli occhi chiusi della comunità internazionale, ci sono delle responsabilità di Israele e in particolare di Sharon nella vittoria così schiacciante di Hamas? "C'è ormai un gioco impazzito in cui la politica non premia più Mi dispiace che Sharon non abbia capito l'importanza dell'ingresso di Israele nell'Unione Europea, avendo preferito lo scontro bilaterale al massimo facendo riferimento a Washngton. Queste elezioni dicono invece che Israele debba entrare nell'Unione Europea". Non sarebbe vissuto come una "provocazione" nel mondo arabo? "C'è ormai un gioco impazzito in cui la politica non premia più. Mi dispiace che Sharon non abbia capito l'importanza dell'ingresso di Israele nell'Unione Europea, avendo preferito lo scontro bilaterale al massimo facendo riferimento a Washington. Queste elezioni dicono invece che Israele debba entrare nell'Unione Europea". Non sarebbe vissuto come una «provocazione» nel mondo arabo? "Non credo, perchè viene fuori che in Europa le decisioni non sono unliaterali. Poi in politica ci si spiega, e se è per questo anche il muro è stato visto come una provocazione". E la guerra in Iraq c'entra? "Non c'è un rapporto diretto. Certo è che non si promuove la democrazia con mezza mano. Si fa se ci si investe, non a intermittenza e con il minimo indispensabile. Non capisco perché ci sia venuto in martedì esportare la democrazia, quando forse basterebbe sostenere quei democratici che in moltissimi Paesi arabi cercano di fare una politica meno corrotta, più liberale. Penso a tutti gli emarginati di Arafat. Quando furono esclusi decine di candidati democratici in Iran, nessuno protesta in Occidente, l'Onu accetta di fare la conferenza mondiale sulle nuove tecnologie e la libertà di espressione a Tunisi, dove a presiederla c'è l'ex ministro degli Interni e capo dei servizi segreti... Dovremmo essere più coerenti per essere più efficaci".





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