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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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L'EGITTO, UN PAESE NEL CUORE

Pharaon - 3 febbraio 2006 Un'occidentale che ha scelto di vivere al Cairo e si sente "interpellata" dalle piramidi. Un egiziano che ha scelto l'Occidente, ma non ha dimenticato il fascino di Akhenaton. di Maria Francesca Malandrucco Due personaggi, due percorsi di vita completamente diversi, due culture diverse, due professioni diverse, un punto d'incontro: l'Egitto antico. Emma Bonino, deputato al Parlamento europeo, che ha scelto di trasferirsi al Cairo e Omar Sharif, il celebre attore che dal Cairo si è trasferito in Europa e negli Stati Uniti. Emma Bonino, nata a Bra nel 1948, deputata dal 1976 per il partito radicale, commissario europeo dal 1995 al 1999, eletta al Parlamento nel 1999, dal dicembre 2001 fa la spola tra le sedi di lavoro dell'Unione Europea e il Cairo, dove prosegue l'attività legata al suo mandato parlamentare. Nella capitale egiziana ha preso le lezioni di lingua araba, che le consentono oggi di seguire le trasmissioni di Al-Jazeera e di leggere i principali quotidiani del Medio Oriente. E' diventata uno dei più esperti commentatori dei problemi dell'area mediorientale. Perché il Cairo? Dopo le elezioni del 2001 non avevo impegni in Italia, ma solo con il Parlamento europeo. Ho pensato che, anziché viaggiare tra Roma e Bruxelles o Strasburgo, potevo volare dal Cairo. Così ho deciso di andare lì per metabolizzare la sconfitta e imparare l'arabo. Per me la lingua è sempre il veicolo principale di comprensione di un popolo. Conosceva già l'Egitto? Sì. Vi ero stata la prima volta nel 1985, da turista, sotto Hourgada. Era inverno. Volevo fare immersioni. Ma l'acqua era troppo fredda. Così sono andata a Luxor e ad Assuan, per cui ho provato un grande amore. Mi hanno colpito il colore arancione delle case e delle strade al tramonto, le feluche sul Nilo. Poi ho visto le piramidi. Sono tornata in Egitto sei anni dopo, questa volta a Sharm el Sheik. Che Paese ha trovato? Un Paese paralizzato. Poi è iniziato un periodo di fermento per l'Egitto che ha spinto Mubarak a cambiare la Costituzione e indire le elezioni. Quel fermento sta continuando. Ma è presto dire oggi dove porterà. Come vive da occidentale al Cairo? Ci vivo da grande privilegiata, naturalmente. Di giorno seguo le lezioni di arabo e incontro molte persone. In Egitto continuo la mia attività politica. E' questo quello che mi interessa. Di sera, nella mia abitazione, a Zamalek, vivo un grande sentimento di solitudine. Non mi interessano la vita mondana e i ricevimenti, ma il confronto con le persone che incontro di giorno. Stringere amicizia con gli egiziani è difficile. Fuori dal giro internazionale sono molto riservati e chiusi nella loro vita familiare. Dopo questi anni di permanenza al Cairo, non ho più di 4 o 5 amici. E la sua casa di Zamalek? Mi piace: le mie finestre si affacciano sul Nilo, proprio di fronte all'Hotel Marriott. Si porta dentro un ricordo, un'immagine o un sapore del Cairo? Sì. La luce della città, il suo rumore, quell'odore. E mi porto dentro anche l'incapacità di quel popolo di mantenere ciò che ha. Questo fa parte sia della forma mentis degli egiziani, sia della loro storia. Penso, ad esempio, a Tahir Square. Lo sa, è stata disegnata dallo stesso architetto degli Champs Elysées a Parigi. Ma qui, al Cairo, i palazzi sono talmente messi male che si fa poco caso alla loro bellezza. Dopo cinque anni sente di conoscere e comprendere meglio quella società? Credo di capirne a fondo la situazione politica e i meccanismi. Ed è la cosa che mi interessa. Che idea si è fatta della donna egiziana di oggi? La donna egiziana di oggi si interroga e credo sia pronta a conquistarsi i propri spazi. E' vero che dal punto di vista del diritto è tutelata, ma continua comunque a vivere una discriminazione di fatto. Ad esempio il divorzio è previsto dalla legge; in quel caso, però, la donna perde il diritto all'eredità e alla custodia dei figli. Mi ricorda un pò l'Italia negli anni Settanta. Certo, il fermento riguarda un gruppo ristretto di donne, ma ci vuole sempre molto coraggio a rompere con il sistema. E il coraggio è una virtù che hanno in pochi. Cosa deve fare ancora Emma Bonino al Cairo? Non lo so, non so ancora quanto rimarrò in questa città. Ma è stata un'esperienza unica che mi ha permesso di avere un punto di osservazione privilegiato su tutta la regione. Di qui hai la possibilità di conoscere e di incontrare tutti. Quello che sento è comunque di continuare l'azione di sostegno democratico, a partire dalla questione femminile. Ho cercato di costruire dal Cairo un ponte con l'Europa e voglio continuare. E il rapporto di Emma Bonino con l'Egitto classico? Mi colpisce e mi interessa. Quando arrivo in aereo al Cairo cerco sempre con gli occhi le piramidi. La prima volta che sono giunta alla Piana di Giza sembrava di andare fuori, in un altro posto. Oggi, invece, le piramidi sono completamente circondate dalla città. Forse è per questo che alla Piana di Giza preferisco la piramide a gradoni di Saqqara o quelle di Dahshur, ancora nel deserto. Ci sono tornata anche pochi mesi fa, in pieno agosto. Le piramidi mi hanno sempre come interpellato. Cosa intende per interpellato? Voglio dire che mi hanno lasciato sempre un interrogativo sospeso. A cosa servono? Mi colpisce delle piramidi quel senso di radici che mi trasmettono, ma credo anche che siano un monumento alla follia umana. Perché coinvolgere tante risorse e uomini per costruire un monumento che può essere goduto da pochi? Capisco i lavori per un tempio o un piazza. Ma alle piramidi non sono capace di dare una spiegazione. C'è un sito archeologico che le piace di più? Abu Simbel è il posto che mi emoziona di più. Mi emoziona per la magie del luogo e dell'uomo. Lì sono avvenuti due miracoli di capacità umana. Il primo quando gli uomini lo hanno costruito. Il secondo quando hanno smontato e spostato il tempio. Due imprese titaniche a distanza di oltre 3000 anni. La sua impressione quando ha visitato il Museo Egizio del Cairo? Un vero bazar. Oggi so che in parte è cambiato. C'è un personaggio dell'antico Egitto che più le piace? Tutankhamon. La mia forse è una risposta banale, ma di lui mi ha colpito il suo incredibile tesoro, così ricco anche di invenzioni di vita quotidiana. Penso al lettino, dove il faraone poteva sdraiarsi con i piedi sollevati, proprio come faccio io a casa, o alla corda legata alla ruota della biga con cui gli egizi misuravano la distanza percorsa. E il dio egiziano che ha colpito di più il suo immaginario? Non ho dimestichezza con gli dei egizi, come non ne ho mai avuta con le divinità greche e romane. Non li conosco perché le divinità mi interessano di meno.





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