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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DONNA POLITICA/ IL MONDO ARABO VERSO LA DEMOCRAZIA. GRAZIE ALLA CAPACITÀ DI EMMA BONINO.

di Susanna Creperio Verratti Ottocentoventi partecipanti da 52 Paesi per lo più del mondo arabo, ministri della giustizia e parlamentari, centoventi organizzazioni della società civile hanno concluso lunedì 12 gennaio la due giorni di lavori per la Conferenza regionale intergovernativa sulla democrazia, i diritti umani e il ruolo della Corte penale internazionale, svoltosi a Sana'a, capitale dello Yemen. Il nuovo anno sembra davvero iniziare sotto i migliori auspici nella regione araba. Dopo la guerra, ora è tempo di pace. E in questi giorni nel Palazzo repubblicano di Sana'a si è assistito alla pacifica rivoluzione del mondo arabo verso la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Protagonista la europarlamentare Emma Bonino che ha dato vita con la sua organizzazione No Peace Without Justice e in collaborazione con il governo yemenita alla Conference. Scopo primario arrivare alla approvazione della Dichiarazione di Sana'a come documento di pressione da sottoporre al Parlamento yemenita a favore dell'ingresso dello Yemen nella Corte penale internazionale. In realtà i risultati della Conferenza sono andati ben oltre. Per due giorni interi i rappresentanti di tutto il mondo arabo e del Nord Africa si sono confrontati dialogando sui temi della democrazia e delle libertà fondamentali sulla base dei principii espressi nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite. E la società civile araba ha avuto la grande opportunità di confrontarsi con i governi per esprimere istanze represse o inespresse. L'evento, finanziato dalla UE e dai governi del Canada, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Svizzera e Uk, è stato per lo Yemen una grande occasione e il suo presidente, Ali' Abdullah Saleh, l'ha colta con intelligenza politica, consacrando ufficialmente il suo Paese alla democrazia e come esempio per gli altri stati arabi. Nello Yemen il 60% delle donne ha il volto coperto, il resto porta il velo e soltanto 11 donne si vestono all'occidentale. Più del 40% della popolazione è analfabeta, per lo più femminile, l'economia è povera e la gente vive mediamente con meno di due dollari al giorno. Riunitosi dopo una sanguinosa guerra civile solo pochi anni fa, il Paese si è aperto a libere elezioni garantendo il pluralismo dei partiti soltanto tre anni fa ma già il suo ministro per i diriti umani è donna e le organizzazioni femminili si stanno distinguendo come le più combattive per la conquista dei diritti di tutti e per il rispetto dell'integrità fisica della persona. "Realizzare la democrazia è difficile, ma la cosa peggiore è l'assenza di democrazia", ha concluso la Conferenza il Presidente dello Yemen, rivolgendosi alla sala del Palazzo presidenziale, gremita di arabi proveniente da tutta la regione. Iraq, Iran, Afghanistan, Algeria, Sudan, Palestina, emirati con in testa il Kuwait, per citarne alcuni, hanno espresso mediante i rispettivi ministri della giustizia la loro posizione rispetto al processo di democratizzazione sostenendo di auspicarlo come proveniente dall'interno, non per imposizione esterna, nel rispetto con la tradizione islamica. Han parlato imam e donne velate, in nome di Dio e del Profeta, insistendo sui valori dell'Islam e della sua possibile conciliazione con la democrazia in nome di un islamismo moderato e liberale. E gratitudine per il sostegno dell'occidente non significa servaggio, ha precisato il ministro della Giordania, Signora Asma Kader. Eppure il sogno della democrazia e dell'unione del mondo arabo insieme alla volontà di iniziare un nuovo percorso verso le libertà, ha pervaso i lavori di tutte le sezioni. Un grande esempio quello dello Yemen e un modello per il resto del mondo arabo. Sino ad oggi solo la Giordania e Djibouti hanno aderito insieme alle democrazie occidentali alla Corte penale internazionale, un passo essenziale per il processo di democratizzazione interna. Il vero successo della Conferenza è la dimostrazione al mondo intero che le istituzioni internazionali hanno ancora un ruolo essenziale nel promuovere il dialogo tra i popoli. Occore soltanto saperne cogliere le opportunità. Ed è ciò che Emma Bonino sa fare. Ma occorre essere un politico, o meglio una donna politica, dalla visione ampia.





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