sito in fase di manutenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere aggiornati
 
 agosto 2019 
LunMarMerGioVenSabDom
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031 
CAMPAGNE
MISSIONI

CERCA:

Ministero degli Affari Esteri

Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

Cookie Policy

>> Panorama


GLI OSPEDALI CHE CURANO LE MUTILAZIONI

Panorama - 11 marzo 2006 Roma. Torino. Firenze: i centri dove operano medici in prima linea contro la circoncisione femminile. Intanto sull'argomento escono libri e si aprono dibattiti. Perché abbassare la guardia sarebbe un errore. di Stella Pende Farxia ha 12 anni e treccine ondulate. A 7 una strega africana le ha strappato l'infanzia dalla pancia. L'ha infibulata. Le ha tagliato con una lametta il clitoride e poi l'ha cucita con il filo d'acacia. Una ferita aperta nell'anima e nel corpo per diventare pura. Per cacciare il piacere. Poi un mese fa è venuto il turno di Halima, la sua sorella piccola. Allora Farxia l'ha presa per mano e l'ha portata al pronto soccorso di un grande ospedale romano. "Aiutatemi" ha chiesto la bambina ai medici "mia nonna porterà mia sorella per farle la gibna. Halima piange. Non voglio che anche lei dimentichi nel sangue di essere una bambina". Infibulazione: la mutilazione della carne, il dolore e il sangue per diventare una donna onorata. A tagliare è sempre una vecchia donna in Somalia: si fa con un coltello speciale, negli altri paesi con piccole seghe, lamette o pezzi di vetro. La bimba legata urla, piange, si dibatte, la vecchia taglia il citoride ma anche piccole o grandi labbra. La vagina diventa un foro invisibile. Sono 150 milioni le donne nel mondo che hanno subito la mutilazione. Seimila bambine al giorno devastate dal coltello della mammana. L'Organizzazione mondiale della sanità racconta che accade in Africa: Somalia, Eritrea, Etiopia, Egitto, Sudan, Mali. Ma oggi, con l'immigrazione africana, anche l'Europa è fortemente contagiata. Nonne e madri portano le figlie "in vacanza" nei loro paesi e lì le fanno "diventare donne". Alcune trovano la mammana locale o il medico che si presta nei nuovi paesi. Un esempio per tutti? Un odontotecnico è stato arrestato in Piemonte. Praticava infibulazioni a soli 100 euro. Si e molto scritto, urlato, sperato. Forse non Invano. Oggi, per la prima volta possiamo dire che la speranza di fermare quest'orrore diventa realtà. In Europa e nel mondo le prime nemiche dell'infibulazione sono le leggi conquistate dopo anni di lotta. Cominciando da Francia, Germania e Gran Bretagna, dove si punisce l'infibulazione con la galera. Finalmente, alla fine di febbraio entra in vigore anche la legge italiana. E punisce con il carcere dai 4 ai 12 anni lo scempio del corpo di bambine e donne. Emma Bonino, anima e motore di questa guerra nel mondo, racconta dì grandi successi in Alrica: "Torno adesso dal Mali, uno dei paesi con il più alto tasso di infibulazioni nel mondo. Bene, anche loro promettono l'abolizione della pratica. Non solo. In Egitto, dopo la nostra conferenza del Cairo, ogni giorno c'è festa in un villaggio per la cerimonia d'abbandono. Canti e balli invece del pianto delle bambine". Bonino è commossa. Anni dì attesa per questa piccola, grandissima donna che non si arrende. "Così per Kenya, Gibuti, Senegal, e abbiamo speranze anche in Liberia, dove spero di portare dalla parte delle bambine il primo presidente donna d'Africa. Ma attenzione.." . Bonino ricorda che è proprio in Europa, e in Italia, oggi non si può abbassare la guardia. I numeri dell'orrore danno ragione al suo allarme. Sono 45 mìla le immigrate dai paesi dove la circoncisione femminile è tradizione e legge. Dunque 30 mila donne che vivono fra noi avrebbero già subito mutilazìoni genitali. In questo conto macabro, almeno 5 mila le "figlie" a rischio. E' come convertire lo spacciatore, capisce? Bloccate loro, le immigrate italiane interromperanno anche i loro viaggi e le torture delle figlie. Solo così l'Europa e l'Italia saranno libere da questo mostro". Un pensiero e un lavoro capillare in cui l'Aidos crede profondamente. "Formare in Africa e informare gli africani" è lo slogan di Daniela Colombo, presidente della ong italiana che tanto ha lavorato alla fattura della nuova legge. Tanto che si parla in giro di legge Aidos. "Solo in Senegal, 1.300 villaggi hanno detto no agli stupri delle bambine. Per paradosso, sembra più difficile convincere madri e nonne immigrate in Italia". Arrivano con valigie cariche di nostalgia. Rifiutano le tradizioni, la storia, i rumori delle nostre città. Che importa se le nipoti sfrecciano sul motorino in minigonna. Per le nonne devono tornare in Mali o in Somalia a sposarsi. E per quello devono "essere chiuse"". Così, con la regia dell'Aidos, un piccolo gruppo viaggerà dal Senegal al Veneto. Signore e consorti in turbanti colorati spiegheranno alle donne di una tribù senegalese, ospite nella regione, che non è necessario infibulare le loro piccole. Perché in Senegal, dove le mutilazioni sono oggi illegali, le bambine troveranno un marito anche in minigonna. Che l'infibulazione sia uscita dal silenzio e dalla paura lo dicono anche televisioni, radio e giornali. La Bbc trasmette un reportage con 20 storie di fuga dalla circoncisione femminile. Ma soprattutto lo raccontano quattro nuovi libri pubblicati l'ultimo mese. Le Figlie del dolore (Garzanti), l'ex modella Waris Dirie, gazzella nata nel deserto della Somalia dove sua nonna l'ha fatta "diventare donna", fa un viaggio nell'infibulazione attraverso Francia, Austria e Italia. "Oggi so che in Europa c'è una bomba a orologeria che fa tic-tac. Nessuno la sente. Nessuno ascolta la verità. Questo orrore lo combatto da anni. Sono pronta a lottare per sempre. Fino all'ultima lacrima dell'ultima bambina". La gazzella Waris è sdegnata: "Una vergogna che in Italia non si tratti la mutilazione come una persecuzione politica e che non si conceda l'asilo alla giovinetta che scappa terrorizzata. Certo, le bambine dei politici italiani non rischiano nulla". Questo coraggio da fiera africana lo trovi anche negli occhi di Khady Koita, senegalese. Bella. La signora lancia proprio in questi giorni la sua opera prima Mutilate (Cairo editore), già best-seller in Francia. E racconta: "Io e le altre bambine avevamo il vestito rosso e i fiocchi nei capelli. Farfalle condannate. Le urla della mia amica le sento ancora nei miei incubi. I miei ricordi sono persi nel sangue". "Ma non dimentichiamo che le radici così profonde e rapaci di una tradizione non si possono strappare come erbacce". Così, almeno, pensa Silvio Viale, ginecologo che combatte da tempo all'ospedale Sant'Anna di Torino le tragedie della circoncisione femminile. Un omaggio alla cultura africana che invoca anche Saida Ahmed, giurista somala a Torino: "Per noi è il marchio della dignità. Invece di condannare soltanto, aiutiamo le sopravvissute di questo mondo che scompare". Riciclare le mammane come infermiere, per esempio, è un'idea. Ma anche quella di Omar Abdulcadir, ginecologo somalo che anni fa lanciò la proposta di un rito simbolico alternativo, lo è. Una puntura sul clitoride della bambina invece che il taglio. Putiferio! Nessuno o quasi tollera l'idea della "mutilazione dolce". "E' come se alle pachistane sfregiate col vetriolo si dicesse: una gocciolina invece che un litro. L'orrore non è contrattabile" hanno detto Emma Bonino e le altre. Ma il lavoro di Abdulcadir si dimostra serio, affettuoso, utile. Come il suo libro Ferite per sempre, storie di giovani donne africane. Dannate o salve. "Prima dell'operazione il sesso era un pugnale girato nella pancia. Oggi sono capace di amare e di essere amata senza lacrime": Ahisha guarda per terra quando parla. Adesso, dice, piange di gioia. Sono più di 90 le donne che come lei sono state deinfibulate da Omar nel suo centro per la prevenzione delle conseguenze delle mutilazioni vaginali di Firenze. "Chiuse e storpiate così rischiano di morire a ogni parto con il loro bambino". Omar continua: "Qui arrivano ragazze e bambine che non si riescono a guardare: pus, infezioni, piaghe. Donne che non conoscono il piacere. Questo intervento restituisce loro la vita e la giovinezza". Infine, o per primo, Aldo Morrone, un medico che colleghi e malati raccontano come il geni santo dell'immigrazione. Morrone ha trasformato il suo centro di malattie della pelle all'ospedale San Gallicano di Roma in una vera chiesa medica dell'immigrazione dove negli ultimi anni sono passate 100 mila persone. Fra queste, 5 mila infibulate e 130 operate. Per questo, forse, il suo libro-inchiesta sull'infibulazione in Europa (Corpi e simboli) è così importante ed efficace. Per questo sentirlo parlare dà una grande pace: "Infibulazione significa immigrazione, povertà, culture lontane". Morrone parla di un genocidio del corpo che va vinto, ma prega di non dimenticare che certe donne sono sopravvissute di mondi e culture diverse: "L'infibulazione porta malattie terribili: infezioni sessuali, aids, tumori... Un sogno? Che questa legge serva per paradosso anche alle altre donne per capire meglio il dolore di tutte".





Altri articoli su:
[ Unione Europea ] [ Italia ] [ Stop FGM! ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Comunicati su:
[ Unione Europea ] [ Italia ] [ Stop FGM! ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]

Interventi su:
[ Unione Europea ] [ Italia ] [ Stop FGM! ] [ Diritti Umani, Civili  & Politici ]


- WebSite Info