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L'ISLAM MODERATO NON E' L'ARABA FENICE: ORA AVRA' PURE UNA FONDAZIONE

Corriere Magazine - 16 marzo 2006 di Edoardo Vigna Si chiamano Shukria Barakzai, neoparlamentare afgana, Bakthiar Amin, ex ministro dei Diritti Umani a Baghdad, Nuran Bayer, autrice del programma Hear my voice, in cui ha dato voce tv alle donne turche per raccontare i loro problemi e i loro sogni, la «femminista» del Bahrein Ghado Yousif Lamsheer («Allah mi protegge», spiega). E l'islam (minuscolo, come si usa scrivere cristianesimo ed ebraismo, il dialogo si fa tra eguali) moderato: con nomi e cognomi. Passati quasi cinque anni - da non credere - dall'attacco alle Twin Towers, rifiorisce la ricerca di «interlocutori credibili» - intellettuali, politici, religiosi - con cui dialogare: l'Araba Fenice che già comparve allora ma fu subito abbandonata per passare alla «lunga guerra col terrorismo» (il neo-con Donald Rumsfeld dixit). Ormai però è un coro: il dialogo con l'islam moderato è al cuore del problema. C'è chi lo invoca, magari periodicamente, e chi invece lo riunisce. Un mesetto fa a Istanbul (ospite Tesev, think-tank turco diretto dall'abile Mensur Akgün); un pò prima, in autunno, a Rabat, in Marocco; tre settimane or sono a Bamako, in Mali, per continuare in particolare la lotta all'infibulazione (dove cominciano a vedersi i risultati): al centro di queste iniziative, Emma Bonino, la leader che meglio ha fatto scouting in questi ultimi anni in cui gran tempo ha trascorso al Cairo a studiare l'arabo, gli arabi e le arabe. E ora arriva un'altra protagonista, la neonata associazione Reset-Dialogues on Civilizations che s'è appena riunita, proprio al Cairo, ad altissimo livello. Qualcosa si muove, finalmente. Anche sul campo. In un chiostro di Venezia, a luglio, in un consesso di musulmani riformisti, Bonino aveva lanciato l'idea di una Fondazione per il Futuro che finanzi e sostenga le iniziative concrete dell'islam moderato. Bene, a giugno decollerà grazie al terreno preparato da Gianfranco Dell'Alba di Non C'è Pace Senza Giustizia. Forse avrà sede in Qatar (ma c'è anche la Giordania in corsa), di certo tre saggi (tra cui il malese Anwar Ibrahim, di cui si è parlato in questa rubrica a ottobre) stanno scegliendo chi la guiderà. L'Araba Fenice avrà presto anche i fondi (li mettono pure gli Usa): vederla, insomma, dipenderà solo dagli occhi di chi guarda.





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