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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"ROMANO NON CEDA AI MIOPI E AI RITIRISTI"

Il Messaggero - 28 aprile 2006 Bonino: serve una strategia per non abbandonare Iraq, Iran ed Egitto al loro destino. di Mario Ajello ROMA — Onorevole Bonino, e ora ritiro immediato? "Nient'affatto. Il ritiro dall'Iraq dovrà essere nè immediato nè, soprattutto, un unilaterale". Ma Prodi è incalzato dai super-ritiristi della sua maggioranza. "Sta a lui fermare quegli ardori. Esercitando la leadership in maniera autorevole e responsabile. Serve un ritiro graduale, concordato - come c'è scritto nel programma dell'Unione - con le autorità irachene per quanto attiene ai tempi e ai modi". Quale può essere l'exit strategy? "Più che la "exit strategy", bisognerebbe definire in generale la "strategy". Senza considerare l'Iraq qualcosa di isolato rispetto a tutte le molte altre aree di tensione e di terrorismo. Serve una strategia per l'Iraq, così come per l'Iran, la Palestina, l'Afghanistan, l'Egitto...". Sennò? "Sennò rischiamo di abbandonare l'Islam pacifico e democratico al proprio destino, proprio come paventato da Shirin Ebadi e da altri, favorendo l'unione dei diversi spezzoni di terrorismo fondamentalista che finora sono rimasti separati". Ma il governo Prodi sarà all'altezza di queste sfide? "Proprio perchè il mondo va così, non bisogna perdere tempo. Va formato, subito, un governo forte. Senza applicare il Manuale Cencelli e senza cedere alle tecniche dilatorie, messe in campo dal centro-destra". Voi ci sarete in questa compagine? "La Rosa nel Pugno ha proposto, a Prodi, la mia persona come ministro detta Difesa. Stiamo negoziando. E sono pronta per questo ruolo che significa occuparsi anche dì peace keeping e di sostegno ai processi democratici, spesso minacciati dal terrorismo". Non crede che il governo, prima ancora di nascere, può scoppiare per la politica estera? "lo trovo miope chi parla di ritiro immediato ogni volta che ci sono vittime italiane, per le quali soffro come tutti. Miope perché non mette a fuoco che il terrorismo fondamentalista non solo è globalizzato. Ma si traduce in un movimento tutt'altro che statico, con una varietà di tattiche e di obiettivi che non mettono nessuno al riparo". Neppure ritirandoci in Occidente? "L'Occidente è ormai diventato un avamposto del terrorismo di matrice islamica e una fucina di attentatori. Come ripete Magdi Allam, la verità è che il terrorismo non è la conseguenza ma la causa dei mali che affliggono i palestinesi, gli iracheni e il resto del mondo!". In politica estera, lei condivide la strategia dell'Unione: più Europa e più Onu? "In teoria, sì. Lo testimoniano trent'anni di storia e di attività del Partito radicale transnazionale". Detto questo? "Dico attenzione. Dopo la doppia bocciatura franco-olandese del Trattato costituzionale, l'Europa si è lasciata andare a una languida "pausa di riflessione" che rischia dì durare fino alla primavera del 2007, data delle presidenziali in Francia. Quanto all'Onu, non sta attraversando uno stato di salute ottimale". Quindi? "Sarei cauta nel concedere deleghe in bianco a meccanismi multilaterali da tempo in crisi e con carenze intrinseche, che prescindono dagli strappi più o meno unilaterali di questa o quella grande potenza. In altre parole, io non mi amputerei in modo gratuito e preventivo di prerogative che vanno esercitate caso per caso. Alla luce dell'interesse nazionale e degli obblighi internazionali di volta in volta assunti dall'Italia".





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