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SCALFARI RISPONDE...

Il ruolo dell'Onu in Iraq e i terzisti strabici


Mi sembra segnificativo quello che scrivono molti egregi opinionisti italiani in questi giorni a proposito del dopoguerra iracheno. La loro preoccupazione principale se non addirittura unica è quella di gettare il maggior discredito possibile sull’Onu. Certo, dicono tutti, l’Onu in Iraq va benissimo, ma in realtà c’è già. C’è con la risoluzione 1511 votata qualche mese fa all’unanimità dal Consiglio di sicurezza che autorizza e riconosce la presenza sul campo delle forze armate anglo-americane e della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, cioè di quei paesi (Polonia, Italia, Spagna, Australia ed altri) che hanno affiancato le forze anglo-americane e al di fuori di ogni mandato delle Nazioni Unite. Quindi: un’altra risoluzione Onu è perfettamente inutile.
E poi – continuano gli egregi opinionisti – l’Onu è stato un fallimento ovunque si sia presentata coi suoi caschi blu. Pensare che il suo arrivo in Iraq metterebbe fine al terrorismo è una scempiaggine.
Perciò smettiamola (così continuano a scrivere) di sostenere questo feticcio in chiave esclusivamente antiamericana e cerchiamo invece di rafforzare la schiera dei volenterosi facendo ricredere anche Zapatero dai suoi slogan elettorali sul ritiro dei soldati spagnoli e convincendo Francia e Germania che è venuto il momento di superare i contrasti sulla guerra. Bisogna convincerle che partecipando anch’esse alla ricostruzione e alla sicurezza di quel paese fanno quello che tutti ci attendiamo da loro e che rientra negli interessi dell’Occidente e di ciascuno dei paesi che ne fanno parte integrante.
Da una trasmissione televisiva dove un certo Battisti intervistava Emma Bonino su questi stessi argomenti mi sembra che anche la leader radicale la pensi allo stesso modo: andarsene dall’Iraq in questo momento sarebbe una vittoria del terrorismo, l’Onu serve a ben poco ma se vuole si accomodi pure purché la sola presenza che conta, quella americana, non venga messa in discussione.
Forse ricordo male. Ma posso chiederle dottor Scalfari un suo giudizio su queste opinioni di alcuni qualificati suoi colleghi?
Nico Lorenzetti


Il qualificato collega che ha intervistato qualche giorno fa la Bonino si chiama per l’esattezza Pierluigi Battista. Quelli che lei chiama i detrattori dell’Onu e che da qualche settimana, in sintonia l’uno con l’altro, sottolineano che l’arrivo dell’Onu a Bagdad non avrebbe certo il pregio di mettere a tacere il terrorimo sono, oltre al predetto Battista, i colleghi Galli Della Loggia, Paolo Mieli, Antonio Polito, Ferdinando Adornato, Giuliano Ferrara, Angelo Panebianco.
Il fraseggio che usano, giornalistico e televisivo, non è identico ma fortemente analogo. La simultanietà e la similarità delle tesi che essi sostengono fa effettivamente pensare che si sia in presenza di una vera e propria campagna di stampa.
Faccio i loro nomi per soddisfare una piccola ossessione di Battista, il quale in ogni occasione intima: fuori i nomi. Eccolo accontentato. Vengo al merito della sua lettera, signor Lorenzetti.
Sono anch’io del paere, come i miei colleghi sopracitati e come la brava Emma Bonino, che l’arrivo dei caschi blu non servirebbe certo a mettere al silenzio i terroristi, i quali se ne infischiano dell’Onu e perseguiranno comunque i loro turpi programmi di morte.
A questo proposito però mi pare necessaria un’osservazione già fatta in molte occasioni, alla quale tuttavia i prefati colleghi non amano rispondere: fino ad un anno fa di terroristi tipo Bin Laden in Iraq non ce n’era neanche l’ombra. Adesso l’Iraq è diventata una delle loro principali basi. Come mai? Perché? Urgono i nomi dei responsabili, direbbe Battista. E lo dico anch’io.
Quando si dice “ci vuole l’Onu” bisogna esser chiari. Ci vuole una risoluzione con la quale il Consiglio di sicurezza decida che spetta all’Onu guidare (dico guidare) il processo di ricostruzione economica politica nonché la sicurezza di quel paese.
In presenza di una risoluzione di questo tipo che farà il segretario generale Kofi Annan? L’ha già detto: promuoverà una coalizione di forze armate di vari paesi, a partire da quelli già presenti sul terreno ma non soltanto essi, sotto un comando unificato. Che cosa vuol dire comando unificato? Vuol dire certamente una cosa diversa da comando americano. Vuol dire comunque un comando dipendente direttamente dall’Onu e non dal Pentagono.
Qual è l’obiettivo? Quello di togliere spazio e motivazioni alla guerriglia irachena e ai movimenti islamici iracheni, che sono cosa assolutamente diversa dal terrorismo di Al Qaeda. Questo per quanto riguarda la sicurezza. Poi c’è la ricostruzione economica e la gestione del petrolio, dove evidentemente una presenza Onu è cosa completamente diversa dall’esclusiva presenza Usa.
Infine c’è la gestione politica, per affrettare al massimo il trasferimento dei poteri ad autorità irachene regolarmente elette, che invece, stando alle ultime esternazioni di Bremer (il “proconsole” Usa a Bagdad) dovrebbe attendere fino a tutto il 2005.
Vede le differenze, signor Lorenzetti? Confido che lei le veda. Non confido invece molto che le vedano i sopracitati colleghi né la brava Bonino. Si tratta infatti di terzisti strabici come del resto sono tutti i terzisti che, dovendo guardare contemporaneamente in due opposte direzioni, finiscono col non vedere nulla oppure soltanto ciò che hanno in testa e non la realtà dei fatti che li circonda.





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