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EMMA BONINO: "MA RITIRARSI NON SERVIREBBE"

La Repubblica - 6 maggio 2006 Vanno sostenute le forze democratiche, non bisogna solo cercare una exit strategy. di Carmelo Lopapa ROMA - Guai a fuggire adesso. «Non ci salverebbe dagli attacchi terroristici». Emma Bonino ne è convinta, lei che il terreno dell´ultimo assalto alle truppe italiane lo conosce bene: prima da commissario Ue, poi da supervisore del Parlamento europeo alle elezioni afgane del 2004. Avverte: «Non si pensi di adottare come strategia quella di ritirarsi al sicuro, quatti quatti. Madrid come Londra ci insegnano che i killer del terrore ti colpiscono a Kabul come a casa tua». La sequenza di attacchi alle truppe italiane, secondo l´intelligence sarebbe un messaggio al nuovo governo. Il governo Prodi come dovrà reagire? «Lo spargimento di sangue dei nostri soldati è un fatto grave, ma come lo è l´uccisione dei militari canadesi verificatasi più volte negli stessi territori. Intendo dire che la missione non può cambiare natura a seconda degli eventi quotidiani». Secondo Diliberto è venuto il momento di ragionare sul nostro impegno all´estero. «Sul nostro impegno nelle missioni all´estero bisognerebbe ragionare tutti i giorni, non solo dopo i lutti». Ammetterà che la morte di due alpini a sette giorni dall´attentato di Nassiriya susciterà comunque una reazione dell´opinione pubblica. «Lo ha detto Prodi, lo sappiamo tutti: il tributo di vite è grave, gravissimo, questo non si discute». Ma? «Ma non sarà il ritiro a salvaguardarci dal mirino dei terroristi. O ci rendiamo conto di questo oppure le duecento vittime di Madrid, quelle di Londra o della Turchia, quelle degli attentati in Marocco, in Egitto non ci avranno insegnato nulla. Il terrorismo ci raggiunge ovunque». Nessuna exit strategy, dunque? «Non è il modo migliore per difendersi. È davvero singolare che la prima cosa a cui si pensi dopo fatti come questo sia sempre e soltanto la exit strategy. Perché mai una strategy?». Quale dovrebbe essere la strategia? «Ad esempio intensificare le politiche di sostegno alle forze democratiche che stanno emergendo in quei paesi. Perché nessuna tv occidentale è stata capace di andare in onda in arabo nei paesi a rischio. Possibile che l´Occidente non sappia proporre altro che delegazioni ministeriali o interventi militari?» L´Europa, assente da tutti i più delicati scenari internazionali, ha una fetta di responsabilità. «L´Europa è in una lunga pausa di riflessione, seguita al fallimento dei trattati, che si prolungherà fino alle elezioni francesi. Nel frattempo la situazione precipita in Iran, c´è una recrudescenza violenta in Afghanistan, il terrorismo incalza in Iraq». Ecco, l´Iraq, dentro l´Unione si pensa che sia meglio a questo punto tornare. «No. Nel programma c´è scritto che il ritiro dall´Iraq va negoziato con le autorità irachene. Non c´è alcuna scadenza, nemmeno quella di cui tanto si parla: entro fine anno. Bisogna tenere conto delle esigenze italiane, lo capisco, ma anche di quelle irachene. Che coincidono con le nostre molto più di quanto si possa immaginare».





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