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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Europa


NELL’ANTICA SANA’A UN DIBATTITO SENZA VELI SULLA DEMOCRAZIA

Imma Vitelli

SANA’A – Asma Khader, alla fine, è raggiante. L’attivista per i diritti umani, da due mesi portavoce del goevrno giordano, non nasconde a Europa il suo entusiasmo: “Si è trattato di un momento storico. Per la prima volta i governi arabi hanno ascoltato i rappresentanti della società civile in un modo aperto, che non ci aspettavamo. E tanti conservatori che sembravano incontrollabili hanno discusso idee e proposte che fino a poco tempo fa erano eresie. Abbiamo fatto un gran passo avanti”. Il passo di cui parla l’avvocatessa Khader è la dichiarazione con cui più di 50 governi, attivisti, sceicchi, femministe, rais, giudici, ambasciatori e leader tribali, hanno conlcuso qui a Sana’a la conferenza su Democrazia, Diritti Umani e Corte Penale Internazionale, organizzata dalla Parlamentare europea Emma Bonino – e dall’ong da lei fondata Non c’è Pace Senza Giustizia – in collaborazione con il governo yemenita. Tutti i paesi arabi, Iraq e Palestina inclusi, si sono impegnati, assieme ad alcuni vicini asiatici (Pakistan e Afghanistan) e dall’Africa orientale sulla strada della libertà di stampa, del pluralismo politico, dello stato di diritto, della tutela delle minoranze, della democrazia, e sì, certo, contro l’occupazione “dei territori arabi”. “I governi hanno firmato una dichiarazione molto forte – spiegava alla fine soddisfatta Bonino, per tutti qui “Madame Emma” -. Bisognerà vedere se manterrano le promesse. La novità è che hanno dato semaforo verde alla società civile e quella si muove. Amr Moussa (segretario della Lega Araba) ha già ricevuto dalle ong presenti qui la richiesta di organizzare un forum in occasione della prossima riunione della Lega Araba a Tunisi”. Nella dichiarazione finale, i partecipanti hanno messo nero su bianco di voler rafforzare “il ruolo delle donne e la loro partecipazione sociale”; proteggere i diritti umani; assicurare l’uguaglianza davanti alla legge; garantire la separazione tra i poteri e l’indipendenza della magistratura, rafforzare le istituzioni internazionali come la Corte penale. Si sono impegnati, soprattutto, sulla strada della democrazia, “che non è un diploma che si prende all’università”, per usare le parole del presidente yemenita Ali Adballah Saleh, l’irruento padrone di casa. Ma è proprio quando si è discusso di democrazia che sono venute fuori le contraddizioni. Nel documento firmato ieri, si legge la seguente premessa: “Democrazia e diritti umani, che hanno origine nella fede e nella cultura, sono interdipendenti e insuperabili”. La democrazia “figlia della fede? Di cosa stiamo parlando? Asma Khader, che ha negoziato la dichiarazione finale, dice che era inevitabile. “Il nostro mondo non è ancora pronto a parlare di stato laico. Intanto abbiamo segnato un punto a favore: siamo riusciti a far ascoltare ai nostri conservatori delle idee a loro aliene. In questa conferenza abbiamo detto che Islam e democrazia sono compatibili. Alla prossima occasione, ma ci vorrà del tempo, potremo fare il passo successivo e dire che la separazione tra stato e religione è ineludibile”. La strada da percorrere è lunga. Per ogni Moussa pronto ad ammettere che “esiste una sola democrazia, ma non può essere imposta dall’esterno”, c’è un ministro che dissemina la strada di paletti e parla di democrazia “in linea con le nostre tradizioni e con i nostri valori religiosi”, come ha fatto lo yemenita Abu Baker al Qirbi. E per ogni dissidente come l’egiziano Saad Eddin Ibrahim che prova a mettere il dito nella piaga e far notare come prima o poi i regimi dovranno smetterla di usare l’Islam come scudo, c’è uno sceicco come il kuwaitiano Ahmed al Arabi pronto a ricordargli perché sono in molti, da queste parti, ad avere remore: “Chi rifiuta il concetto di democrazia lo fa perché è stato sviluppato dai greci e dai romani, popoli di atei”. Naturalmente di tutto questo Emma Bonino è cosciente. Dice che parlare di stato laico in questa parte del mondo oggi è ancora tribù, “come lo era dieci anni fa parlare di diritti delle donne”. Dice anche che da qualche parte però bisogna pur cominciare. “Abbiamo scoperto un nervo scoperto, un tema su cui in questo momento c’è grande fermento. Tant’è vero che c’è una lista di paesi che si sono fatti avanti perché vogliono organizzare un seguito. Iraq, Bahrain, Oman, Marocco, Kenya, Sudan...”. C’è chi sta sfruttando la lotta al terrorismo sfruttando la teoria dello scontro di civiltà. In effetti esiste uno scontro di civiltà, appartiene agli estremisti, ai radicali di ogni cultura. Ci sono personaggi che dopo la caduta dell’Unione sovietica hanno prontamente identificato nel mondo islamico il nuovo nemico.





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