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AFGHANISTAN, NEL GOVERNO E’ PROVA DI FORZA A SINISTRA

Cronache dell'Indipendente - 27 giugno 2006 Anche le iniziative di “soft-power” della politica estera italiana finiscono in ostaggio di Rifondazione, Prc e Verdi di Nero di China Per il rifinanziamento delle nostre missioni all’estero, in particolare quella in Afghanistan in ambito Nato e con copertura Onu, si svolge oggi la riunione dei capigruppo della maggioranza e venerdì si decide in Consiglio dei Ministri, per poi passare sotto le forche caudine del Senato. In previsione di questa trafila istituzionale, c’è un messaggio che giunge da Sana’a destinato alla sinistra ex antagonista e ora di governo. Ieri si è conclusa nella capitale yemenita la conferenza su “Democrazia, riforme politiche e libertà di espressione”, organizzata nel quadro del Dialogo per l’Assistenza alla Democrazia (DAD) varato tre anni fa nell’ambito dei rapporti tra il G8 ed il Medio Oriente allargato. Il DAD è finanziato, tra gli altri, dall’Italia che ne assicura la leadership assieme a Turchia e Yemen. La delegazione italiana a Sana’a era guidata dal Ministro Emma Bonino. Più di 400 rappresentanti della regione, governativi e non, hanno discusso per due giorni di pluralismo politico, di stato di diritto, della partecipazione della donna alla vita pubblica e di libertà di stampa. Alla fine, una Dichiarazione finale è stata solennemente sottoscritta impegnando governi locali, attori non-governativi e organizzazioni internazionali su di una serie di iniziative urgenti in questi settori. La nostra sinistra radicale ha applaudito e/o sostenuto l’iniziativa del suo governo? Per nulla. Accecata com’è dal pacifismo ad ogni costo e dalla retorica anti-americana finisce per ignorare anche le iniziative di soft-power ufficialmente condotte dall’Italia, che dovrebbero invece essere loro interesse valorizzare in chiave alternativa all’intervento militare. Purtroppo, occorre prendere atto che, allo stato, Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione compongono, insieme, il blocco più reazionario e conservatore presente oggi in Europa: no all’agrobiotecnolgie, no alle operazioni di peacekeeping, no alla liberalizzazione dei mercati e via proibendo. E, con le loro posizioni dogmatiche e introvertite, tengono in ostaggio anche la politica estera italiana. Urge, a questo punto, che venga data stabilità - e credibilità - all’azione di governo in materia di politica estera introducendo una modifica alla Finanziaria che eviti di sottoporre il decreto di rifinanziamento su base semestrale. Urge anche che i vari Rizzo, Diliberto, Menapace (nomen omen), e soprattutto i loro rappresentanti al governo, abbiano la pazienza, e l’onestà intellettuale, di leggersi l’Articolo 11 della nostra Costituzione nella sua integrità. In fondo non si tratta di un grande sforzo. L’Articolo 11 non recita “L’Italia ripudia la guerra”, punto. Ma recita: ”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Se lo facessero, cadrebbe il loro principale alibi e a noi tutti verrebbe risparmiata la loro dose di retorica quotidiana; se lo capissero, non lascerebbero ai soli “odiati” americani l’iniziativa anche in questo campo, quello relativo al sostegno della società civile, al finanziamento degli organi di stampa, all’appoggio dei dissidenti democratici, come sta avvenendo in Iran, Egitto e altrove…Un’attività necessaria e fondamentale che sicuramente noi europei faremmo meglio degli americani, come ci ha insegnato l’esperienza dell’Europa dell’Est. Ma no, la nostra sinistra più radicale vuole che ci amputiamo preventivamente anche di questa possibilità… Tra meno di un mese, dal 17 al 25 luglio, si terrà a Venezia, organizzato dall’associazione “Non c’è Pace senza Giustizia”, e sempre co-finanziata dal governo italiano, un incontro sull’Iraq che vedrà la partecipazione dei membri della Commissione parlamentare per la revisione costituzionale, leader politici, giudici, rappresentanti dei ministeri chiave, accademici ed altri. Come si sa, nell’ottobre 2005 si è svolto in Iraq un referendum sulla nuova Costituzione, seguito dalle elezioni politiche in settembre. Il governo iracheno ha bisogno ora di assistenza tecnica per le procedure e le strutture del processo di formazione costituzionale, così come per la promozione della riconciliazione nazionale ed il dialogo inter-istituzionale. Il seminario è parte integrante di un progetto più ampio per l’istituzione in Iraq di un quadro funzionale in grado di sostenere uno Stato federale strutturato e coerente. Sommessamente si segnala questo progetto sin d’ora, in caso i compagni pacifisti intendano nuovamente rimanere silenti e far finta di nulla: evidentemente la cagnara vale la pena farla solo se c’è la garanzia di finire sui giornali.





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