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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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L'AFGHANISTAN IN CHIARO

Il Manifesto - 4 luglio 2006 di Rossana Rossanda Prima di tutto i fatti. La guerra in Afghanistan, primo atto di Enduring Feedom, voleva punire al Qaeda per l'attacco alle Due Torri dell'1l/9/2001. E'durata pochi mesi. Ma da allora ai cinque anni seguiti i morti civili sono circa 50.000 teste il New York Times. Sul montagnoso paese è stato sganciato altrettanto esplosivo di quello lanciato dagli alleati nella seconda guerra mondiale - sempre teste il New York Times. Nessun centro di Al Qaeda vi è stato scovato e distrutto, i signori della guerra e della droga hanno ripreso le loro gesta al nord, i talibani sono rispuntati al sud, il presidente Karzai non è preso sul serio da nessuno, lo smercio internazionale dell'oppio prospera e le donne si muovono prudentemente in burqa. Le denunce del gruppo femminista Rawa non sono ascoltate, Emma Bonino vede solo che alcune migliaia di bambine vanno a scuola - importante - almeno finché la situazione, che ha ripreso a infiammarsi, lo permetterà. Non è così? E' così. Ma nel programma del centrosinistra l'Afghanistan non era nominato. Serietà vorrebbe che nel proporre il rifinanziamento della missione il governo ne tenesse conto. E ammettesse che, nella riaccesa contlittualità del paese, il nostro contingente sarà sottoposto agli stessi pericoli che in Iraq. E spieghi quanto della spesa vada al suo mantenimento e quanto in aiuto alla popolazione: come nell'Iraq, il rapporto è, se non sbaglio, di quattro a uno. Dopo di che il governo chieda il voto, se crede ma non perché stiamo assistendo gli afghani o minando le basi ideali e sociali dei talibani, ma perché la spedizione è stata benedetta cinque anni fa, non senza qualche tortuosità, dalle Nazioni Unite e se ora gli Stati Uniti la scaricano sulla Nato, è perché la Nato è diventata, senza nostra obiezione, da fronte di eventuale difesa, fronte d'attacco della guerra preventiva. Può darsi che ai suoi primi passi sia difficile a Prodi ribaltare l'adesione alle scelte dell'amministrazione Bush, non esistendo in Europa una politica di ricambio. Ma non deve aprire la discussione sul bilancio attuale di Endurig Freedom? E' disastroso. Nulla cedendo sulla inaccettabilità del modello fondamentalista, è d'obbligo chiedersi se è con la guerra preventiva, non dichiarata, asimmetrica, eccetera, che si riesce a farvi fronte. Il governo di centrosinistra è tenuto a rispondere anche al movimento pacifista perché deve la sua esile vittoria anche al suo appoggio, ed esso non si è delegato a nessuna sigla della coalizione. Durante la campagua elettorale non si è avvertito: «Vedremo se» possiamo ripudiare la partecipazione alle guerre e relative occupazioni. Si è detto che le ripudiavamo. Non si riesce a farlo da un giorno all'altro? Lo si dica. Ma non ci si prenda in giro con l'operazione di «polizia internazionale». Come non è cosa da poco che otto senatori della sinistra siano tagliati fuori perché dicono di no. Se venga prima la coerenza o il non mettere in difficoltà il fragile governo sono ambedue questioni di coscienza. Ma non ci si dica che se la Udc garantirà i voti mancauti a sinistra sarà un «allargamento». Sarà una sostituzione. Sarà il doroteismo dei due forni. Parte della Margherita non nasconde che amerebbe sbarcare la sinistra radicale e accogliere la Udc nel suo seno. L'Unione non ci ha pensato? Ci pensi.





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