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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"LA JIHAD ISLAMICA CI SFIDA ECCO PERCHE' CRITICO ROMANO"

La Repubblica - 16 luglio 2006 Emma Bonino, ministro delle Politiche europee: miope non vedere l´offensiva dei fondamentalisti. di Francesco Bei ROMA - Non si può dire che la dichiarazione di Romano Prodi su Israele, con quella «deplorazione» dell´uso della forza, sia stata apprezzata da Emma Bonino. Nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì, la leader radicale ha tentato di opporsi alla linea prevalente, sostenendo «l´inadeguatezza» di un´analisi che isolava la reazione israeliana dal contesto dell´offensiva fondamentalista in atto nel mondo. Si è trovata isolata al Consiglio dei ministri? «Verso la fine della riunione c´è stata una discussione ed è stata letta la dichiarazione che il presidente del Consiglio avrebbe poi diffuso, in accordo con D´Alema. Io sono intervenuta, ma non sono stata la sola ad esprimere delle riserve». Il vicepremier Rutelli condivideva i suoi dubbi? «Sì, ma anche altri (Amato-ndr) hanno svolto ragionamenti simili». Perché non le è piaciuta la dichiarazione di Prodi? «Semplicemente perché la mia analisi di quello che sta succedendo è completamente diversa e quindi la focalizzazione sull´uso "sproporzionato" della forza da parte di Israele mi sembra essa stessa inadeguata rispetto alla situazione. Mi sembra una delle solite dichiarazioni che l´Europa o l´Italia fanno tradizionalmente rispetto ad Israele, ma il problema è che il contesto stavolta non è quello solito». E quale sarebbero le novità di scenario? «Il fatto è che non è più un problema tra Israele e i palestinesi. Io oggi vedo l´asse tra Hamas-Hezbollah-Damasco-Iran. Vedo una recrudescenza islamista di derivazione pakistana in Afghanistan, c´è la Somalia, gli attentati di Bombay. C´è insomma una espansione jihadista ed estremista, il cui cerchio più stretto ha come obiettivo Israele». Anche amici di Israele fanno notare tuttavia che il governo di Gerusalemme stavolta è caduto in una trappola e ha reagito oltre misura causando numerose perdite tra i civili «Può darsi. Ma l´appello alla moderazione rivolto a tutti lascia il tempo che trova. Lo trovo inadeguato anche perché non si dice cosa intendiamo fare noi, come Italia e come comunità internazionale. Questa mi pare la miopia: è più facile puntare il dito contro qualcuno che assumere il peso di una strategia. Sento dire che infine al G8 di San Pietroburgo c´è una convergenza sul fatto che gli Hezbollah armati non dovrebbero esistere nel Libano del Sud. Ma faccio notare che questa richiesta era già contenuta nella risoluzione Onu 1559 del 2004. Peccato non sia mai stata applicata...». A sinistra che c´è anche chi propone l´invio di caschi blu "per fermare Israele". «Lasciamo perdere. Sono quelli stessi che vogliono venire via dall´Afghanistan, no? Oltretutto ricordo agli amici della sinistra che quello israeliano non è il governo della destra ma un governo "amico". Comunque, la dimensione dei problemi è tale che mi interessa poco la polemica italiana». Se è vero che la provocazione è partita da Hamas ed Hezbollah, Israele porta la responsabilità dell´escalation. «Non sono d´accordo. La sola cosa che noi radicali da tempo imputiamo alla leadership israeliana è una sorta di mancanza di visione strategica, visto che i governi israeliani continuano a ritenere di poter difendere da soli il loro avamposto democratico. Invece dovrebbero finalmente promuovere con forza la prospettiva dell´ingresso nell´Ue». Il centrodestra lamenta la rottura di Prodi rispetto alla politica del governo Berlusconi sempre vicino a Israele. «La politica estera di Berlusconi e di Fini è stata più di dichiarazioni che di iniziativa politica conseguente. A livello di dichiarazioni, certo è stata diversa». Molto diversa dalla teoria dalemiana dell´equivicinanza... «Se uno considera il problema solo come conflitto fra israeliani e palestinesi va a finire nell´equivicinanza. Ma se l´analisi giusta è invece quella che proponiamo noi, si tratta di capire uno da che parte sta di fronte a questo mondo in fiamme. Non è soddisfacente puntare il dito solo su Israele come se fosse la causa di tutto». Anche il Vaticano ha "deplorato" l´attacco in Libano. «Penso che il Vaticano non si dovrebbe occupare di politica». Al di là della dichiarazione su Israele, qual è la valutazione sulle ultime mosse del governo, dal decreto Bersani al Dpef? «Io ho cercato di sostenere questa svolta con grande convinzione, a partire dalle liberalizzazioni fino ad arrivare al Dpef, al ddl Bersani sull´energia o quello di Lanzillotta sugli enti pubblici. Il mio contributo è stato quello di indicare delle soluzioni in linea con quello che stanno facendo altri Paesi europei. Non va dimenticato che, dai taxi alle farmacie, dai panettieri alle tariffe degli avvocati, molte delle liberalizzazioni del decreto Bersani sono in realtà soluzioni ad infrazioni che venivano da Bruxelles».





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