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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Denaro


EUROPA, MONDO ARABO E DEMOCRAZIA

di Geppy Rippa Il 12 dicembre il Consiglio europeo aveva approvato un documento per i rapporti con il mondo arabo in cui si diceva che il mondo occidentale doveva modificare il tradizionale approccio di aiuto allo sviluppo e che, invece, doveva puntare sugli strumenti per la promozione della democrazia. Partendo da questa intenzione politica, tutto avrebbe dovuto farci immaginare che un appuntamento come quello promosso a Sana’a su Diritti Umani e ruolo della corte Penale Internazionale, che si è tenuto nella capitale yemenita, potesse suscitare l’attenzione e l’iniziativa delle istituzioni europee. Di che si tratta. Organizzata dal governo dello Yemen e dall’associazione europea: “Non c’è Pace Senza Giustizia”, la Conferenza è stata finanziata dall’UE e dai governi di Canada, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Svizzera e il Regno Unito insieme con lo UNDP. L’oggetto: le relazioni tra democrazia e diritti umani, le questioni attinenti ai diritti umani e le attività delle Nazioni Unite e dei paesi arabi. Se si pensa alle difficoltà culturali e all’insieme dei problemi che caratterizzano i rapporti tra occidente e mondo arabo, in particolare sul terreno dei diritti civili, questa occasione appariva decisamente importantissima per consentire alla società, alle società civili, di incontrare e parlare con i loro governi in un’atmosfera distesa e pacifica. Con la nutrita e molto vasta rappresentanza del mondo arabo (quasi venti paesi, più i rappresentanti della Lega Araba), l’occasione aveva la qualità di essere la prima grande opportunità per l’avvio di un confronto sul tema determinate della democrazia. Emma Bonino — promotrice della Conferenza — nel mentre sottolinea il grande successo della stessa nel mondo arabo, su un terreno del tutto congeniale all’occidente, quello delle libertà e della democrazia, non riesce però a nascondere la delusione per il modo poco “intenso” con cui Commissione e Consiglio europei hanno sostenuto l’iniziativa. “...Basterebbe avere una politica di sostegno delle forze democratiche sul posto. Ma in realtà non facciamo neanche quello. Abbiamo esercitato pressioni di ogni tipo perché l'Unione europea fosse presente in modo significativo alla Conferenza di Sana'a”. Il mondo arabo accoglie con sempre maggior favore il "vento dell' ovest" che soffia per la democrazia. Lo afferma il ministro degli esteri yemenita, Abubakhr al Kirbi. "Non e' vero che esistano principi islamici in contrasto con la democrazia e i diritti umani. Questa credenza - sostiene Al Kirbi - si basa su opinioni false diffuse in modo sbagliato, in conseguenza di influenze esterne sul mondo arabo e islamico". Il ministro attribuisce ai "secoli di occupazione" passati "l'abbandono di alcuni di questi valori. Ma oggi stanno rivivendo ed ogni paese arabo e musulmano si sta reindirizzando verso sistemi politici allineati alle direttive internazionali sulla democrazia ed i diritti umani". Ma mentre si registrano segni così simbolicamente essenziali, l’Europa resta sostanzialmente passiva. Scrive il prof. Khaled Fouad Allam: “...Purtroppo l´Europa è quasi assente, perché non ne ha capito la reale portata. Per l´ennesima volta, di fronte a un mondo arabo che cerca di aprirsi, troviamo un´Europa che si chiude su se stessa, che si mostra incapace di capire e di definire ciò che vuole essere, incapace di definire la sua relazione con il mondo arabo. Ma essa è una relazione essenziale, in primo luogo per motivi storici e in secondo luogo perché le questioni del mondo arabo e dell´Islam sussistono anche nel cuore dell´Europa, a motivo della popolazione di origine araba che qui vive. Qualche tempo fa scrissi in un articolo che l´Europa aveva finito di cercare di capire il mondo arabo: non sapendo aiutarlo a trovare un´alternativa politica, essa si è rifugiata in un culturalismo che tende a riprodurre i vecchi schemi dell´esotismo, perché non capire il cambiamento, e le crisi che il cambiamento comporta, rende impossibile una progettazione politica. Inoltre il mondo contemporaneo si trova a vivere un nuovo pericoloso divorzio: quello della frattura fra cultura e politica. Mancano le grandi idee, i grandi slanci culturali: manca quel seme che è fondamentale per la politica, senza il quale essa si atrofizza e diventa mera gestione del quotidiano. Di questo divorzio soffriamo tutti, l´Europa come il mondo arabo....” L’Europa non risponde; non ha risposto quando si è trattato di favorire il cambiamento nei paesi dell’Est, di superare la segregazione razziale in Sudafrica, non risponde convintamente neanche in questa occasione. I suoi processi sono lenti. Abbiamo i commessi viaggiatori delle grandi strutture di potere internazionale, del capitale, della burocrazia, delle lobby militari e delle grandi organizzazioni politico-sindacali, che si agitano a destra e a manca, su e giù; senza che un sol obiettivo venga raggiunto, senza che un solo valore venga sostenuto, senza che neanche la prefigurazione di un ruolo significativo venga avvertito presente nell’agenda in costante mutazione degli avvenimenti internazionali.





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