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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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NEL PAESE DI BIN LADEN SI DISCUTE DI DIRITTI CIVILI

Vasco Pirri Ardizzone

Può apparire una strana contraddizione, eppure nel Paese dell’uomo che ha cercato di distruggere la democrazia nel mondo, in questi giorni si è parlato di sviluppo della democrazia. Infatti nello Yemen ( Paese di origine della famiglia di Osama Bin Laden), a Sana’a, si è svolta la Conferenza intergovernativa regionale sulla democrazia, i diritti umani e il ruolo della Corte Penale Internazionale. Basterebbe solo questo per essere grati ad Emma Bonino e all’organizzazione non governativa radicale Non c’è pace senza giustizia, che si sono spesi per organizzare la conferenza. Ieri, a conclusione della due giorni è stata approvata, all’unanimità dai rappresentanti di tutto il mondo arabo, la Dichiarazione di Sana’a, che comprende tre punti essenziali: gli organi legislativi devono essere eletti; il ruolo del Tribunale penale internazionale deve essere rafforzato; i diritti civili e politici dei palestinesi vanno riconosciuti. Una dichiarazione “molto impegnativa”, l’ha definita a caldo Emma Bonino ai microfoni di Radio Radicale. “Non legalmente vincolante, ma un impegno politico”, che può rappresentare “ un grande strumento in mano agli attori non governativi” del mondo arabo. Già una prima richiesta è giunta al segretario della Lega araba, affinché il prossimo vertice sia accompagnato da una riunione con attori non governativi. La Bonino parla di “risultato insperato”, anche per il numero di partecipanti, per il dibattito, dal quale tutti sembrano usciti “entusiasti” e arricchiti. La leader radicale ridimensiona il peso delle parti riguardanti la questione palestinese: “ E’ il minimo quando si organizza una conferenza in questa parte del mondo, ma è già molto, che i lavori non siano rimasti impantanati su questo, ma che si siano incentrati sulla democrazia e i diritti. Quello democratico è un processo fragile, è necessario prima di tutto un quadro legislativo, ma molto dipende dall’impegno della comunità internazionale. Già ci sono richieste di riorganizzare eventi simili e ci vuole un’istituzione che se ne faccia carico”. Il Presidente della Repubblica dello Yemen, Ali Abdulleh Saleh, aprendo due giorni fa la conferenza di fronte ai settecento delegati aveva spiegato che lo Yemen è ancora lontano dall’obiettivo della piena democrazia, ma che tuttavia può essere d’esempio. Una bella conversione di rotta politica, visto che lo stesso Presidente Saleh, durante la prima guerra del Golfo, era schierato con Saddam e che per anni ha negato l’esistenza di seguaci di Al Qaeda nello Yemen. Dopo averne pagato il duro prezzo dell’embargo e aver subito il conseguente tracollo dell’economia, il presidente yemenita è ora, miracoli della democrazia e dei petroldollari, un paladino dei diritti umani nella penisola arabica. Emma Bonino, in apertura della conferenza, ha più volte affermato che, diversamente da quanto spesso si sostiene, non c’è alcuna contraddizione tra Islam e principi democratici e che non è in corso nessun scontro di civiltà. “Non esiste quindi una democrazia occidentale, né una africana o araba. Ci sono meccanismi e percorsi diversi che possono essere scelti da popoli differenti, ma – ha spiegato l’ex commissario europeo nella sua relazione – i fondamenti rimangono gli stessi, inclusi i sistemi con cui democrazia e diritti umani devono essere salvaguardati”. Al segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone abbiamo chiesto come mai i radicali sono impegnati in un progetto come questo? “In questo momento la centralità dell’iniziativa radicale è rappresentata dal progetto, portato avanti da Marco Pannella ed Emma Bonino, sull’organizzazione mondiale della democrazia”. Non si tratta – ha spiegato Capezzone – di “esportare” alcunché, ma di abbattere gli ostacoli al diritto individuale di ogni donna e uomo alla libertà e alla democrazia. Poi, una lamentale contro l’informazione che non ha seguito l’importante conferenza: “E’ straordinario che perfino tv che hanno avuto comportamenti a dir poco ambigui, durante la guerra in Iraq, come Al Jazeera e Al Araba si siano ritenute interessate a trasmettere e a dare massima pubblicità a questo. A differenza dei media italiani ed europei che hanno quasi snobbato l’appuntamento”. Tutto ciò si spiega- dice Capezzone con enfasi- “ grazie alla credibilità internazionale di Emma e dei radicali. Pratichiamo cose difficili in luoghi difficili. Ora però il vero dramma è l’Europa: alla conferenza di Sana’a- ha concluso il segretario dei radicali- erano presenti gli USA, sempre attenti ed interessati ai temi della democrazia, e decine di Paesi arabi. Mancava, fisicamente e politicamente, qualunque traccia di Europa”.





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