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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"CARO RUTELLI, NIENTE LEZIONI E' L'IGNAVIA CHE AIUTA IL TERRORE"

La Repubblica - 12 agosto 2006 Emma Bonino al leader Dl che ha criticato la guerra in Iraq per avere rafforzato il terrorismo. di Giovanna Casadio ROMA - Ministro Emma Bonino, pagheremo a lungo le conseguenze dell´avventura irachena, come sostiene il vice premier Rutelli a proposito dell´escalation del terrorismo? «Questo è un dibattito che potremmo fare per vent´anni ma non aiuta ad affrontare il problema che abbiamo di fronte. Ricordo che noi Radicali ci siamo spesi per l´esilio forzato di Saddam: nessuno l´ha preso sul serio. Gli Usa hanno ora lasciato l´Europa a negoziare con l´Iran e non mi pare che l´Ue abbia negoziato granché, se è vero che c´è l´Iran dietro gli Hezbollah. Voglio dire che l´hardpower, l´intervento militare, non ha funzionato ma neppure il softpower funziona. Difficile quindi dare lezioni agli altri, agli Usa o a Israele. L´Apocalisse sfiorata in Gran Bretagna è un bel promemoria che la minaccia terroristica c´è. Ma non ci sono soluzioni miracolistiche, siamo di fronte a uno scontro asimmetrico. Nulla va lasciato intentato». Politiche sbagliate però favoriscono il terrorismo. «Fare ha sempre dei margini di rischio, il non-fare la certezza» E il governo Prodi cosa dovrebbe fare? «Non sottovalutare la minaccia terroristica come si tende a fare quando non se ne parla per mesi. Non è che l´Italia possa essere l´attore globale, però assumere delle responsabilità sì, come per l´Afghanistan, sia pure con qualche maldipancia: esserci per stabilizzare quel paese, è importante. L´Italia deve negoziare con tutti però partendo da punti chiari: in Medio Oriente ad esempio, l´aggredito è Israele». La risposta israeliana all´attacco libanese è "non proporzionata"? Lo sostiene il governo di cui lei fa parte. «No. L´ho detto anche in consiglio dei ministri: sproporzionata rispetto a cosa, di grazia? Qual è il termine di paragone per un paese di cui Ahmadinejad dice che deve sparire dalle carte geografiche? La rampa di lancio dei missili in Libano sta nel centro urbano e mescolata ai civili, è ovvio che la reazione colpisca i civili. Stando in ufficio, facile dire "state calmi". Certo c´è il rischio di un circolo vizioso, da cui non si esce senza un progetto politico. Sono convinta che Israele debba entrare nella Nato e nella Ue: se questa proposta non piace qualcuno ne faccia altre. Non c´è una proposta per il "dopo armi", lo dico a Israele con sofferenza». Il centrodestra attacca: con la cittadinanza-breve agli immigrati finiremo come Londra. Apriamo le porte al pericolo islamico? «Questi immigrati, islamici e non, vivono già tra di noi. Il vincolo previsto dal ddl è di 5 anni di presenza legale, e non c´è automatismo. Occorre un test sulla lingua. È un tentativo di acquisirli ai valori e alle regole della democrazia, ai diritti e ai doveri, così da meglio isolare gli altri. Funzionerà? Non si può avere la sicurezza al cento per cento. E ci autorizza a essere più rigorosi nei confronti dei clandestini». C'è un collegamento tra crisi mediorientale e Londra? Siamo sotto la minaccia degli islamo-fascisti? «La logica dei fanatici terroristi ci sfugge, è difficilmente decifrabile. Definirli con Bush, islamo-fascisti non rende giustizia ai milioni di musulmani pacifici. Preferisco chiamarli terroristi. Punto». Più al riparo dal terrorismo ora che le truppe italiane lasciano l´Iraq? «Non è che l´Egitto (3 attentati in 6 mesi) fosse schierato al seguito di Bush, o l´India. La Turchia non ha lasciato passare le truppe americane e ha avuto tre attentati. Questa teoria che basta essere anti Bush per essere al riparo del terrorismo, non regge». Quale ruolo per l´Europa? «L´Europa non ha una politica estera comune, nonostante gli sforzi sovrumani di Solana. Nel caso di Londra c´è stato coordinamento di intelligence, almeno. Come ministro del Commercio internazionale guardo con preoccupazione al fallimento di Doha che non è solo una grave perdita per la crescita mondiale, come dice la Bce, ma implica l´indebolimento del Wto. Chiaro che se viene meno l´accordo multilaterale i paesi si orienteranno su accordi bilaterali e questo può provocare un potenziale ritorno del protezionismo».





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