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SCARPE DALL'ASIA, LA BONINO ATTACCA: "LA PRESIDENZA UE INERTE SUI DAZI"

Il Messaggero - 26 settembre 2006 I 25 divisi sulle misure anti-dumping: ma serve una decisione entro il 7 ottobre. di Romano Dapas Bruxelles - Non esita a criticare la presidenza di turno finlandese della Ue, Emma Bonino, a proposito della vertenza sulle scarpe asiatiche che invadono il mercato europeo. "Da ministro e da ex-commissario europeo, trovo l'atteggiamento della Finlandia abbastanza stupefacente" ha dichiarato, ieri, la titolare italiana per le politiche comunitarie, prima di lanciare un appello affinché il governo di Helsinki assuma un ruolo di mediazione tra i partner europei che esigono i dazi anti-dumping e quelli che vi si oppongono. Secondo la leader radicale, c'è infatti il rischio che l'Unione europea non trovi un accordo entro il 7 ottobre prossimo, e l'Italia "ha pochissimo tempo per stringere nuove alleanze ed evitare l'invasione di scarpe cinesi e vietnamite a basso costo". Di qui l'accusa ai ministri finiandesi di venir meno agli oneri che derivano dall'esercizio della presidenza di turno della Ue, e che consistono "nel favorire i compromessi, e nel non far pesare gli interessi nazionali". Com'è noto, l'eurocommissario inglese al Commercio, Peter Mandelson, aveva proposto, lo scorso 30 agosto, di trasformare i dazi provvisori in misure definitive, applicando una tassa del 16,5% sulle calzature in pelle importate dalla Cina e del 10% su quelle "made in Vietnam". Ma trovare un'intesa su questa proposta si è rivelato finora impossibile, perché i "25" risultano fortemente divisi tra 14 paesi favorevoli alla liberalizzazione del commercio (per lo più il gruppo dei nordici, fra quali il Regno Unito e la Finlandia) e gli altri 11, guidati da Italia, Francia e Spagna, che invocano invece le misure anti-dumping. Se l'esito del braccio di ferro resta incerto, preoccupante appare lo scenario ventilato nei giorni scorsi, secondo cui il governo inglese avrebbe proposto all'Italia il suo sostegno sui dazi in cambio dell'appoggio italiano al rinnovo della clausola "opting-aut" che ha finora consentito a Londra di non applicare la direttiva europea sull'orario di lavoro settimanale di 48 ore. Anche se Emma Bonino si è dichiarata "né sorpresa, né scandalizzata", la prospettiva di un cedimento al Regno Unito in materia di politica sociale sarebbe interpretato come un'inversione di tendenza per la politica europeista avviata dal governo di Romano Prodi, e che privilegia i rapporti con Germania e Francia.





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