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YEMEN, SĂŚ DEI PAESI ARABI A DIRITTI E DEMOCRAZIA

Conclusi ieri i lavori della conferenza internazionale. Approvata la dichiarazione di Sana'a che impegna il mondo musulmano a mettere in atto riforme democratiche e a proteggere i diritti umani

Paola Pittei

«L’opposizione è lo specchio del governo», con queste parole, accolte da un applauso scrosciante, il presidente della Repubblica dello Yemen, Alì Abdullah Saleh, ha concluso ieri la Conferenza di Sana’a su democrazia, diritti umani e ruolo della Corte penale internazionale, che in questi ultimi tre giorni, ha visto riuniti nella capitale yemenita 800 partecipanti in rappresentanza di 52 paesi, soprattutto arabi e africani. «La democrazia sarà anche un pessimo sistema di governo - ha detto Saleh citando ironicamente una famosa frase di Winston Churchill - peccato però che gli altri sistemi sperimentati fino ad oggi siano peggio». Democrazia sì, purchè non sia imposta dall’esterno, ha ribadito però il ministro degli Esteri Abubakr al Kirbi, riferendosi neanche troppo velatamente all’attuale soluzione decisa dagli Stati Uniti per l’Iraq. Parole “alte” queste espresse ieri dai rappresentanti del governo dello Yemen, la piccola Repubblica parlamentare a sud della penisola arabica, che in fatto di democrazia la sa già lunga. Nel 1990 lo Yemen è riuscito ad attuare in modo apparentemente indolore la riunificazione fra il nord tradizionalista e il sud di ispirazione marxista, anche se dopo quattro anni ha dovuto affrontare e risolvere i contraccolpi di una guerra civile fra le due parti. Oggi il paese, pacificato sotto la guida del presidente Saleh – in carica dal 1978 e rieletto recentemente con oltre il 90 per cento dei voti - ha organizzato, insieme all’Ong “Non c’è pace senza giustizia” fondata dall’europarlamentare Emma Bonino, la Conferenza di Sana’a. Una conferenza che, per la prima volta nella storia, ha visto riuniti ministri, parlamentari, organizzazioni non governative, giuristi, operatori sociali e società civile di 52 paesi per discutere temi delicati e scottanti – soprattutto in questo periodo - come democrazia, diritti umani e ruolo della Corte penale internazionale. I delegati dei paesi arabi ieri hanno concluso i lavori sottoscrivendo all’unanimità un documento finale che li impegna a mettere in atto i principi enunciati dagli organizzatori. Una dichiarazione «molto impegnativa non legalmente vincolante ma che rappresenta un impegno politico importante», come l’ha definita ieri a conclusione dei lavori “l’architetto” della conferenza Emma Bonino. In base al documento finale, i delegati infatti si impegnano a: rafforzare e proteggere i diritti dell’uomo, compreso quello fondamentale della libera espressione indipendentemente dalla religione o etnia di appartenenza; a rafforzare la democrazia e il pluralismo stabilendo che gli organi legislativi siano eletti da rappresentanze popolari, assicurando la rappresentanza di tutti i settori della società; a rafforzare il ruolo delle istituzioni giudiziarie internazionali per la promozione del rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Queste almeno le intenzioni dei delegati dei paesi arabi. Per quanto riguarda la loro attuazione tutto è ancora da verificare, ma intanto la conferenza di Sana’a un primo risultato positivo l’ha già riportato: quello di aver iniziato il dialogo fra paesi arabi e paesi occidentali e aver portato a discutere nella stessa sala membri di governo, parlamentari e società civile. «Di solito queste discussioni - ha dichiarato Emma Bonino - si svolgono in sedi separate: i governi riuniti a decine di chilometri di distanza dalle Ong mentre i parlamentari ne discutono in altre stanze ancora». Anche se non era fra i temi in discussione, la questione palestinese - come era prevedibile - è stato uno degli argomenti al centro del dibattito generale. Ne ha parlato il presidente yemenita Abdulah Saleh. «Il mondo intero – ha detto in apertura dei lavori - dovrebbe fare il possibile per fermare le violazione dei diritti umani nei confronti dei fratelli palestinesi e per fare pressioni su Israele affinchè applichi almeno la “road map”». Mentre per l’autorevole segretario della Lega Araba, l’egiziano Amr Moussa, il conflitto israelo-palestinese dovrebbe essere portato proprio davanti alla Corte penale internazionale, perché - ha spiegato - «Israele viola continuamente i diritti dei palestinesi. La costruzione del muro ne è solo l’ultimo esempio». Risultato positivo dell'iniziativa organizzata dal governo yemenita e dalla ong "Non c'è pace senza giustizia" fondata da Emma Bonino. Al lavoro 800 delegati di 52 paesi soprattutto arabi e africani L’egiziano Ibrahim «L’Europa abbandoni le armi in Medio Oriente» In questi giorni per le strade di Sana’a, i giornalisti presenti alla Conferenza, hanno potuto incontrare uno dei più maggiori sostenitori della democrazia in Medio Oriente, il dissidente egiziano Saad Eddin Ibrahim. Docente di sociologia politica all’Università americana del Cairo, condannato e incarcerato e infine assolto per avere chiesto osservatori internazionali alle elezioni parlamentari. «E’ inutile negarlo – ha detto Ibrahim - gli arabi hanno una pessima considerazione degli Stati Uniti. Quindi l’Unione Europea è il partner più adatto per avviare un percorso democratico che parta dall’Occidente, ma proponga un approccio diverso da quello americano». L’Unione europea però - ha spiegato - deve abbandonare l’approccio militare adottato dagli Stati Uniti nei confronti del mondo arabo. Le minacce non servono. Più utile invece un dialogo con i regimi arabi sui principi della democrazia. In secondo luogo l’Unione Europea potrebbe tendere una mano alla società civile araba che rappresenta la linfa vitale della democrazia». E’ un appello rivolto anche ai partiti politici europei perché aiutino i partiti arabi nello sviluppo della loro forma organizzativa e nella mobilitazione. Fondamentale per il dissidente egiziano, anche il ruolo dell’informazione: «L’Europa può contribuire allo sviluppo dei media arabi in modo che questi diventino più oggettivi e professionali». «Gli europei insomma – ha concluso in modo ottimistico Saad Eddin Ibrahim - ci aiutino a creare un’informazione libera e indipendente».





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