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SE UNA DONNA DA VOCE AL SILENZIO DELL'INNOCENZA

La Gazzetta del Mezzogiorno - 29 ottobre 2006 L'autobiografia di una protagonista nella lotta contro la prostituzione delle bambine e il turismo sessuale degli occidentali in Asia. La sua lotta incide? "Quasi nulla". di Diego Zandel Somaly Mam si accoccola a piedi nudi sul divano dell'albergo romano di cui è ospite, stanca del tour de force programmato dalla casa editrice Corbaccio che ha pubblicato in Italia il suo "Il silenzio dell'innocenza", presentato nella capitale da Emma Bonino. È un'autobiografia che racconta il suo passato di prostituta bambina e poi, quando ne ha avuto la possibilità, la storia del suo riscatto, con un'attività forsennata per salvare dai bordelli della Cambogia, di cui è originaria, le ragazze che vengono vendute, percosse, violentate per essere avviate alla prostituzione. Esperienze terribili che testimoniano l'abisso cui può arrivare l'essere umano. Somaly Mam non sa neppure di chi è figlia. È certo che si è trovata a offrire il suo corpo prima che potesse rendersi pienamente conto di ciò che stava facendo. Poi, ribellioni pagate con violenze sempre più atroci, da parte di uomini soprattutto. Stupisce, leggendo il libro, che liberatasi di uno sfruttatore, arrivava un altro uomo, il quale, dopo aver guadagnato la sua fiducia, si comportava allo stesso modo del precedente e così via, con una sequenza e modalità da film del terrore. Signora Somaly Mam, ma questi uomini di quale situazione sono figli? O, potenzialinente, tutti gli uomini sono così? «Non tutti gli uomini sono uguali, però molti, moltissimi sono così. Hanno una mentalità di sopraffazione nei confronti della donna, devo dire più in Asia che in Occidente. Sì, è vero, molti tra voi sono i turisti del sesso, che arrivano in Cambogia con le intenzioni peggiori. Però la maggioranza dei clienti e degli sfruttatori sono cambogiani, thailandesi, vietnamiti». Lei, come molte altre sue connazionali, ha avuto un'infanzia disperata, senza amore e senza poter amare veramente. Poi si è sposata, ha avuto del figli. Quando ha cominciato a sentire che l'amore è possibile su questa terra? «Mai. Non ho mai pensato che l'amore è possibile. Quando stavo con mio marito pensavo che l'amore fosse quello. Poi, però, ho capito che non era così, tant'è che mi sono separata. Ormai mi dedico interamente al mio progetto di recupero delle giovani prostitute. Un lavoro difficile e non sempre riconosciuto come dovrebbe. E' solo questa la mia forma d'amore». La sua lotta è abbastanza recente, una decina di anni, non più. Quanto è stato fatto finora, che cosa è cambiato, cosa resta ancora da fare? «Non è cambiato niente. Il turismo del sesso e le violenze sono rimasti inalterati. Anzi la prostituzione aumenta sempre di più e le ragazze avviate al mercato sono sempre più giovani. Ciò che cambia è il contesto politico. Voglio dire che i politici, dietro la pressione della stampa e della politica internazionali, sono costretti a cambiare qualcosa, mi danno più fiducia, facendomi sentire meno isolata, anche se ciò non significa che fanno qualcosa per me. Ad esempio, le minacce e gli attentati nei miei confronti, continuano così come è avvenuto quando ho iniziato la mia missione». Sì, nel suo libro lei racconta alcuni episodi a riguardo, come l'incendio della casa dei suoi parenti. Quali sono attualmente le difficoltà meno visibili, ma ugualmente concrete, che incontra, anche a livello internazionale? «La cosa più difficile per me è come comportarmi. Non ho ricevuto nessuna educazione. lo adesso, davanti a lei, mi sono tolta le scarpe, ma so che davanti a un politico non lo potrei fare. Tendo a essere naturale, come se fossi nel mio villaggio. È il mio modo di essere naturale e questo non va sempre bene. Il supporto maggiore l'ho avuto da Emma Bonino, quando era al Parlamento Europeo. Insieme a lei e ad altre straordinarie donne sono stata insignita del Premio Principe delle Asturie Cooperazione Internazionale. Per il resto, poco o nulla. Non dal governo italiano, nè da quello francese. Forse l'Italia si rivelerà il paese che ha parlato di meno e fatto di più. Vedremo. Credo però che le politiche europee dovrebbero prendere sul serio il problema dei traffici umani, che interessano anche l'Italia, perché qui ci sono molte donne che provengono dall'Est europeo per essere vendute e avviate alla prostituzione. Ci dovrebbe essere una cooperazione più stretta tra paesi ricchi e poveri, tra chi compra e chi vende».





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