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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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DICHIARAZIONE DI SANA'A: UN DOCUMENTO PER IL PRESENTE E IL FUTURO DEL

"Democrazia e diritti umani, che hanno origine nella fede e nella cultura, sono interdipendenti e inseparabili": lo hanno ricordato ieri, a un mondo che sembra esserne sempre più spesso dimentico, 820 rappresentanti di 52 Paesi arabi, africani, asiatici ed europei - donne e uomini delle istituzioni ma soprattutto della società civile - riuniti tra le suggestive e celebri mura di fango di Sana'a. Sono quelle le prime parole dei dieci principii e degli altrettanti punti operativi in cui si articola la "Dichiarazione di Sana'a", documento conclusivo della Conferenza intergovernativa "Democrazia, diritti umani e ruolo della Corte penale internazionale", svoltasi nella capitale dello Yemen, per iniziativa del governo yemenita e dell'organizzazione non governativa (ong) internazionale "No peace without justice" (in Italia, "Non c'è pace senza giustizia") e con il contributo dell'Unione Europea e di molti altri governi nazionali tra cui Francia, Germania, Canada, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda e Italia. La dichiarazione non si limita a volare alto, in atmosfere che potrebbero restare rarefatte, ma nella parte introduttiva stabilisce dieci principii in base ai quali affrontare i grandi problemi concreti del pianeta: spiccano la povertà, le indebite occupazioni straniere, la questione palestinese, gli squilibri del sistema giudiziario internazionale, la concentrazione e gli abusi di potere, le lesioni ai diritti e al ruolo della donna nella vita pubblica, l'insufficiente istruzione, la libertà e l'indipendenza dei mezzi d'informazione e la pratica della corruzione. Nella seconda parte del documento, riservata ai punti operativi, tutti i partecipanti si impegnano innanzitutto a "lavorare con serietà" per servire quei principi e affrontare quei problemi. Al punto due si dice in particolare che opereranno per "rafforzare e proteggere i diritti umani, inclusi quelli fondamentali a esprimere le proprie opinioni e ad aderire alle proprie convizioni religiose e identità etniche". Sul drammatico problema mediorientale, al punto tre della seconda parte, la Dichiarazione assume toni specialmente concreti : "L'occupazione è contraria al diritto internazionale e ai diritti umani fondamentali; dovrebbe essere posta fine all'occupazione dei territori arabi e di tutti i luoghi sacri cristiani e islamici oltre che a tutte le violazioni di diritti umani, specialmente in Palestina, garantendo i diritti civili e politici del popolo palestinese, incluso quello all'autodeterminazione e al ritorno, secondo le risoluzioni internazionali". Seguono sei passaggi in cui viene ribadito l'impegno a operare per i diritti delle donne, il rafforzamento di sistemi giudiziari e politici nazionali e internazionali giusti (inclusa la Corte Penale internazionale), l'appoggio allo sviluppo sostenibile e l'affermazione della democrazia e del pluralismo con la costituzione di " organismi legislativi eletti per rappresentare la volontà popolare e garantire rappresentatività a tutti i settori sociali". Il documento si conclude con un impegno di ampia portata: "Lavorare per future modalità di consultazione democratica e di cooperazione tra i partecipanti, inclusa la società civile, e per la creazione di un 'Forum arabo di dialogo democratico' come strumento di promozione dello scambio di idee tra le diverse parti, allo scopo di rafforzare la democrazia, i diritti umani e le libertà pubbliche, specialmente la libertà di opinione e di espressione, irrobustendo i vincoli di collaborazione tra le autorità pubbliche e la società civile". Al termine dei lavori, riferisce l'Agenzia nazionale di stampa associata (Ansa) da Sana'a, il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh e l'eurodeputata Emma Bonino, ritenuti anime della conferenza, sono stati salutati da un'ovazione di due minuti. Tra i commenti riferiti dall'Ansa, colpiscono soprattutto quelli del presidente Saleh e del segretario della Lega Araba, l'egiziano Amr Mussa. Esplicito Saleh: "La societa' delle tecnologie e il rispetto dei diritti umani non sono arrivati in Occidente se non attraverso un duro e faticoso lavoro che noi ora stiamo cominciando". Più enigmatico Mussa: "Nel mondo della globalizzazione nulla succede per caso". Meno che mai in quel mondo arabo a cui la Conferenza e la Dichiarazione sembrano soprattutto rivolti. Se davvero l'iniziativa non resterà retorica più o meno casuale, potrà ben essere contento anche lo spirito di Pier Paolo Pasolini che, con un documentario del 1971, contribuì probabilmente a salvare alcune di quelle mura di fango che hanno udito, più di 30 anni dopo, parole come pietre.(a cura di Pietro Mariano Benni)





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