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BONINO IN SCIOPERO DELLA FAME PER WELBY

La Repubblica - 4 dicembre 2006 Si allarga la protesta in segno di solidarietà con l'uomo che chiede di morire. Oggi e domani due giorni di mobilitazione straordinaria. Battaglia sull'eutanasia, anche il ministro aderisce all'iniziativa. di Mario Reggio ROMA - Cresce la mobilitazione per sostenere la richiesta di Piergiorgio Welby di mettere fine alle proprie sofferenze. Da oggi anche il ministro per il Commercio Estero, Emma Bonino, inizierà lo sciopero della fame a sostegno dell'iniziativa. Una mobilitazione che vede già coinvolte più di 250 persone, tra le quali i radicali Marco Cappato e Rita Bernardini. Un caso, quello di Welby, che da mesi scuote le coscienze degli italiani. E divide il fronte politico. Il 2 dicembre, in un'intervista a Repubblica, il professor Ignazio Marino, di fede cattolica, eletto nelle liste dei Ds, e presidente della Commissione Sanità del Senato è intervenuto dichiarando che staccare la spina a Piergiorgio Welby "sarebbe una scelta giusta". E motivando la sua scelta con un ragionamento chiaro: "Welby non ha alcuna possibilità di migliorare, dobbiamo rispettare la persona, altrimenti ne prolunghiamo solo le sofferenze. In questo caso, come in altri, staccare la spina non significa uccidere, ma accettare che non c'è più nuIla da fare". Si tratta di una scelta di eutanasia camuffata? Ignazio Marino respinge l'accusa: l'eutanasia è un atto con il quale si determina la fine della vita con l'iniezione di un veleno che arresta il cuore e determina il decesso. Per Welby la situazione è diversa: è cosciente, sopravvive solo perché è attaccato ad una macchina che gli permette di respirare, ha chiesto, anche al Presidente della Repubblica, di porre fine alle sue sofferenze". Ma nella maggioranza le acque sono agitate. Lo ha confermato il ministro Rosy Bindi, nell'intervista pubblica ieri da Repubblica. "Staccare la spina a Welby sarebbe un chiaro caso di eutanasia, le parole di Ignazio Marino mi hanno sorpreso e meravigliato. lo mi rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi regolamentazione dell'eutanasia. Ciò di cui dobbiamo discutere ora e il testamento biologico e non altro. Nessuno può interrompere la vita di un essere umano. I malati terminali devono essere accompagnati, con le terapie del dolore, verso la morte naturale".





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