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"IL CAIRO E ROMA ALLEATI SUGLI SCAMBI CON L'ASIA"

Il Sole 24 Ore - 12 dicembre 2006 Il ministro egiziano del Commercio e dell'Industria a Milano per due giorni di incontri. di Micaela Cappellini Una delicata partita a tre, giocata fra Italia, Cina ed Egitto, per suggerire una rotta precisa alle merci made in China destinate al mercato europeo, e viceversa. E' questa la triangolazione a cui lavora il cinquantunenne ministro egiziano per il Commercio e l'Industria, Rachid Mohamed Rachid, giunto ieri a Milano per partecipare alla due giorni di incontri organizzata dalla Camera del commercio italo egiziana sulle relazioni commerciali tra Roma e Il Cairo, con un occhio particolare al comparto del turismo. E proprio questa triangolazione è stata fra gli argomenti che il ministro ha discusso ieri sera con il suo corrispettivo italiano per il Commercio internazionale, Emma Bonino. Soltanto tre mesi fa il presidente del Consiglio Romano Prodi, durante la missione a Pechino, vaticinava per l'Italia il ruolo di «ponte per la Cina verso l'Europa». Poi è stata la volta della visita in Egitto, un mese fa. Ed ecco che già arrivano i primi risultati: un progetto ancora in divenire, il cui destinatario finale dovrebbe essere il porto di Gioia Tauro: «In questo modo - spiega il ministro - puntiamo a incentivare il traffico di merci che provengono dalla Cina, passano per il canale di Suez, e approdano in Europa. Del resto, le merci in transito attraverso il nostro stretto aumentano ogni anno del 20% e rappresentano già il 60% dei traffici cinesi verso l'Europa». Ministro Rachid, il ruolo di hub per la Cina verso l'Europa fa gola a molti dei Paesi del Mediterraneo. Avete in progetto trattative di questo genere anche con altri porti? No, voi siete i primi. E gli unici, per un progetto di questo genere. Devo ammettere che, nei miei due anni e mezzo a capo di questo ministero, l'Italia rappresenta il mio miglior successo. Siete il primo partner commerciale dell'Egitto in Europa, e dopo l'acquisizione della Bank of Alexandria da parte di Sanpaololmi siete i primi investitori europei: grazie anche a Italcementi, Pirelli, Eni e Radici.

Quali altri progetti sono già in cantiere tra Roma e Il Cairo? Con Simest, stiamo lavorando all'apertura di una zona industriale interamente dedicata alle industrie italiane. Sorgerà nei pressi di Alessandria d'Egitto, si appoggerà a una struttura già esistente e sarà dedicata soprattutto al comparto manifatturiero, tessile in prima fila. La sua apertura è prevista per i primi mesi del 2007. È ottimista sul traguardo del 2010 per la nascita dell'area di libero scambio euro-mediterranea e sul proseguimento dei negoziati del Doha Round? L'Egitto spinge per la nascita dell'area Euromed e lavora attivamente al progetto. Quanto ai negoziati Wto, è obiettivo dell'Egitto che esse proseguano. Ma devo constatare che al momento attraversano un periodo difficile. Sul capitolo agricolo, per esempio, tutti i Paesi aspettano di vedere le mosse degli altri prima di pronunciarsi, e questo genera stallo. A che punto sono i negoziati per l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, che è tra i principali partner commerciali dell'Egitto? Si erano fermati dopo le accuse di brogli alle ultime elezioni presidenziali egiziane... I negoziati non vanno bene, si sono fermati. E non so se ripartiranno alla svelta. Mi recherò personalmente negli Stati Uniti fra un paio di mesi, ma molto dipenderà dalla linea che verrà scelta dal neo-eletto Congresso americano. Se l'America è un percorso a ostacoli, in quali direzioni guarda l'Egitto? Senza dubbio verso Est. Sono stato recentemente in Kazakhstan. E in Russia, dove abbiamo posto le basi per un futuro accordo di libero scambio le cui trattative cominceranno solo dopo che l'ingresso di Mosca nella Wto. E in Cina, naturalmente: gli scambi commerciali fra Il Cairo e Pechino stanno crescendo velocemente e, anche se la Cina non è ancora fra i nostri principali investitori, mi aspetto che nel giro di pochi anni diventi uno dei partner privilegiati.





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