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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"TROPPO LUNGHI I TEMPI POLITICI VALUTIAMO LA DISOBBEDIENZA CIVILE"

La Repubblica - 18 dicembre 2006 Emma Bonino: il nostro gruppo insieme con la famiglia di Welby esamina la possibilità. di Mario Reggio Roma - "I tempi della politica non permettono a Welby di risolvere il suo anelito ad interrompere la sofferenza senza via d'uscita. Il gruppo dei Radicali sta valutando, assieme a lui ed ai familiari, la possibilità di un atto di disobbedienza civile. Ma non è una scelta facile". Emma Bonino, leader storico del movimento radicale, ministro per le Politiche Comunitarie del governo Prodi, parla per la prima volta del dramma di Piergiorgio Welby. Come ipotizza lo scenario futuro? "Ormai è stato accertato e confermato, anche a livello di opinione pubblica, che esiste per ogni persona li diritto a rifiutare l'accanimento terapeutico. Il problema è che c'è una sorta di nebulosa giuridica che impedisce di capire quello che si può fare dopo che l'accanimento terapeutico è stato accertato. Ricorreremo contro la sentenza del Tribunale Civile di Roma, ma il tempo è tiranno. Non solo per Piergiorgio Welby, ma per le centinaia di persone senza nome che vivono il suo stesso dramma umano ed etico". La campagna radicale sul dramma di Welby ha scatenato anche reazioni polemiche. "A proposito delle veglie che si sono svolte in 50 città italiane ed europee alcuni giornali cattolici, a dire il vero molto sguaiati ed irrispettosi della sofferenza degli esseri umani, hanno titolato "la veglia degli assassini". Io ripeto che la condanna alla tortura e la vita dei cittadini non appartengono allo Stato. La vita di Welby non è di proprietà né dello Stato né del governo ma appartiene a Piergiorgio Welby. La verità è che lui è destinato a morire in poco tempo. Il problema è se vogliamo che muoia soffocato tra sofferenze inenarrabili o se muoia sedato e con un pò di serenità. L'Italia è un Paese bizzarro, perché appena si tocca il senso della decisione individuale e quindi della laicità, dà segnali di nervosismo fuori luogo". Il giudice del Tribunale Civile di Roma ha respinto il ricorso di Welby adducendo come motivo il vuoto legislativo che dovrebbe essere colmato dal Parlamento. "Per prima cosa vorrei chiarire che nel caso di Piergiorgio Welby non si tratta assolutamente di eutanasia. Prima o dopo dovremo cominciare a parlarne perché quando una situazione come quella non è regolata da norme nasce la clandestinità. Quindi Welby non c'entra nulla con l'eutanasia; ma chi vuole aiutarlo ad interrompere la sua softerenza disumana diventa soggetto del Codice Penale, grazie ad una norma che risale alla legislazione fascista". Livia Turco ha assicurato che renderà operativa la Convenzione di Oviedo, che riguarda le garanzie per i malati e le terapie. "Apprezzo la decisione del ministro della Salute. La Convenzione di Oviedo, firmata da tutti i Paesi dell'Unione Europea, è stata approvata nel 2001 dal Parlamento italiano. Poi il governo ha glissato sulle deleghe attuative che erano necessarie per far diventare operativi i principi sul testamento biologico e il consenso informato. Ma il Parlamento non può attendere, bisogna bruciare i tempi". Sul dramma di Piergiorgio Welby c'è stata una spaccatura trasversale tra maggioranza ed opposizione. "E' successo in tutte le battaglie sui diritti civili, anche sui referendum relativi al divorzio e all'aborto. Ci sono cattolici che vivono la loro fede, ma che vivono in maniera laica le loro scelte. Ed e bene così". Gianfranco Fini vi accusa di voler strumentalizzare politicamente il caso Welby. "E' l'ennesima mancanza di rispetto: quella che faceva soffrire Luca Coscioni, che diceva: oltre che malato mi devo sentir dire che sono strumentalizzato". Si riparlerà di eutanasia? "Per il momento vediamo di far chiarezza su questo. Chi crede può pensare di appartenere a Dio. Ma chi non crede non può appartenere allo Stato. Vivere o meno dipende dalla sua libertà di scelta".





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