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"IL NOSTRO IMPEGNO NON CAMBIA"

Il Sole 24 Ore - 17 febbraio 2007 Prodi incontra il presidente Karzai e ribadisce la proposta di una conferenza di pace. Dopo il discorso di Bush, Roma rilancia la "soluzione politica". Nel momento in cui atterrava a Roma, giovedì sera, proveniente da Londra il presidente afghano, Hamid Karzai, sapeva perfettamente che al Governo Prodi non avrebbe potuto strappare promesse di nuovi impegni militari come quelle ottenute da Tony Blair (altri 800 uomini entro l'estate) in vista dell'offensiva di primavera. E infatti Karzai non ha neppure tentato ieri con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e con il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, di sollevare la questione militare. Il presidente afghano era stato ben informato sul dibattito politico in corso in Italia e sa che il nostro contingente, presente a Kabul ed Herat con circa 2mila uomini, mantiene numerosissimi caveat che ci impediscono di partecipare alle azioni "combat" nel Sud del Paese per dare la caccia ai talebani. Ma quello che l'Italia ha già fatto e potrà continuare a fare è un'azione più intensa di cooperazione civile, un'azione per la creazione di un'amministrazione della Giustizia e per la lotta contro il narcotraffico. E se nel 2006 l'Italia ha finanziato progetti per 27 milioni di euro, nei prossimi anni si prevede un aumento degli stanziamenti complessivi fino a 200 milioni di euro (40 milioni solo per la costruzione della strada Kabul-Bamian). L'italia quindi resta in Afghanistan con regole di ingaggio non offensive ma ritiene che si debba giungere a una soluzione politica. Il che significa che l'impegno militare inizialmente pensato per contribuire alla lotta al terrorismo dovrà essere ora al servizio dello sviluppo sociale ed economico del nuovo Stato afghano. Per Massimo D'Alemal'Italia continuerà a fare la sua parte non solo in ambito nazionale ma anche dell'Unione europea. E anche Prodi ha usato gli stessi argomenti: «Ho ribadito - ha detto al termine del colloquio con Karzai - la posizione italiana che prevede di tenere ferma la nostra presenza ma ho fatto anche presente la necessità di una soluzione politica che dovrà coinvolgere i Paesi vicini e andrà costruita con pazienza per arrivare a un Paese libero, democratico e sicuro». Quanto al discorso del presidente americano Bush, secondo Prodi, «gli impegni dell'Italia non cambiano con una dichiarazione». Prodi ha ribadito la proposta italiana di una conferenza internazionale di pace sull'Afghanistan che è stata valutata come positiva da Karzai anche se negli incontri avuti nella mattina avrebbe detto che «devono ancora maturare i tempi per la conferenza e devono migliorare i rapporti con il Pakistan». Sul futuro del suo Paese Karzai si è detto ottimista anche se l'obiettivo è quello di garantire giustizia e diritti umani. Sull'offensiva di primavera è apparso realista: «Se i talebani non riceveranno sostegni dall'estero non ci sarà alcuna offensiva di primavera, ma se l'offensiva ci sarà la nostra risposta sarà data con vigore e forza», ha aggiunto. E poi, sfidando chi lo accusa in Occidente di «tracciare un quadro troppo roseo», il presidente dell'Afghanistan ha voluto ricordare i grandi progressi compiuti: «I nostri figli - ha detto - vanno a scuola, il 20% del Parlamento è composto da donne e 4,5 milioni di profughi hanno fatto ritorno alle proprie case; tutto questo mi fa sperare in un futuro migliore». Karzai, che è stato ricevuto anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dai presidenti delle commissioni Esteri di Camera e Senato, Umberto Ranieri e Lamberto Dini, ha più volte ringraziato l'Italia per un impegno che viene da lontano, dai tempi in cui illustri profughi come il re Zhair Shah avevano scelto Roma per sfuggire prima all'invasione sovietica e poi al regime talebano. Il problema centrale resta, tuttavia, la sicurezza. Secondo il ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino, «senza sicurezza e senza pacificazione non c'è alcuna possibilità di dare concretezza ai progetti di sviluppo». E il viceministro per la cooperazione, Patrizia Sentinelli, confermando il pacchetto di aiuti ha detto che la cooperazione non può essere confusa con l'impegno militare. Sempre ieri Prodi ha anche incontrato Roo Moo-hyun, il presidente della Corea del Sud in visita a Roma, con il quale ha rilanciato la cooperazione economica. Quanto alla crisi nucleare con la Corea del Nord, per il premier «i colloqui a sei di Pechino sono l'esempio dì una cooperazione che potrebbe funzionare anche per l'Iran».





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