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LE AFGHANE: CONTRO LE DONNE ANCORA TANTA VIOLENZA

L'Unità - 17 febbraio 2007 Le deputate denunciano: si pensa solo alla sicurezza, i nostri diritti spesso sacrificati. Donne italiane e donne afghane ieri a confronto a Roma, in occasione della conferenza svoltasi alla Farnesina dal titolo "Afghanistan. Democrazia, giustizia e sviluppo: il ruolo delle donne". Dopo gli anni bui della repressione del regime talebano, crollato nel 2001, le donne afgane hanno intrapreso un cammino di libertà che ha reso possibile una loro nutrita rappresentanza in parlamento, pari al 27%, ma la strada da fare e ancora lunga. "Pensate che una situazione del genere (sotto i Talebani) possa essere cambiata nel giro di pochi anni?", ha chiesto retoricamente la deputa afgana Shukria Barakzai. Le donne e tutto il popolo afgano hanno ancora bisogno del sostegno della comunità internazionale per proseguire nel cammino di pacificazione. La vicepresidente della Camera bassa afgana (Wolesi Jirga), Fawzia Koofi, non nasconde i problemi che affliggono oggi l'Afghanistan, soprattutto i "tanti attacchi che vengono sferrati contro le scuole femminili e gli insegnanti". Nonostante l'avvio del processo democratico, il Paese registra tristi primati per quanto riguarda il rispetto dei diritti delle donne. "Secondo i dati Unifem, il 65% delle 50mila vedove di Kabul pensa al suicidio come sola via di uscita. La maggioranza delle donne afgane è vittima di violenza e vive circa 20 anni in meno delle donne negli altri paesi del mondo. Siamo al secondo posto nella classifica mondiale di mortalità femminile, con 1.600 donne che muoiono su 10.000 e siamo penultime per lindice di mortalità materno-infantile". Le fa eco la deputata Barakzai: "La donna è stata sacrificata in nome della stabilizzazione generale del Paese perché la sicurezza è stata considerata la massima priorità", prosegue la deputata. E' vero che "senza sicurezza non saremo in grado di affrontare questi problemi", dice il Commissario dell'Afghanistan Human Right Commission, Hangama Anwari. "Sicurezza e sviluppo non sono alternative in Afghanistan", le fa eco la ministra per le Politiche europee, Emma Bonino. L'Italia continuerà a sostenere l'Afghanistan, con maggiore "flessibilità per comprendere che cosa non ha funzionato finora". Impegno ribadito anche negli interventi della viceministra agli Esteri, Patrizia Sentinelli, della ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, della vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, e dal membro della Commissione Esteri alla Camera, Margherita Boniver. Per Sentinelli, "auspicabile un maggior impegno politico della cooperazione multilaterale e bilaterale per rafforzare il processo democratico. "Non si può affidare a un intervento militare la missione di sradicare la povertà, occorre fare politica insieme agli afghani". Meloni e Pollastrini sostengono l'idea di dar vita a un piano di lavoro comune, "mirato a pacificazione e cooperazione. Ci sentiamo sorelle di quelle donne che stanno percorrendo il loro cammino di libertà", dice la Pollastrini. C'e dunque bisogno di un forte sostegno della comunità internazionale, "con un coinvolgimento più diretto della popolazione, come si augura la governatrice della regione di Bayman ed ex ministra per gli Affari delle Donne Habiba Sorabi, incontrando alla vigilia della conferenza la vicepresidente dell'Ulivo alla Camera Marina Sereni e la presidente della commissione Difesa Roberta Pinotti. "Gli afghani ritengono necessario che la comunità internazionale continui l'opera di pacificazione", riferisce Sereni, aggiungendo che "per una ricostruzione più veloce sarebbe utile un coinvolgimento piu diretto delle autorità locali".





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