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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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EMMA BONINO: "LA SOTTO-OCCUPAZIONE E' UNA FERITA DA SANARE"

Il Sole 24 Ore - 26 febbraio 2007 Bisogna difendere le conquiste degli anni Settanta. di Giulia Crivelli Emma Bonino lavora da quasi 40 anni: il suo impegno a tempo pieno in politica risale al 1975. Da allora non si è mai fermata, eppure sostiene di «non aver mai lavorato», perché la politica non è una professione ma «una passione». Punto di riferimento per almeno due generazioni di donne, famosa nel mondo per le sue battaglie in difesa dei diritti civili dei più deboli, tra cui ovviamente le donne, oggi è, insieme a Livia Turco, l'unico ministro donna con portafoglio del Governo Prodi. Oltre a difendere e promuovere le aziende italiane all'estero continua a combattere per le pari opportunità tra donne e uomini. Con la passione e la grinta di sempre. Perché è così importante che la percentuale di occupazione femminile cresca? Se non lavorare fuori casa fosse una libera scelta, il problema non esisterebbe. Ma non è così: la bassa occupazione femminile viene subita, non scelta. Per questo si tratta di un vulnus, di una profonda ferita sociale, culturale ed economica, che occorre rimarginare. Cosa intende per ferita economica? Muhammad Yunus, l'inventore del microcredito, premio Nobel per l'economia nel 2006, spiega nel suo libro Il banchiere dei poveri che la maggior parte delle persone a cui la sua Grameen Bank presta denaro sono donne. Perché danno la garanzia di investirlo al meglio, per mettere in piedi una microattività imprenditoriale. Non c'è pericolo che lo spendano per sé, magari in alcol. Yunus sottolinea che coinvolgere le donne nell'attività economica di un Paese poverissimo come il Bangladesh non serve solo a riparare un'ingiustizia sociale, togliendole da una condizione di inferiorità. La Grameen Bank ha dimostrato che nelle donne c'è un grande potenziale di imprenditorialità e quindi di crescita economica per il Paese. Non cogliere questo contributo significa perdere un'opportunità di sviluppo economico nazionale. Questo vale solo per un Paese in via di sviluppo come il Bangladesh? Ovviamente no. In tutti iPaesi dove c'è sotto-occupazione femminile, a cominciare dall'Italia, siamo in presenza di uno sleeping capital, un capitale dormiente. Vorrei che lo slogan delle prossime iniziative internazionali su questo tema fosse "Unleash the capital", togliete il guinzaglio al capitale. Sembra fiduciosa che le cose possano cambiare in meglio. Questa speranza le viene dalla sua esperienza politica? Se mi guardo indietro, a cominciare dagli anni Settanta, in cui ho fatto le mie prime battaglie per i diritti delle donne, non riconosco il mio Paese. Se le ragazze di oggi potessero essere catalputate in quel clima con una macchina del tempo, resterebbero probabilmente sconvolte. E capirebbero che le cose che oggi si danno per scontate solo trent'anni fa sembravano irragiungibili, quasi utopie. È un invito a non sedersi sulle vittorie del movimento femminista? È un invito a mantenere alta la guardia, a non illudersi che i diritti acquisiti lo siano per sempre. C'è sempre qualche minaccia più o meno latente. In Italia ad esempio negli ultimi mesi abbiamo assistito a un rigurgito di clericalismo conservatore, a una nuova ingerenza della Chiesa cattolica nella politica e nella società. Nessun diritto è acquisito per sempre, non solo per colpa dei vescovi, ovviamente. Alle ragazze più giovani, soprattutto, consiglio di difendere ciò per cui noi delle generazioni precedenti abbiamo lottato. Anche la Cei e il Papa usano spesso la parola difesa. In particolare in relazione ai diritti della famiglia e delle donne. Ai vescovi dico: "Proteggetemi di meno, rispettatemi di più. E poi mi chiedo spesso, visto che la Chiesa cattolica vuole essere, ed è, un'istituzione globale, perché questa ossessione per le abitudini dei cattolici italiani? Cos'hanno di tanto speciale? Perché non il Vaticano e il Papa non tentano azioni di pressione sui politici di altri Paesi dove i cattolici ci sono, e numerosi, e sono state introdotte leggi simili a quelle che in Italia vengono tanto osteggiate, in tema di famiglia? Far parte dell'Unione europea ha favorito la modernizzazione culturale dell'Italia? A mio modo di vedere senz'altro sì. Basta prendere il caso dei Pacs: è importante, per sbloccare la situazione italiana, poter citare i molti esempi europei. Ma è stato altrettanto vero in passato: ricordo ad esempio quanto pesasse la presenza di personaggi di spicco del femminismo europeo come Simone Veil, alle nostre manifestazioni per arrivare alla legalizzazione dell'aborto. Che, lo ricordo a scanso di equivoci, era una battaglia per dare a tutte le donne la possibilità di fare una libera scelta sulla maternità. Qual è oggi la sua figura femminile di riferimento? Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991. Se penso a lei, e mi capita molto spesso, e chiudo gli occhi, sento un fortissimo odore di fiori. Quando la incontrai la prima volta indossava una corona di gelsomini e siccome è ancora più minuta di me, chinandomi per abbracciarla, infilai il naso nei fiori.La sua capacità di persistere senza esitazioni sulla strada della non violenza è ammirevole, ma è anche la migliore espressione di femminilità a cui posso pensare. FORUM GLOBALE Dal 4 al 6marzo a Milano • Per tre giorni il capoluogo lombardo ospiterà il Forum per le imprenditrici del Mediterraneo, Medio Oriente e Paesi del Golfo Persico. L'evento è organizzato dall'Ice (Istituto per il commercio estero) e dal ministero del Commercio estero, con la collaborazione detta città e della provincia di Milano e delta regione Lombardia. • L'idea del Forum nasce dalla considerazione che l'imprenditoria femminile è una realtà in crescita sia in Italia sia nell'area mediterranea, ma che essendo in larga misura ancora giovane non sempre dispone di un grande patrimonio di contatti e relazioni, in particolare internazionali, di non facile acquisizione. • Al Forum le imprenditrici italiane potranno incontrare le imprenditrici dell'area Mediterranea, del Medio Oriente e del Golfo: in tutto 19 paesi inclusa l'Italia, che condividono una lunga tradizione di vicinato, di relazione culturate e di scambi commerciali. • La mattinata del 5 marzo, sarà dedicata a un breve quadro dell'economia nell'area e offrirà, attraverso alcune tavole rotonde, la possibilità di confrontare esperienze di esponenti di spicco delle imprese dei diversi paesi. • Il pomeriggio del 5 vedrà invece degli incontri preorganizzati sulla base delle indicazioni di interesse fornite dalle partecipanti all'atto delle iscrizioni, in modo da fornire l'opportunità di un primo contatto che potrà poi svilupparsi in futuro. • Al Forum parteciperanno circa 250 imprenditrici di diversi settori e Paesi: Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Israele, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Oman, Qatar, Siria, Palestina, Tunisia, Turchia, Yemen.





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