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LE MIE COLLEGHE ISLAMICHE: SOTTO IL VELO E' CELATO IL POTERE

Il Venerdì di Repubblica - 2 marzo 2007 Riunite a convegno da Emma Bonino, le imprenditrici mediorientali riservano parecchie sorprese. "Hanno problemi, ma una vivacità per noi insospettata..." di Paola Zanuttini Qui nessuno lo sa, ma da due anni, il ministro dell'Economia degli Emirati Arabi Uniti è una donna. Per l'esattezza, la sceicca Lubna al Qasimi, munita di hijab, cioè di foulard, ma anche di solide competenze oltre che di una stretta parentela con la famiglia reale. Come dire che le polemiche sul velo ci hanno impedito di vedere che, anche fra le arabe e le mediorientali, qualcosa di muove. Soprattutto sul fronte economico. Al primo Forum italiano per le donne imprenditrici del Mediterraneo, del Medio Oriente e del Golfo, che si tiene a Milano dal 4 al 6 marzo, ne arriveranno circa duecento da 19 Paesi: dal Marocco, all'Arabia Saudita, dalla Palestina alla Turchia. Nell'incontro, organizzato dal ministero del Commercio estero di Emma Bonino, capitane di piccole, medie e grandi imprese si confronteranno fra loro e con le colleghe italiane, che una ministra dell'Economia o una presidente di Confindustria, come la turca Arzuhan Dogan, non le hanno mai viste. "Questo incontro serve anche a dimostrare che non si può fare di tutt'erba un fascio", dice Bonino. "Le donne islamiche hanno certo i loro problemi, ma fanno anche passi avanti che continuiamo a ignorare. Effervescenza e iniziativa femminile sono un capitale sottostimato nel nostro Paese come dei loro. Solo che da noi la discriminazione poggia su una tradizione non scritta, mentre in Tunisia, per esempio, le donne hanno, minori diritti dei maschi dell'eredità". Come si concilia l'iniziativa femminile con i dettami della morale islamica? "Devono fare i conti con le contraddizioni delle loro società, la Giordania è un caso illuminante: dà spazio alle imprenditrici, ma mantiene nel suo codice penale le attenuanti per il delitto d'onore. E la saudita Lubna al Olayan, una delle cinquanta donne più potenti fuori dagli Stati Uniti, è stata criticata dal gran mufti Abdul Aziz al-Asheikh per essersi mescolata agli uomini, e senza velo, alla Conferenza economica di Gedda". Molte invitate a Milano appartengono a famiglie reali o oligarchie dei rispettivi Paesi, che rapporto avranno con le donne comuni? "Le avanguardie borghesi sono sempre le prime a mobilitarsi per la liberazione delle donne". Queste élite si occupano di altre disuguaglianze? "Per ora sembrano più impegnate ad uscire dalla loro, non parlano di delitto d'onore o della schiavitù sessuale in cui sono ridotte le cameriere immigrate da altri Paesi. Ma è importante che siano conosciute e propongano un nuovo modo di essere". E' solo bla bla o cambiano il mondo giovani regine e potenti matriarche che parlano di questione femminile? "Dipende. Rania di Giordania che si batte per i diritti delle islamiche è un punto di riferimento, come la signora Mubarak che, nel 2003, alla conferenza del Cairo sulle mutilazioni genitali femminili, ha costretto l'imam AlTantawi a dichiarare che la pratica non è prevista dal Corano. La frase, registrata su cassetta, fu ascoltata nei villaggi". Com'è il rapporto con le occidentali "liberate"? "Molte hanno studiato in università prestigiose, non hanno complessi di inferiorità. Ma sono riservate. E' difficile che parlino di sé". E di sesso? "Ah no, è un vero tabù".





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