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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Sole 24 Ore


I "NO" IDEOLOGICI FANNO MALE ALLA GIUSTIZIA

Il Sole 24 Ore - 9 marzo 2007 di Salvatore Carrubba Il ministro Emma Bonino ha avuto coraggio nel non conformarsi alla correttezza politica dei suoi colleghi di maggioranza e nel difendere la se¬≠parazione delle carriere tra giudici e pubblici mini¬≠steri, cancellata mercoled√¨ dal Governo. √ą una deci¬≠sione chiaramente determinata dall'ansia di disconti¬≠nuit√† rispetto alla precedente maggioranza di Cen¬≠tro-destra. Essa appare perci√≤ pi√Ļ una scelta ideolo¬≠gica (o una banale ricerca del quieto vivere) che non una decisione ponderata sul merito della questione. Con il rischio, magari, che in futuro ci si debba pentire di tanta precipitazione: cos√¨ com'√® gi√† capitato con le innovazioni istituzionali bocciate dal referen¬≠dum dell'anno scorso, di cui solo ora molti comincia¬≠no ad ammettere l'attualit√† e l'utilit√† (che forse avreb¬≠bero meritato coraggiosi miglioramenti pi√Ļ che una definitiva bocciatura). ¬† Insomma, identificare la separazione delle car¬≠riere con la destra e la difesa del sistema attuale con la sinistra, e con¬≠cludere che "oggettivamente" (come si sa¬≠rebbe detto una volta) il principio della sepa¬≠razione tende a mette¬≠re la magistratura sot¬≠to scacco, rende im¬≠possibile¬† qualunque valutazione serena; perpetua la deforma¬≠zione ideologica che vizia qualunque possibile di¬≠battito sulla giustizia; capovolge una radicata tradi¬≠zione storica, che vedeva campione del garanti¬≠smo la sinistra, non la destra. ¬† Il merito di Emma Bonino √® stato perci√≤ quello di sottolineare come questo tema non si presti a una semplificazione drastica e manichea: non √® necessa¬≠rio essere di destra per invocare un sistema giudizia¬≠rio pi√Ļ rispettoso dei diritti dei cittadini. ¬† Del resto, la non separazione √® in contraddizione palese con i principi del sistema accusatorio che ca¬≠ratterizza il processo penale riformato (rispetto al modello fascista) alcuni anni fa, grazie anche al con¬≠tribuito determinante di alcuni dei migliori giuristi "democratici" (sempre cos√¨ si sarebbe detto allora): un sistema che, ponendo accusa e difesa sullo stesso piano, richiede a chi giudica una posizione "terza" che mal si concilia con la contiguit√†, non foss'altro che fisica, con chi sostiene l'accusa. Non √® un caso se la separazione delle carriera sia la norma nei sistemi accusatori e nei Paesi in cui si pu√≤ parlare di giustizia senza i paraocchi dell'appartenenza politica. ¬† L'aver ridotto la questione a una paralizzante di¬≠sputa ideologica rende impossibile studiare tutti i mi¬≠glioramenti, le garanzie e le cautele con cui procede¬≠re a una riforma che andrebbe valutata per quello che si propone, non per chi la propone. L'approccio empirico risulterebbe particolarmente utile nel set¬≠tore della giustizia, che avrebbe tutto da guadagnare dallo sforzo di vedere i problemi e di cercare di risol¬≠verli giorno per giorno, senza lasciarsi paralizzare dall'orgogliosa convinzione che la colpa delle cose che non funzionano sia sempre di qualcun altro (de) Governo, della destra, della sinistra, dei giudici, degli avvocati). Esemplare al riguardo √® l'esperienza, illu¬≠strata in un recente articolo di Diego Corrado e Mar¬≠co Leonardi su ¬ęlaVoce.info¬Ľ,del Tribunale di Tori¬≠no: qui, riorganizzando drasticamente il lavoro, sen¬≠za risorse aggiuntive n√© di uomini n√© di mezzi, il cari¬≠co pendente √® stato ridotto in cinque anni del 33 per cento. Un risultato quasi sbalorditivo, tale da aver fatto meritare al Tribunale e al suo "programma Strasburgo" un importante premio europeo, di cui si era data notizia anche su queste colonne. ¬† Ripeto perci√≤ quanto dicevo la settimana scorsa a proposito della burocrazia: cambiare in meglio si pu√≤, con l'umilt√† di un approccio pragmatico meno roboante ma pi√Ļ efficace delle guerre di religione.





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