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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"QUELLE ORE D'ANGOSCIA IN MANO AI TALEBANI"

La Stampa - 9 marzo 2007 di Antonella Rampino "Sento un trambusto in cortile, poi urla in pashtun. Guardo dalla finestra, dal quinto piano di quell'edificio fantasma che era stato l'ospedale di una citt√† ridotta a scheletro, Kabul. Sono l√¨ da pochi minuti perch√© il medico che lo dirigeva, una donna, ha chiesto di incontrarmi. Mi precipito per le scale e in fondo trovo i miei collaboratori di Bruxelles, gli autisti, i ragazzi delle Ong europee, i giornalisti circondati da giovani barbuti, sporchi, urlanti, esaltati. Sono una decina, sono i talebani, ci puntano addosso i Kalashnikov. Malmenano l'interprete, ci tolgono telecamere e macchine fotografiche, Christiane Amanpour √® impietrita dalla paura di perdere il girato per la Cnn. Cerco di parlamentare, ma hanno portato via l'interprete. Ho paura. Ci caricano su quattro Toyota armate di mitragliatore, e partiamo. Verso dove? Che succeder√†? Bisogna mantenere la calma, niente nervosismi, dico agli altri. Mi aiuta la scuola di resistenza passiva di noi radicali. Qui bisogna ubbidire e basta". Erano le dieci, forse le undici del mattino del 29 settembre 1997. Come si sapr√† molte ore dopo, la Commissaria per i diritti umani dell'Ue, Emma Bonino, era stata "arrestata" dai talebani, che erano al governo e avevano accettato la visita ufficiale. Ora che hanno sequestrato Daniele Mastrogiacomo, il ministro delle Politiche Comunitarie ha disagio a ricordare. "Nei momenti delicati c'√® il rischio di aumentare la confusione. Per√≤ certo che ci penso. Il Paese √® in transizioni, non tutti i trafficanti sono talebani, non tutti i talebani sono trafficanti. Nelle mani di chi √® Mastrogiacomo? C'√® un obiettivo politico? Di certo loro frequentano Internet, giornali e tv, sanno che l'Italia √® in un momento di fragilit√†". "Quella mattina sulle Toyota ci portano in una specie di carcere. Ci bloccano in cortile, seduti per terra, ancora fucili puntati. Quattro, forse cinque ore, con un caldo intenso. Intanto, fanno andare le telecamere. Quella di La Cinq aveva girato tutto il loro blitz, e gli piace molto rivedersi in azione. Li esalta e insieme li placa. Ridono, sottolineano i gesti. La cosa rischia di innervosire noi. Il tempo gioca a notro favore, dico agli altri. Amanpour vorrebbe spiegare chi √® lei, ma dai, tu sei iraniana, non √® meglio lasciar perdere? Con loro, poi, non potevano neanche parlare, e questo era il peggio. Un attimo di nervosismo, e i fucili avrebbero sparato. Erano degli esaltati, dei fanatici. Apprendisti stregoni, come militari. Questo c'era nei loro occhi, nei loro gesti. E io ripensavo alla tesi che dopo la loro presa del potere era circolata all'Onu: sono dei ragazzi, sono degli studenti, aspettiamo, intanto tengono l'ordine". I talebani erano entrati a Kabul giusto un anno prima. "Promulgarono subito non leggi, ma divieti. Un editto a settimana: il primo fu che tutte le donne dovevano stare a casa, niente lavoro n√© scuole, poi via gli ospedali e da tempo immemore erano le donne a mandare avanti tutto. Poi proibirono la musica, il ballo, la fotografia, le scarpe coi tacchi e i calzini bianchi... Sul mio tavolo a Bruxelles arrivano i rapporti delle Ong: le donne sono sparite, non le vediamo pi√Ļ. Allora sento l'Onu, sento anche l'Unicef: niente. Aspetto, poi decido che bisogna andare. La Croce Rossa mi dice che nel giro di tre giorni c'√® un loro aeroplano che va da Islamabad a Kabul". Perch√© finisce bene quella mattina del 29 settembre 1997? "Perch√© si erano quasi subito liberati dei ragazzi delle Ong. Che si sono attivati, con Bruxelles e l'Onu, tramite gli uffici di Islamabad. Infatti, noi a un certo punto vediamo arrivare un elegante signore vestito di bianco, che parlava come a Oxford. Si profonde in scuse. Era il famoso ministro della sanit√† talebana. Era la faccia presentabile del regime. Va dal capo dei nostri guardiani, parlamentano a lungo, si vede che quello resiste. Per un p√≤, niente da fare. Finch√© al telefono del guardiano non arriva una telefonata, chiss√† di chi, e ci liberano". Fuori c'√® "una citt√† spettrale, nessuno in giro, nessuno alle finestre: l'operazione terrore ha funzionato". Rientrata a Bruxelles, Bonino scrive un rapporto: il regime si mantiene con la droga, non ci sar√† nessuna possibilit√† per l'Afghanistan se gli altri Paesi della regione non lo vorranno, ci sono campi di addestramento di terroristi, attenzione √® una polveriera. Era il 1997.I problemi sono ancora tutti l√¨. "L'Italia, adesso, pone la questione dell'oppio che finanzia i talebani, con l'ordine del giorno della Rosa nel Pugno e delle sinistre. Serve che i militari restino in Afghanistan, ma servono anche una vera Conferenza di Pace, la via diplomatica, la collaborazione del Pakistan √® l'Iran". Bonino √® tornata in Afghanistan a monitorare le elezioni nel 2005. Nel 2002 ha lanciato la campagna "Un fiore per Kabul", nel nome delle donne afghane.





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