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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Corriere della Sera


«E' VERO, SIAMO AL GOVERNO MA NON POSSIAMO TACERE»

Il Corriere della Sera - 13 marzo 2007 di Gianna Fregonara «Non taceremo». Così Rita Bernardini, segretario dei radicali, annuncia la mobilitazione in questi giorni, in cui Vladimir Putin sarà in visita in Italia: «Non è perché ora siamo al governo che rinunciamo alle nostre battaglie: sui diritti umani e civili in Russia non c'è democrazia. Putin si comporta da ex agente del Kgb». Oggi il ministro Emma Bonino era attesa al forum italo-russo, ma ha declinato l'invito: è impegnata in Parlamento, fanno sapere i suoi collaboratori. Ma intanto al premier Romano Prodi i radicali mandano un messaggio: «Ci aspettiamo una parola chiara a Putin su questi temi». E agli alleati di governo la Bernardini fa una domanda precisa: «Dove sono i nostri compagni della sinistra, che sono sempre in piazza per far le battaglie per i diritti degli omosessuali in Italia, ma mai che abbiano manifestato per i gay russi?»   Romano Prodi ha salutato l'arrivo di Putin spiegando che con il presidente russo c'è «una comune visione e modo di sentire che vanno ben oltre la politica». Siete d'accordo? «Se fa così, fa un pò come Berlusconi, ma io credo e mi auguro che ci sarà un richiamo al rispetto dei diritti civili in Russia durante la visita di oggi e domani».   E cosa glielo fa pensare? «Perché altrimenti si tratterebbe di rapporti, quelli tra Italia e Russia di cui parla Prodi, non sinceri e non basati sulla franchezza. Alcune cose non sono più tollerabili per nessuno e Putin ha troppo spesso atteggiamenti da ex agente del Kgb. Non dobbiamo dimenticare che qualche anno fa fu proprio Putin a chiedere che i radicali fossero espulsi dall'Ecosoc delle Nazioni Unite perché avevamo invitato a parlare alcuni esponenti ceceni che lui riteneva terroristi».   Avete un conto aperto? «Ci accusò di pedofilia e narcotraffico. Ma alla fine lo appoggiarono solo Cuba e Cina e la sua proposta alle nazioni unite non passò».   Anche nel resto d'Europa però, persino Paesi come la Germania di Angela Merkel che avevano annunciato una linea intransigente, non si sente parlare spesso della Cecenia, dell'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja. «E' vero. C'è una sorta di omertà, di reticenza dei governi occidentali nei confronti della violazione dei diritti umani un pò in tutto il mondo. Ma noi radicali che da sempre, dagli Anni Settanta, abbiamo condotto una battaglia contro i soprusi in Unione Sovietica e poi nelle Repubbliche ex sovietìche non solo parleremo, ma faremo arrivare messaggi chiari sulla Cecenia, insisteremo per sapere la verità su Antonio Russo (l'inviato di Radio radicale ucciso in Cecenia nel 2000) su Andrea Tamburi (il dirigente del partito radicale ammazzato a Mosca nel 1994) e sull'uccisione di Anna Politkovskaja. Messaggi che un Occidente maturo che crede nella democrazia dovrebbe mandare».   E' forse perché la Russia è il principale interlocutore per il gas? «L'utilizzo che Putin fa dell'energia è semplicemente scandaloso. E' solo un esempio della mancanza totale di democrazia in questa Russia».   Però voi adesso fate parte del governo che domani discuterà con Putin. In occasione della visita in Cina Emma Bonino non si tirò indietro sul tema dei diritti. «Noi abbiamo denunciato sempre la mancanza di diritti civili in Russia, dalle elezioni dallo svolgimento sospetto, all'uso del problema energetico. Lo abbiamo fatto anche con i dittatori africani quando sono venuti qui, non vedo perché non farlo ora solo perchè siamo al governo. E' una questione di democrazia che investe non soltanto la Russia ma anche l'Italia».   Non vi sentite in imbarazzo? «Andremo per la nostra strada, come abbiamo fatto in tutti questi anni. Ricordo solo l'ultima iniziativa del 24 febbraio: una maratona oratoria a Milano per ricordare l'anniversario del genocidio del popolo ceceno. Purtroppo devo notare che siamo gli unici noi radicali a poter rivendicare un'attenzione storica ai diritti umani e civili in Russia. E' dal '75, con la battaglia per il matematico ucraino Leonid Pliusch e poi per i refusnik ebrei. Abbiamo costituito la sede del partito radicale a Mosca prima ancora del crollo del Muro di Berlino, per poter fare le battaglie per la Cecenia, per il servizio civile sostitutivo di quello militare, per l’antiproibizionismo e per i diritti degli omosessuali. Non possiamo dire altrettanto dei nostri alleati, mi riferisco alla sinistra che si autodefinisce radicale, che sono spesso in piazza per i diritti in Italia ma mai per quelli in Russia».





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