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TRATTATIVA, QUEI DETTAGLI CHE CONDI NON CONOSCEVA

Il Corriere della Sera - 23 marzo 2007 di Francesco Verderami ROMA — La crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti ruota attorno alla parola «concessioni», quelle offerte dal governo italiano ai talebani per ottenere la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. E se ieri sera D'Alema ha dovuto ammettere che a cena la Rice «non conosceva i dettagli della trattativa», e perché lo scontro con il segretario di Stato americano su questo punto è stato durissimo. Come racconta un autorevole esponente dell'esecutivo che chiede di restare anonimo, «a Washington sapevano solo certe cose, non tutte. Non sapevano cioè cosa è accaduto quando — nella fase finale del negoziato per la liberazione del giornalista di Repubblica — i talebani hanno alzato il prezzo». È stato allora che «la lista dei prigionieri da far rilasciare è aumentata». Dunque sarebbero più di cinque i terroristi che sono stati «scambiati» pur di salvare la vita del reporter. Né Palazzo Chigi né la Difesa hanno finora smentito, mentre il ministero degli Esteri si è limitato a dire che «risultano alla Farnesina solo cinque nomi». Fonti accreditate del governo raccontano invece che Prodi e D'Alema sarebbero «irritati per la fuga di notizie». Fini, che ieri ha avuto un colloquio telefonico con l'ambasciatore americano in Italia, Spogli, ribadisce che «sul numero dei talebani rilasciati non c'è certezza». E Dini — altro ex ministro degli Esteri, ma che fa parte della maggioranza — a un dibattito sull'Afghanistan organizzato da L'Opinione ha sottolineato come «la liberazione di Mastrogiacomo è stata fatta a spese di Karzai, che ne esce indebolito»: «Non si sono valutate appieno le conseguenze della trattativa». Che gli inglesi fossero all'oscuro di tutto lo ha evidenziato l'irritazione del Foreign Office. «So che Blair ha alzato il telefono furibondo», diceva ieri pomeriggio il ministro per gli Affari Europei, Bonino: «Però che gli Usa non ne sapessero nulla non mi convince. Possibile che il loro ambasciatore a Kabul non conoscesse i dettagli della trattativa?». In serata la rivelazione di D'Alema chiarisce il giallo, e combacia con le parole del ministro della Difesa statunitense Robert Gates: «Noi non siamo il governo sovrano dell'Afghanistan. Abbiamo un'influenza ma non l'autorità di dettare decisioni». A un passo dal disastro, il titolare della Farnesina ha annunciato nuove «concessioni», stavolta gradite a Washington, sul rafforzamento degli armamenti al contingente italiano e sulla possibilità di accettare nuove regole di ingaggio. Sono scelte dettate dal «cambiamento di natura della nostra missione», che Parisi aveva previsto. «D'altronde — spiega la Bonino — la cosa è inevitabile, perché i talebani sono quotidianamente sotto il bombardamento degli inglesi. E per uscire da quell'area hanno un'unica via di fuga. Quella che porta nella zona controllata dai militari italiani». Quali sarebbero allora le conseguenze sulla maggioranza di governo, non si sa. Il leader del Prc, Giordano, si limita a dire che «noi ci atteniamo a quel che è scritto nel decreto per le missioni. E quello voteremo». Nel Polo c'è chi vorrebbe mettere subito in crisi l'Unione. Ieri Fini ha avuto un brusco faccia a faccia con Casini. «Ti rendi conto che agli occhi di tutti appari come il salvatore di Prodi?». Per risposta si è beccato un «vaff... non è così». Più tardi il capo di An ha commentato l'episodio: «Capisco che Casini non voglia una crisi al buio. Allora mettiamoci d'accordo: non vuole le elezioni? Non vuole il referendum? Cosa vuole? Perché tenere in vita questo governo non ha senso». Basterebbe far saltare il decreto sulle missioni. E sul tema, Dini ha sibillinamente precisato che «in ogni caso la copertura del provvedimento c'è da quando è stato controfirmato dal capo dello Stato»... Ecco la battaglia di Palazzo che si cela dietro la crisi diplomatica con gli Usa, «la più grave della storia» secondo il ds Caldarola: «L'isolamento internazionale che denunciammo ai tempi del governo Berlusconi, si sta verificando ora con il governo Prodi. D'Alema non poteva pensare di prendere in giro gli Usa, perché in passato statisti come Craxi e Andreotti ci hanno rimesso le penne». Mastella lo sa e non lo dimentica, «è dal caso di Abu Omar che stiamo giocando col fuoco», sospira il Guardasigilli: «So solo io quante volte ho messo Prodi e D'Alema sull'avviso». Certe «concessioni» possono rivelarsi fatali.





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