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IL PAPA: "L'EUROPA RISCHIA L'APOSTASIA"

Il Manifesto - 25 marzo 2007 Affondo del Pontefice per le celebrazioni dei Trattati di Roma di Leo Lancari Difesa dei valori della Chiesa, rammarico perché nella Costituzione europea manca un riferimento esplicito alle radici cristiane del vecchio Continente e un monito a fare attenzione al rischi di «apostasia», nei quali l'Europa potrebbe cadere se dovesse rinunciare alla sua identità cristiana. Non è certo tenero Benedetto XVI nel celebrare il 5Oesimo anniversario dei Trattati di Roma. Parlando in Vaticano ai vescovi europei, ieri il pontefice ha colto l'occasione per tornare a battere sui temi a lui cari, facendo un pesante richiamo ai politico europei a non distanziarsi dal valori della Chiesa Un discorso molto simile a un attacco nei confronti dell'Ue, e che arriva in un momento in cui i rapporti tra la santa Sede e Bruxelles non sono al massimo della cordialità. Come dimostrano le parole pronunciate venerdì da monsignor Dominique Mamberti, responsabile del papa per i rapporti con gli Stati, che ha accusato l'Ue di aver portato almeno «una trentina» di attacchi al Vaticano. L'occasione del cinquantenario consente quindi a Benedetto XVI di ribadire punti ritenuti fondamentali. «Sotto il proffio demografico - attacca il pontefice - si deve purtroppo constatare che l'Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo con la storia». Una situazione che per il pontefice «oltre a mettere a rischio la crescita economica, può anche causare enormi difficoltà alla coesione sociale e soprattutto favorire un pericoloso individualismo, disattento alle conseguenze per il futuro». «Si potrebbe quasi pensare - dice il papa - che il Continente europeo stia di fatto perdendo fiducia nel proprio avvenire». Ma è sull'identità europea che il Pontefice si sofferma maggiormente. Nel suo tentativo di costruzione di una casa comune, dice, «l'Europa deve guardarsi dal rischio di un'apostasia da se stessa» che la porta a «dubitare della sua stessa identità», nella quale «un elemento essenziale è costituito dal cristianesimo». Da qui l'avvertimento del Pontefice, che ha messo in guardia i govemi dalla «convinzione che la ponderazione dei bein sia l'unica via per il discernimento morale e che il bene comune sia sinonimo di compromesso. In realtà - ha aggiunto Benedetto XVI - se il compromesso può costituire un legittimo bilanciamento di interessi particolari diversi, si trasforma in male comune ogni qualvolta comporti accordi lesivi della natura dell'uomo». Il passaggio successivo, in difesa dell'identità, a questo punto non poteva non essere un richiamo alla radici cristiane dell' Europa, di cui il pontefice ha lamentato il mancato inserimento della Costituzione europea. «Tali valori che costituiscono l'anima del Continente - ha detto Benedetto XVI - devono restare nell'Europa del terzo millennio come 'fermento di civiltà'. Se infatti essi dovessero venire meno, come potrebbe il 'vecchio' Continente continuare a svolgere la funzione di 'lievito' per il mondo intero?». Ecco quindi un invito all'Europa perché salvaguardi il diritto «all'obiezione dicoscienza ogni qualvolta fossero violati i diritti fondamentali», ma anche di essere promotrice di «valori universali». Parole che suscitano l'immediata risposta da parte dei esponenti di governi, ma mentre il presidente del consiglio Romano Prodi rivela un ricordo personale spiegando di essersi «adoperato lungamente e silenziosamente» per inserire nella Costituzione europea il riferimento alle radici cristiane, non la pensa come lui Emma Bonino. Il ministro del Commercio internazionale replica al papa con la sua stesa determinazione: «I padri fondatori della Comunità europea - ha detto - erano tutti, o quasi, 'democristiani di ferro', nonché cattolici praticanti, da De Gasperi a Schuman a Adenauer. Cosa erano tutti apostati? Ed è apostata l'Unione europea solo perché esprime le sue posinoni senza consultarsi con la Segreteria di Stato?».





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